Toscana
Da Grosseto sì a Livorno Il matrimonio è fatto
Nasce ufficialmente la Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno Parità di componenti in giunta per le due province, Lamioni è soddisfatto
GROSSETO. Sì, ora è ufficiale: nasce la Camera di commercio della Maremma e del Tirreno. Il consiglio camerale di Grosseto conferma il suo orientamento a gran maggioranza: via libera alle nozze con Livorno. Ben 18 i voti favorevoli e solo uno quello contrario, arrivato dalle parti sociali (i sindacati) rappresentate da Claudio Renzetti.
Superata dunque la quota dei due terzi delle preferenze necessarie a segnare il cambiamento imposto dalla stretta sui conti e dalle indicazioni del governo.
I vertici dell’ente labronico avevano dato il proprio assenso alla fusione già a inizio settimana. La maxi Camera sarà operativa tra poco più di un anno. Potrà vantare un’estensione territoriale pari a oltre 5.700 chilometri quadrati sparsi in 48 comuni. Un’area su cui risiedono più di 565.000 abitanti e hanno radici quasi 77.000 imprese: la legge sugli accorpamenti _ per ora _ ne richiede 80.000. Ma, nel caso, arriverà la deroga.
La testa del nuovo ente? Grosseto se la gioca alla pari. Sì, perché nonostante i numeri, almeno quelli di aziende e abitanti, siano a tinte amaranto, l’attuale presidente della Camera di commercio di Grosseto, Gianni Lamioni, non si dà per vinto.
«Sono previsti pari componenti (di una camera e dell’altra) nella futura giunta. Poi, chi vincerà le elezioni sarà presidente. E a seconda della sua provenienza, all’altra provincia spetterà il vice». Qui entreranno in gioco le diverse anime che formano le strutture camerali: commercio, agricoltura, artigianato, industria. E più di un occhio andrà dato a parti sociali e consumatori. Il gruppo che riuscirà a fare squadra, magari senza troppo guardare al territorio di provenienza, porterà a casa il risultato. Intanto il Grossetano una piccola battaglia l’ha vinta: è quella del nome. «Il nuovo ente _ prosegue Lamioni _ si chiamerà Camera di commercio della Maremma e del Tirreno. E mi pare che già su questo siamo privilegiati».
Le sedi rimarranno due. Ma a Grosseto s’allontana l’ipotesi del nuovo edificio fino a qualche tempo fa previsto all'ex Foro Boario: il diritto camerale, unica fonte di finanziamento delle Cciaa, è destinato a esser dimezzato entro tre anni. Basta questo a dare la dimensione dell’aria che tira. Una linea cui la Camera di commercio di Grosseto, al pari di quella livornese, ha saputo rispondere con «dinamismo e spirito d’adattamento», assicura lo stesso Lamioni.
Il matrimonio sulla costa boccia la scelta verso l’entroterra. «Ho il massimo rispetto per chi ha espresso, sempre in modo corretto, un’opinione diversa. Ma la scelta _ prosegue il presidente _ arriva dopo un ampio dibattito, con tre passaggi in giunta e due in consiglio. Inoltre, l’aver deliberato prima del 28 febbraio ci consente di mantenere duecentomila auro di rigidità di bilancio».
Da qui a breve sarà nominato un commissario: dovrà gestire la lunga trafila verso la fusione. Nel frattempo, tutte le figure istituzionali rimarranno in carica. Una cosa è sicura, la Camera di commercio di Grosseto, nata nel 1907, tra massimo due anni non sarà più la stessa. L’accordo con Livorno avrà sì le sfumature dell’agroalimentare e del vitivinicolo, ma soprattutto dovrà offrire una spinta decisiva all’economia del mare, la cantieristica e la nautica.
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