Toscana
La povertà non ha patria, appello del vescovo
Monsignor Cetoloni invita tutti a mettere in campo generosità e accoglienza La crisi colpisce italiani e stranieri, la Diocesi dà sostegno a chi ha bisogno. Casa Betania a disposizione per i profughi
GROSSETO. «Non esponiamoci alla tentazione dell’indifferenza». Il vescovo Rodolfo Cetoloni cita Papa Francesco e scrive ai sacerdoti della Diocesi e ai fedeli una lunga e accorata lettera sul tema dell’accoglienza e della carità.
«In questi tempi _ scrive il vescovo _ ci vengono incontro e quasi ci accerchiano sempre più storie di uomini e di donne segnati da drammi pesanti. Persone come noi, forse fino a ieri in situazioni normali, che improvvisamente precipitano nel buio della disoccupazione, dell’insufficienza economica, della perdita di tutto: casa, patria, famiglia… Italiani e non».
La risposta per il vescovo di Grosseto può essere soltanto una, quella dell’accoglienza di chi è nel bisogno, senza distinguo tra italiani e stranieri. Così annuncia due nuovi progetti messi in campo dalla Diocesi per dare risposta ad altrettante nuove povertà, dalla casa per i padri separati alla disponibilità di Casa Betania, la struttura per ferie gestita dalla Diocesi che ha sede in un’ala del seminario vescovile in via Ferrucci, come luogo di accoglienza per i profughi.
«Mettiamo a disposizione Casa Betania _ scrive Cetoloni _ perché, se la Prefettura ne farà richiesta, vi possano essere accolti alcuni profughi in fuga dai loro Paesi. Una formula già sperimentata positivamente in altre strutture messe a disposizione dalla Chiesa, come Batignano, Gerfalco e Scarlino, con attenti progetti di assistenza, custodia e formazione».
E sempre in tema di migranti e profughi, Cetoloni fa appello a tutta la comunità: «L’esperienza dimostra che non bastano i locali e i fondi che il ministero dà per i profughi e le cooperative che lavorano per loro. Quando arrivano sono sprovvisti di tutto. Per questo chi vuole offrire vestiario, calzature, prodotti per l’igiene o altro può portarli alla Caritas diocesana», che poi provvederà a distribuirli secondo le necessità.
«La povertà altrui _ ammonisce il vescovo _ diventi occasione di generosità superando diffidenze e indifferenza». Il vescovo ricorda anche che questi nuovi strumenti messi in campo dalla Diocesi (la disponibilità di Casa Betania per i profughi e la casa per i padri separati) sono «due piccoli segni” che vanno ad aggiungersi a quanto la Chiesa locale fa per la solidarietà e l’accoglienza: l’opera della Caritas diocesana e delle Caritas parrocchiali, il progetto “Famiglie per le famiglie”, l’esperienza delle Querce di Mamre, la Casa della carità della parrocchia dell’Addolorata e altro ancora.
«Lo so _ sottolinea Cetoloni _ La carità deve essere nascosta e silenziosa e non lodarsi da sé ma credo che, in questo grande chiasso che fa il male, sia doveroso e incoraggiante ricordare il bene che le persone e le istituzioni mettono in atto e tenerlo dinanzi come prospettiva possibile». Quanto alla “globalizzazione dell’indifferenza”, fenomeno stigmatizzato da Papa Francesco a proposito del dramma dei migranti, il vescovo esorta nella sua lettera a «non permettere che prendano campo in noi sentimenti di egoismo, di paura, di autodifesa e di presa di distanza».
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