Il Tirreno

Grosseto

Il tribunale al Comune: «Si trascriva»

di Francesca Gori
Il tribunale al Comune: «Si trascriva»

La soddisfazione di Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci: «Resteremo in Italia, questa giustizia ci dà buone speranze»

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GROSSETO. «Abbiamo vinto di nuovo». Sono le undici del mattino quando l’architetto Giuseppe Chigiotti alza il telefono per chiamare suo marito, il giornalista Stefano Bucci. La vittoria gli è stata appena comunicata dal suo avvocato, Claudio Boccini, appena ricevuto il decreto del tribunale di Grosseto con il quale viene ordinata, di nuovo, la trascrizione delle nozze celebrate dai due sposi a New York, il sei dicembre del 2012. Un altro sì, un’altra emozione che arriva come un pugno allo stomaco della coppia che ha deciso, dopo la cancellazione dal registro di stato civile ordinata dalla Corte d’Appello, di ripartire daccapo, proprio da quel tribunale che già ad aprile dell’anno scorso aveva coronato il sogno di Giuseppe e Stefano. Un sogno che accompagna soltanto un aspetto della vita dei due coniugi: quello del riconoscimento dei loro diritti. Perché sul loro amore non c’è bisogno di dire nulla. Per certificarlo non c’è bisogno di registri, lotte in tribunale e carte bollate.

«Il tribunale di Grosseto - dice Giuseppe Chigiotti - ha dimostrato grande coerenza e professionalità. Siamo davvero contenti, perché al di là della nostra vicenda personale, i giudici hanno dimostrato che in Italia esiste ancora un'idea di giustizia che dà speranza a questo Paese». La voce dell’architetto grossetano è tutta una scala di toni che raccontano l’emozione di un’altra prima volta. Quella in cui un collegio diverso rispetto a quello che emise la prima sentenza, composto dai giudici Vincenzo Pedone (presidente), Anna Multari e Giuliana Fioravanti ha detto che il loro matrimonio doveva essere trascritto.

«È quasi scontato che l'avvocatura dello Stato impugnerà questo decreto - aggiunge - ma è anche vero che il ministro Angelino Alfano, che ha basato il ricorso sulla contrarietà all'ordine pubblico, farebbe bene a pensare a quello che è successo a Roma con i tifosi olandesi». In Italia, infatti, non esiste una legge che permetta a due persone dello stesso sesso di sposarsi. Ma un matrimonio contratto all’estero, come quello della coppia Chigiotti-Bucci, deve essere trascritto. I giudici del tribunale di Grosseto lo hanno detto una volta, lo hanno ribadito una seconda e anche la Corte d’Appello, che aveva riformato la sentenza, lo aveva fatto senza entrare nel merito, ma soltanto attaccandosi a un difetto di notifica.

«Quando ho comunicato ai collaboratori del mio studio quello che aveva deciso il tribunale - aggiunge l’architetto Chigiotti - sono stati tutti felici. Perché in questo modo resterò in Italia, non avrò bisogno di espatriare». In Italia, dove i diritti delle coppie arcobaleno ancora sembrano lontani dall’ essere sanciti una volta per tutte. «È una situazione schizofrenica quella del nostro Paese - aggiunge - perché da una parte abbiamo il ministro dell’Interno che si oppone a questo tipo di decisione, dall’altro ci sono membri del governo che stanno cercando di cambiare l’articolo 29 della Costituzione proprio per dare gli stessi diritti alle coppie omosessuali».

Ma cosa succederà ora? Alla domanda risponde subito il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, che qualche giorno fa ha incontrato un’altra coppia grossetana, marito e marito con tre bambini, che sono andati a informarsi sui propri diritti.

«In settimana trascriveremo il matrimonio - dice il sindaco - esattamente come abbiamo fatto quando il tribunale ce l’ha ordinato». Certo, manca l’intervento del legislatore. Ma per la seconda volta, il tribunale di Grosseto, ha dimostrato che anche in casi come questo, basta applicare la legge. E il sogno di Giuseppe e Stefano, la loro battaglia per i diritti di tutte le coppie omosessuali, può essere coronato. Anche da un atto freddo, che non trasuda alcuna emozione, come può essere quello emesso da un tribunale.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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