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il decreto

Lo Stato dovrà pagare i danni, sconfitta del ministro Alfano

GROSSETO. L’avvocatura dello Stato e il ministero dell’Interno escono sconfitti, di nuovo, dall’aula del tribunale di Grosseto che ha deciso sulla trascrizione del matrimonio tra Giuseppe Chigiotti e...

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GROSSETO. L’avvocatura dello Stato e il ministero dell’Interno escono sconfitti, di nuovo, dall’aula del tribunale di Grosseto che ha deciso sulla trascrizione del matrimonio tra Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci nel registro dello stato civile. Due erano gli argomenti che lo Stato ha contrapposto alla decisione di primo grado: la contrarietà all’ordine pubblico e l’inesistenza nel nostro ordinamento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Argomenti che sono stati smontati pezzo per pezzo dagli avvocati Claudio Boccini e Fabiana Di Vincenzo.

«L’intrascrivibilità degli atti stranieri - scrivono i giudice nel decreto - costituisce un’eccezione». Eccezione che, in questo caso, non è stata riconosciuta come motivo di ostacolo alla trascrizione dell’atto. I giudici, seguendo le argomentazioni degli avvocati, hanno quindi preso in considerazione non soltanto quello che dice la legge in Italia. Ma anche quello che è scritto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e nella Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. «Nel nostro ordinamento - scrivono ancora - non ci sono norme che consentano di concludere per la sussistenza di un divieto, né implicito né esplicito. Il richiamo ai diritti della famiglia come società naturale non può ritenersi riferita a medievali e discriminatorie concezioni secondo cui l’unione omosessuale sarebbe “contro natura” o secondo cui i diritti della famiglia possano essere riconosciuti soltanto a coniugi astrattamente idonei alla procreazione, ma va correttamente intesa come “formazione sociale spontanea”». L’Italia insomma, fa parte dell’Unione Europea. E fuori dai nostri confini, le nozze tra uomo e uomo o tra donna e donna vengono celebrate in diversi Paesi. Sono gli stessi giudici, nelle undici pagine di decreto, a ricordare che il compito di regolamentare la materia spetterebbe al legislatore.

Dunque, per il collegio del tribunale di Grosseto che è stato chiamato a decidere su questa richiesta, il matrimonio tra due persone dello stesso sesso esiste e non è contrario all’ordine pubblico. Dire il contrario, quindi, sarebbe discriminatorio per le coppie same-sex. «Essere riconosciuti come arte di una medesima famiglia - dicono ancora i giudici - non può essere negato solo perché nelle norme che disciplinano il rapporto matrimoniale vengono utilizzati termini quali “marito” e “moglie”».

La giurisprudenza, insomma, parla chiaro. E oltre alla trascrizione, il tribunale ha anche condannato lo Stato a risarcire le spese di giudizio, per quattromila euro. (f.g.)

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