Sicurezza
La canoa polinesiana nasce in montagna
Primo prototipo realizzato a Orbetello della barca fatta solo con faggio certificato dell’Amiata. E via al carbone “doc”
CASTEL DEL PIANO. Faggio certificato d’Amiata per carbone e per canoe. Operazioni che lanciano la risorsa principe della montagna dai boschi al mare e che sono state annunciate da Fiorenzo Caselli di Seggiano, nuovo presidente del Consorzio forestale dell’Amiata. Prende il posto di Pier Paolo Camporesi che ha guidato a lungo la compagine consortile formata dai comuni di Seggiano, Castel del Piano, Santa Fiora e Arcidosso.
Il neopresidente entra alla guida del Consorzio forestale con una serie di progetti che proseguono le linee del mandato precedente, col desiderio di metterle in pratica e se possibile arricchirle. Il progetto particolarissimo a cui sta mettendo le gambe al momento è senza dubbio quello del carbone certificato di faggio amiatino, per produrre il quale sono già cominciati ad arrivare i primi strumenti: «Si tratta di un forno mobile _ spiega Caselli _ unico in Italia e che potrà essere spostato in vari punti del bosco. Uscirà da questo forno il nostro carbone certificato. E sia ben chiaro: è la pianta che è certificata, grazie all’operazione certificazione fatta in passato. Noi _continua Caselli _ non tagliamo le piante sane per fare il carbone, usiamo le ripuliture dei faggi e rispettiamo in toto la nostra ricchezza principale, la faggeta che ricopre la montagna fino alla cima. Sono in arrivo _ aggiunge _ anche gli insacchettatori e tutto ciò che serve per il lancio del prodotto sul mercato».
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Ma è attorno al legno che si vuole costruire anche una nuova educazione all’ambiente e alla conoscenza delle risorse agli studenti del Monte Amiata, ai quali si allarga l’operazione canoe. Anche questa è un’iniziativa già iniziata da Camporesi, che aveva lavorato attorno al binomio che declina insieme le suggestioni della montagna e del mare di Maremma, mettendo in atto un progetto per realizzare imbarcazioni (tipo canoa polinesiana) interamente realizzate con legname amiatino certificato Pefc. Operazione ambiziosa di promozione del territorio, che vuole spingere il turista estivo della costa toscana a rivolgere l’attenzione all’entroterra montano e ai suoi boschi.
Per realizzare questo progetto (“Au Moana Amiata”), si è messa in campo una collaborazione fra Consorzio forestale e l’associazione Aics Acapo di Talamone che ha il compito di realizzare interamente a mano gli scafi col materiale fornito dal Consorzio, tavolame di douglasia, di abete rosso, di acero di monte e di pioppo.
La prima canoa l’hanno costruita Raoul Luraschi e Bruno De Maria: porta 8 persone, è silenziosa e ha impatto ambientale zero. Sta a Caselli, ora, aggiungere all’operazione canoa una sorta di scambio culturale fra montagna e mare: «Si tratta _ dice _ di coinvolgere i ragazzi. Quelli del mare verranno in montagna a vedere il bosco e i nostri andranno al mare per imparare la costruzione del manufatto».
Infine ecco anche la risistemazione dei rifugi forestali di Fonte delle Monache e di Capo Vetra. In particolare, a Fonte delle monache c’è in cantiere la risistemazione del vivaio forestale con piante autoctone da frutto: «Per non farle scomparire _ spiega Caselli _ e per avere disponibili le marze per gli innesti. Anche quelle di castagno della qualità gregorio che sembra sia meno aggredibile dal cinipide».
Infine Caselli ribadisce le politiche dei tagli del bosco: «No ai tagli sterzati con le matricine _ assicura _ ma sì al rinnovo delle piante. Indispensabile». E occhio alla protezione del sottobosco per salvare funghi e fragole e disponibilità di servizi ai Comuni: «Abbiamo in animo di utilizzare un tomografo epr vedere come stanno le piante antiche, i patriarchi. Se resistono o se devono essere tagliate».
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