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Premio a Verdone: dopo la polemica, il giallo

Francesca Ferri
Premio a Verdone: dopo la polemica, il giallo

L'attore e regista ringrazia Grosseto: "Sono felice di accettare l'onorificienza prestigiosa". Ma non è quella intitolata a Monicelli

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GROSSETO. "Sono particolarmente onorato di ricevere questo premio a Grosseto perché porta il nome di uno dei grandi autori del cinema italiano del dopoguerra e sicuramente uno dei più grandi maestri della commedia di tutti i tempi". Così Carlo Verdone appena quattro giorni fa, il 20 febbraio 2015, all'annuncio che il Premio Monicelli della Fondazione Grosseto Cultura quest'anno sarebbe andato a lui. "Sono felice di accettare l'onorificenza prestigiosa che la Città di Grosseto intende conferirmi", dice oggi l'attore e regista in una breve nota stampa.

Scomparso il nome di Monicelli, si fa largo in pompa magna nella sua triplice definizione di "Città di Grosseto" il Comune del capoluogo maremmano. Insomma, Verdone accetta il premio ma non è il Premio Monicelli dato dalla Fondazione Grosseto Cultura. E' un altro premio, creato dal Comune di Grosseto apposta per l'occasione, che sa un po' di ripiego ma che l'attore dimostra di accettare di buon grado: "Grosseto non è certo un posto qualsiasi per me - dice Verdone nella nota - : nella sua area ho girato uno dei film che mi è più caro "Al lupo, al lupo". Anche per queste ragioni questo premio mi è molto caro. Grazie".

E il Premio Monicelli? Mistero.

È questo, dunque, l'ennesimo capitolo della polemica innescata lunedì 23 febbraio dalla vedova del regista, l'artista Chiara Rapaccini, che in una lettera al Tirreno si è ufficialmente dissociata dal Premio intitolato al compagno di una vita, perché in disaccordo sulla scelta degli organizzatori di assegnare il riconoscimento a Verdone (e, come a lui, a Fausto Brizzi e Giovanni Veronesi, vincitori delle passate edizioni) e perché, come ha scritto, i suoi suggerimenti ai curatori del Premio non sono mai stati presi in considerazione.

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All'indomani della lettera con cui la compagna di Monicelli si dissociava ufficialmente dal premio grossetano, il curatore del premio, Mario Sesti, ha risposto citando lo stesso Monicelli. "Se riuscirà a prendere le distanze da un certo romanismo che ne fa l'epigono di Sordi, diventerà certamente un grande", disse Monicelli negli anni Ottanta. "Per noi Verdone è diventato da anni quel grande che diceva Monicelli", ha spiegato Sesti.

Ne è seguita una telefonata dai toni, sembra, affettuosi tra Verdone e Rapaccini. Ma a quanto pare la polemica continua.

Oggi Verdone spalanca le braccia al "premio". Ma non al Premio Monicelli. "Come Comune di Grosseto abbiamo creato una onorificenza che consegneremo a Carlo Verdone, graditissimo ospite, nell'ambito della manifestazione del Premio Monicelli al teatro Moderno", spiega il sindaco del capoluogo maremmano, Emilio Bonifazi. "Il Premio Monicelli? Non entro nel merito: io parlo del premio che gli assegnerà la Città di Grosseto".

Sulla presenza di Carlo Verdone a Grosseto sabato 7 marzo al teatro Moderno di Grosseto dunque non sembrano esserci dubbi: è confermata. Il Premio della Città di Grosseto, pure. Per il resto, non rimane che aspettare la sera del 7 marzo.

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Intanto, dal suo profilo Facebook, anche Chiara Rapaccini torna a parlare del Premio. "Non volevo entrare in merito della questione Premio Monicelli a Grosseto, ma sono costretta dai tanti interventi, maiI e sms che ricevo soprattutto dalla Toscana e non di solidarietà alla mia lettera al Tirreno. Ricapitolo. Invitata circa tre anni fa, ho collaborato con gli organizzatori per creare un premio Monicelli e un anno monicelliano (questo è il suo centenario della nascita) a Grosseto, offrendo modesti consigli. Ho consigliato gli amici grossetani di creare un’occasione culturale, nelle splendida città di Grosseto, che ricordasse il Monicelli che molti italiani amano. Grande maestro di cinema, sì, ma anche pensatore, uomo politico dedito alle cause dei deboli. Negli ultimi anni Monicelli ha occupato fabbriche con gli operai licenziati, è andato a veglia con i terremotati aquilani, ha urlato, con la poca voce che rimaneva, il suo dissenso a un governo che rappresentava solo i potenti. E disprezzava i deboli. Mario ha girato documentari in Palestina e al G8 di Genova, rischiando la vita. Avrei dunque desiderato premiare un giovane talento toscano, un regista, uno sceneggiatore, che con il proprio lavoro esprima un pensiero divergente. Questo avrebbe fatto Mario. Avrei voluto che per una volta non venissero premiati, fotografati, intervistati i soliti noti. Ma Il premio a Verdone non va in questa direzione, semplicemente (nell'originale scritto in lettere maiuscole, ndr) perché Carlo è noto e premiatissimo. E bravissimo aggiungo, per dissipare le polemiche di queste ore. Un mio idolo, confesso".

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