Sicurezza
«Bilella aiutato da un complice» No ai domiciliari
Secondo i giudici il custode potrebbe non aver agito da solo Ai domiciliari potrebbe impedire il ritrovamento del corpo
GAVORRANO. Antonino Bilella potrebbe avere un complice. O comunque, potrebbe essere in contatto con qualcuno che sa dov’è il corpo di Francesca Benetti. Potrebbe quindi contattarlo, una volta fuori dal carcere, e mettersi d’accordo per far sì che quel cadavere non si trovi davvero più. È quanto scrivo i giudici Giovanni Puliatti (presidente) e Sergio Compagnucci nel dispositivo con il quale hanno rigettato la richiesta degli avvocati del custode di Villa Adua, che avevano proposto, durante l’ultima udienza, gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.
Una lettura quasi dirompente, quella del collegio che ha optato per tenere ancora il settantenne in carcere. Perché dell’esistenza di un complice non ci sarebbe traccia nel fascicolo della Procura che il 9 novembre del 2013 chiese il fermo dell’imputato.
Che Antonino Bilella non abbia fatto tutto da solo e che probabilmente qualcuno possa sapere qualcosa è stato detto altre volte. Ma un’ipotesi del genere, non era comunque mai stata messa nera su bianco da alcuno.
L'istanza di scarcerazione presentata dalla difesa di Antonino Bilella durante l'udienza del processo per il giallo di Potassa del 19 febbraio 2015, è stata quindi respinta. A conclusione di quell'udienza l'avvocato Bruno Leporatti aveva rivolto alla Corte di assise la richiesta di liberare Bilella: «Non chiediamo la revoca della misura ma la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari, a casa del nipote in provincia di Agrigento: il nipote si è dichiarato disponibile».
Secondo il difensore si sarebbe potuto mantenere il divieto di effettuare comunicazioni ma a Bilella poteva essere applicato il braccialetto elettronico.
I giudici Giovanni Puliatti e Sergio Compagnucci non hanno invece acconsentito alla richiesta degli avvocati del custode di villa Adua. Il quadro indiziario infatti, dopo le prime udienze del processo, non sarebbe cambiato. Così come le esigenze cautelari che sono state disposte la prima volta dal gip del tribunale di Grosseto e la seconda da quello di Sorveglianza, al quale si erano rivolti gli avvocati di Bilella, Francesca Carnicelli e Riccardo Lottini. Secondo i giudici infatti, ci sarebbe ancora il pericolo di fuga: il custode di Villa Adua ha 70 anni e la possibilità di passare il resto dei suoi giorni in carcere potrebbe essere un motivo sufficiente per cercare di non farsi trovare. Ma anche il pericolo di reiterazione del reato non è stato sottovalutato dalla corte d’Assise: secondo i giudici Bilella non ha agito d’impeto, ma avrebbe ucciso la donna organizzando il delitto. Un carattere violento, quello di Bilella, secondo la corte. Una lettura - questa - fatta sulla base del capo d’imputazione e della sua mancata collaborazione, dopo il fermo, con gli investigatori. Motivazioni che sono state messe nero su bianco e che sono state depositate al tribunale di Grosseto.
Antonino Bilella quindi, resterà in carcere. Anche se, con quell’appunto sul possibile complice dell’uomo, si potrebbe aprire anche un altro capitolo in questa vicenda.
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