Il Tirreno

Grosseto

la polemica

Premio a Verdone: "Per Monicelli sarebbe diventato un grande"

Da sinistra, Mario Sesti e Loriano Valentini
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Da sinistra, Mario Sesti e Loriano Valentini

Gli organizzatori dell'evento grossetano rispondono alla vedova di Monicelli e difendono la scelta di assegnare il riconoscimento all'attore e regista romano

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GROSSETO. "Disse Mario Monicelli negli anni '80: "Verdone fa i suoi film, è un personaggio ormai collaudato. A mio avviso lui ha delle grosse qualità di osservazione, sa cogliere degli aspetti tipici dell'attore della commedia all'italiana. Se riuscirà a prendere le distanze da un certo romanismo che ne fa l'epigono di Sordi, diventerà certamente un grande. E credo che lo possa fare perché è intelligente e preparato culturalmente" . Credo non ci sia risposta migliore alle riserve di Chiara Rapaccini che io e Loriano Valentini avremmo volentieri discusso, come facciamo con chiunque - il nome Monicelli non è monopolio di nessuno: i suoi film e il suo cinema appartengono a tutti - se le avessimo conosciute in tempo invece che a mezzo stampa".

Mario Sesti, curatore del Premio Monicelli della Fondazione Grosseto Cultura di Grosseto, risponde così, con un comunicato congiunto con il presidente della Fondazione, Loriano Valentini, alla vedova di Mario Monicelli, l'artista Chiara Rapaccini.

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In una lettera al Tirreno pubblicata lunedì 23 febbraio 2015 Rapaccini si è dissociata ufficialmente dal premio grossetano, che sarà assegnato sabato 7 marzo con una cerimonia al Teatro Moderno di Grosseto. La compagna del regista, di cui quest'anno ricorre il centenario dalla nascita, sostiene che Verdone, come i precedenti vincitori del premio, Fausto Brizzi e Giovanni Veronesi, "non rappresentino se non in piccola parte il pensiero e soprattutto il cinema di Mario" e scrive che, pur essendo stata interpellata dagli organizzatori del premio, è stata "del tutto inascoltata". Rapaccini aveva invece suggerito di premiare Pif (Pierfrancesco Diliberto) e avrebbe voluto che il Premio Libero pensiero (non ancora assegnato) avesse un ruolo centrale e andasse a un artista maremmano.

Dopo una mattinata di "no comment", nel tardo pomeriggio di lunedì è arrivata la risposta degli organizzatori. "Non solo noi, ma la stragrande maggioranza del mondo del cinema, oltre che il pubblico, ritiene che Verdone sia diventato da anni quel grande che diceva Monicelli _ scrive Mario Sesti in una nota _ e in ogni caso il Premio Monicelli nasce proprio dall'idea di costruire un premio per tutti quegli autori che, siccome sono diventati grandi con un genere apparentemente minore come la commedia, vengono regolarmente sottovalutati dai festival o dalle istituzioni. Questo episodio è l'ennesima dimostrazione di quanto sia diffuso questo pregiudizio: il compito della critica, e degli appassionati di cinema, è proprio quello di superare e ignorare questo pregiudizio. La città di Grosseto, e tutti gli amanti di cinema, attendono il 7 marzo per vedere Verdone ricevere una onorificenza che tutti, ma proprio tutti, pensano che lui e si suoi film meritino da tempo".

Intanto anche il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, è intervenuto con una nota. "La Città di Grosseto _ scrive Bonifazi _ è orgogliosa di poter conferire, nell'ambito della serata dedicata alla commedia italiana, organizzata il 7 marzo al teatro Moderno dalla Fondazione Grosseto cultura e dal Comune di Grosseto, una speciale onorificenza alla carriera a Carlo Verdone con la seguente motivazione: "Per l'eccellenza con la quale ha portato ad una sorprendente e unica fusione le sue doti di attore al servizio di quelle di regista del suo cinema, per il valore e la ricchezza dell'arte della sua commedia, fatta di osservazione prensile e critica di costume ma anche di attenzione ai sentimenti e alle debolezze dei propri personaggi, per l'attenzione e la continuità con le quali, il suo sguardo, ha visto crescere, mutare e trasformare senza posa la società e i costumi del nostro Paese dalla fine degli anni '70 ad oggi: senza mai perdersi alcuna mostruosità o dolcezza che ha scrutato con apprensione e curiosità all'orizzonte".

"Non entro nel merito ma faccio una riflessione istituzionale _ dice il sindaco al Tirreno _ Ci sono personalità che sono al di sopra della loro storia familiare e assurgono a ruolo pubblico, appartengono alla cultura, al sentimento universale. Mario Monicelli è uno di questi. A meno che una persona non lo dichiari esplicitamente in un atto ufficiale, come può essere un testamento, la scelta di chi premiare non deve necessariamente appartenere alla famiglia".

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