Il dolore
Predatori fanno ancora strage di pecore
Altri due attacchi ai greggi fra Roccalbegna e Stribugliano, la rabbia degli allevatori per il danno e i difficili rimborsi
ROCCALBEGNA. Altri due attacchi fra sabato e lunedì a due allevatori dell’Amiata, fra Roccalbegna e Stribugliano, nelle proprietà di Dante Ricciardi e di Giacomo Franceschelli. E intanto c’è chi denuncia con forza la metodologia dei rimborsi. È accaduto, di nuovo, dunque: i predatori non smettono. Al podere Casale di Stribugliano, arrivano nonostante la sorveglianza strettissima del pastore. «Un piccolo gregge di una sessantina di pecore - racconta Dante Ricciardi - e in questo fine settimana me ne sono sparite tre o quattro. Una l’ho trovata sgozzata e mangiucchiata e delle altre non c’è traccia. Praticamente una al giorno. Stavo aiutando una pecora a partorire e ho interrotto la sorveglianza per poco tempo. Non l’avessi mai fatto. Quella che ho ritrovato me l’hanno indicata i gabbiani che si abbassavano in un dato punto. Sono andato a vedere e quella sgozzata era lì. Ho telefonato subito a chi mette le gabbie per farmene mettere una. Ce l’ho sempre avute, ma non hanno funzionato se non per catturare qualche cane. Volevo anche fossero fatti i tamponi al morso per vedere che animale è quello che ha ucciso la mia pecora. Mi hanno risposto che i soldi sono finiti e che forse metteranno le fototrappole e questa gabbia. Ma tanto non si otterrà la soluzione problema». Giacomo Franceschelli, invece, dalla sua azienda di Pescinello, denuncia amaramente: «Dal 2010 ho perso 300 pecore. Solo da ottobre sono ben 50. Solo considerando il danno della pecora senza l’indotto, sono 40.000 euro di perdita. Quest’anno avevo preso un prestito per comprare le pecore, 20.000 euro. Non so come fare. Quest’anno non la sfondo. Ho buttato 20.000 euro per niente e anche il terreno che ho affittato a chi serve? Le pecore sono morte. Mezzo gregge». Intanto, alla triste condizione di chi viene quotidianamente aggredito, si somma la “beffa” dei risarcimenti. Così la considera Adelmo Corridori di Roccalbegna che è furibondo, perché dei 1400 euro chiesti per il risarcimento di due capi, gliene sono stati accordati 700. Solo il primo gli è stato riconosciuto, perché per evitare il secondo avrebbe dovuto fare la giusta prevenzione: «Ho un cane - afferma Corridori - e ho un capannone. Non ho il recinto lager e non ho i cani della razza che dicono loro. I maremmani sono pericolosi. Io sto vicino al paese e quelli sono aggressivissimi. Mica voglio trovarmi in qualche guaio. I recinti? Sono prigioni dove le pecore soffrono e non mangiano. Una rovina». Ma Corridori fa anche un’altra osservazione: «Io che ho poca prevenzione - afferma - ho avuto meno danni di chi ne ha, perché tutti quanti hanno preso più soldi di me e hanno avuto capi e capi uccisi. Eppure avevano cani, recinti, dissuasori. Per cui si arriva al paradosso che chi ha più prevenzione ha più perdite e intasca più soldi. E poi solo in Amiata funziona così, in altre parti della provincia si sono comportati diversamente». La misura regionale stabilisce proprio questo: la prima predazione viene risarcita a tutti, ma non le successive se non ci sono prevenzioni stabilite: «Sono stati distribuiti cani, recinzioni, dissuasori e gabbie - commenta un funzionario dell’Unione comuni Amiata grossetana - e bisogna che i pastori dimostrino che sono dotati proprio di quelle prevenzioni messe in campo dai progetti come Ibriwolf e Medwolf. C’è scritto nella misura regionale. Ma chiarisco che in ogni parte della provincia sono messe in campo le stesse regole, omogenee e identiche per tutti». In ogni caso, i risarcimenti sono visti dalle stesse associazioni come un “sistema tampone”. Lo riconoscono Enrico Rabazzi presidente Cia e Francesco Viaggi presidente Coldiretti, il quale commenta: «La coesistenza predatori pecore è impossibile».
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