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quadri e polemiche

Luzzetti: «Grossetani, fatevi sentire se volete avere le mie opere d'arte»

Elisabetta Giorgi
Luzzetti: «Grossetani, fatevi sentire se volete avere le mie opere d'arte»

L’antiquario conferma la rottura con l’amministrazione: «Con questa ho chiuso e aspetto la prossima. Intanto non mollo».

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GROSSETO. Gianfranco Luzzetti, lei giorni fa ha detto di aver rotto con il Comune. È sempre di questa opinione? Quali novità ci sono sulla sua collezione?

«Io non voglio più contatti con questa amministrazione. Avevo chiesto un incontro con loro per pianificare e ristabilire un dialogo e non mi è stata data risposta. Nessuna polemica, ma sono stanco e non voglio più avere niente a che fare con loro. L’avevo detto fin dall’inizio che non avrei mai donato in vita e che non avrei voluto distaccarmi dalle mie opere fino alla morte. Volevo che Grosseto crescesse culturalmente. E invece...»

E invece questa rottura, a distanza, col Comune. Qualche reazione c’è stata?

«Ho ricevuto tantissime telefonate dai grossetani che mi vogliono incontrare perché si parli pubblicamente della mia collezione. Segno che la questione interessa. Per questo mi rivolgo a loro: fatevi sentire».

Niente incontri col Comune?

«Io l’incontro l’ho chiesto, ho anche scritto a loro e nessuno mi ha risposto. Sono rammaricato, dispiaciuto. Per questo mi voglio rivolgere ai cittadini: fatevi vivi voi. Io con loro (il Comune, ndr) non ci posso fare più niente e per questo ripeto: con loro ho chiuso».

Se le chiedessero un incontro ora, non lo accetterebbe?

«No, basta. Non sono mica un burattino. Quante volte ho chiesto al Comune che mi desse anche garanzie per le mie opere. Avevo detto: facciamo un bellissimo libro sulle opere destinate a Grosseto. Non ho più sentito nessuno».

Il Comune le chiede garanzie...

«Sono io che chiedo garanzie al Comune, da anni».

C’è qualcun altro che l’ha contattata in questi giorni?

«Tantissimi cittadini. Per esempio Pier Giorgio Zotti (Archivio tradizioni popolari, ndr) mi ha scritto una bella lettera. Ringrazio lui come tutti gli altri che mi telefonano. La Matergi (Lucia, ndr) mi ha sostenuto: quando era assessore, a lei la mia collezione interessava. Poi sono stato a Bologna a vedere la mostra “Da Cimabue a Morandi” e lì mi è stato presentato il ministro ai beni culturali Dario Franceschini, al quale è stata riferita la storia e che mi ha detto: Luzzetti, mi telefoni e ne parliamo. Diverse persone mostrano interesse: meno che il sindaco».

Lei pensa davvero a un disinteresse?

«Sì, a lui non interessa la mia collezione. Lui ne aveva bisogno quando cercava consensi, per esempio quando ci fu la consegna delle chiavi delle Clarisse: secondo me fu una farsa. Poi ora lui dice che a me le Clarisse non vanno più bene ma non è vero, non ho mai detto niente del genere. Avrei solo voluto seguire anch’io i lavori delle Clarisse perché la sistemazione era in funzione della collezione, e invece niente».

Proposte da altri? Qualche altro Comune che si è fatto avanti?

«Ho avuto contatti con Follonica, ho fatto un sopralluogo all’ex Ilva dove hanno fatto un recupero straordinario e mi sono complimentato con l’assessore alla cultura perché hanno fatto un grandissimo lavoro».

Per caso guarda là, o anche da altre parti, per la sua collezione?

«No. Sono interessato a dare una mano a Follonica per eventuali mostre, ma le opere le voglio lasciare a Grosseto. Penso ancora che il progetto possa dare un forte impulso alla città, non voglio mollare».

Come si concilia la sua volontà di non mollare con quella di chiudere con il Comune di Grosseto?

«Io non chiudo con Grosseto e il Comune. Chiudo con questa amministrazione, è diverso. Mi auguro che con la prossima amministrazione che verrà si ristabilisca un rapporto costruttivo. Io col progetto voglio andare avanti. Anche perché di spazi ce ne sono e le soluzioni, volendo, si trovano. Le Clarisse continuano ad andar bene, poi c’è la Chelliana in via Mazzini…»

La Chelliana? Sempre comunale. E lì potrebbe tornare la biblioteca..

«La biblioteca sarebbe al primo piano. Ma sopra...»

Mai considerato l’ex Marraccini che è privato?

«Non va bene il Marraccini, e ci vorrebbe l’ira di Dio a sistemarlo da cinema a museo. Comunque ripeto, le soluzioni si trovano se solo c’è un’amministrazione che voglia farlo».

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