Il Tirreno

Grosseto

tagli agli enti pubblici

Camera di commercio verso la fusione tra Livorno e la Maremma

Maurizio Bernardini
La Camera di commercio di Grosseto (foto Agenzia Bf)
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La Camera di commercio di Grosseto (foto Agenzia Bf)

Via libera labronico, venerdì 27 febbraio il voto decisivo da Grosseto

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GROSSETO. Camera di commercio della Maremma e del Tirreno: ci siamo. Venerdì 27 febbraio è previsto il tanto atteso voto del consiglio camerale grossetano che darà il via alla fusione con l’ente livornese. Ne nascerà un colosso destinato a coprire 48 comuni e rappresentare quasi 80.000 imprese sparse in un territorio che ospita 565.000 abitanti.

Il via libera labronico è già arrivato e il matrimonio, ormai, è a un passo: l’assemblea camerale di Livorno ha deliberato il proprio assenso all’operazione e tutto ora è in discesa. Il nulla osta livornese è arrivato martedì 24 febbraio. La proposta della fusione con Grosseto ha riscosso un’ampia maggioranza di voti: 22 favorevoli, solo un paio gli astenuti (Cgil e consumatori).

Venerdì, come detto, toccherà al consiglio grossetano far crollare le ultime deboli incertezze. Poi sarà il tempo delle nozze e delle nuove strategie a sostegno di un tessuto produttivo al collasso. Anche quello che pareva essere il più pesante ostacolo, il numero delle imprese iscritte in anagrafe (per l'accorpamento ne occorrono 80.000), pare superato. D’altra parte, come aveva ricordato al Tirreno lo stesso presidente della Camera di commercio grossetana, Gianni Lamioni, la norma che impone la cura dimagrante agli enti camerali, destinati a passare da 105 a 60, può essere derogata.

«Quell’atto _ aveva spiegato Lamioni qualche settimana fa _ indica la possibilità di aggregazioni motivate da ragioni socio economiche e territoriali. Dunque la famosa soglia di sopravvivenza fissata a 80.000 imprese è solo un punto di riferimento». Grosseto e Livorno, messe assieme, sfiorano il limite previsto dalla legge: 77.000 aziende o giù di lì. E questo fa più che sperare in una carezza da Roma. Sullo sfondo, ma a questo punto ben più distante e sbiadita, resta l’accoppiata tra Grosseto e Siena, se non addirittura il triangolo con Arezzo. Una linea che ha sì riscosso le simpatie di alcuni ambienti dirigenti maremmani, su tutti la Cna, ma che allo stato attuale non ha sfondato nelle file dei delegati camerali, ormai avviati verso la sponda tirrenica.

Va ricordato che consiglio e giunta della Cciaa di Grosseto già negli ultimi mesi hanno palesato il proprio favore all’accoppiata livornese. Un indirizzo nato, per dirla con le parole espresse a suo tempo da Lamioni, «perché viene data grande importanza a un territorio in grado di valorizzare economia del mare, cantieristica e nautica. Con Livorno, infatti, ci sarebbe anche Piombino». Resta il nodo della presidenza del nuovo maxi ente: qui la partita è ancora aperta, ma tutto fa pensare che la testa della Camera della Maremma e del Tirreno sarà a Livorno. Grosseto, secondo le indiscrezioni, manterrà comunque un’importante sede che, a ben vedere, rischia di allargare il proprio peso fin verso la Val di Cornia. Una zona ben definita all’interno dell’area vasta. Ma anche questa non sarebbe poi una novità.

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