Il Tirreno

Grosseto

Trasfusione sbagliata A giudizio due sanitari

di Pierluigi Sposato
Trasfusione sbagliata A giudizio due sanitari

Medico e infermiera devono rispondere di cooperazione in omicidio colposo Sergio Fiorini, 76 anni, morì in rianimazione nell’agosto di due anni fa

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GROSSETO. È un’ipotesi di cooperazione colposa in omicidio colposo, in termini giuridici, quella di cui devono rispondere il dottor Alessandro Panella e l’infermiera Giuliana Tondini, entrambi in servizio nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Grosseto. In altre parole, sono loro due i sanitari che potrebbero avere responsabilità nella morte di Sergio Fiorini, 76 anni, deceduto il 25 agosto 2013 dopo una somministrazione di sangue incompatibile: oltre tutto una trasfusione erronea, secondo l’accusa, perché Fiorini non ne aveva bisogno.

Il giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Laura D’Amelio e ha ritenuto necessario il dibattimento, che si terrà a partire dal 9 giugno davanti al giudice Andrea Stramenga. Il giudice non ha accolto la richiesta di perizia avanzata dai difensori dei due sanitari (gli avvocati Luciano Giorgi e Carlo Valle), finalizzata a comprendere in termini di giorni le chances di sopravvivenza del paziente - già dalla salute compromessa per le complicazioni di una polmonite - se non ci fosse stato l’errore: la richiesta sarà rinnovata in dibattimento. Perché la richiesta? Perché la consulenza del pm ha accertato una chance del 25%, mentre quella fatta eseguire dalla difesa è arrivata a percentuali molto più basse, non superiori ai 2-3 giorni di vita. Tra l’altro la difesa nota - leggendo la consulenza fatta eseguire dalla Procura - che Fiorini, pur essendo stato seguito intensamente e professionalmente in altri reparti, aveva visto un aggravamento progressivo della sua patologia. Chi ha ragione?

Il pm ha chiesto il processo per i due sanitari dopo che la consulenza e il supplemento avevano escluso possibili responsabilità di altri sanitari inizialmente coinvolti, e la cui posizione è stata archiviata (erano 11 gli indagati complessivamente). Ciò che la Procura contesta è l’inosservanza del protocollo per le trasfusioni. Perché l’infermiera non avrebbe verificato l’identità del paziente mediante il braccialetto; non avrebbe verificato la corrispondenza dei dati sulla sacca, come il gruppo sanguigno, con il modulo del paziente; non avrebbe verificato la compatibilità del gruppo sanguigno di Fiorini con quello della sacca. In particolare, l’infermiera avrebbe interrotto per un’emergenza la trasfusione a un paziente - vicino di letto - e l’avrebbe poi iniziata erroneamente con Fiorini, non accorgendosi tra l’altro che quest’ultimo non aveva lo stesso gruppo A-Rh positivo della sacca destinata al primo paziente. Sarebbero stati somministrati 50 millilitri, in circa quindici minuti. Al medico è contestata la mancata presenza congiunta con l’infermiera all’inizio della trasfusione; la mancata verifica dell’identità; il mancato controllo della corrispondenza tra dati della sacca e moduli del paziente; il mancato controllo della compatibilità; la mancata sorveglianza per 10-15 minuti del paziente dopo l’inizio della trasfusione. Il comportamento del medico, sempre secondo l’accusa, avrebbe agevolato l’errore commesso dall’infermiera, lasciando che quest’ultima rimanesse da sola nella fase di osservazione; sarebbe così mancato il supporto medico necessario a fronteggiare la reazione derivante dalla trasfusione erronea. La morte di Fiorini era sopraggiunta dopo poche ore: già sofferente di una grave insufficienza respiratoria, il suo quadro clinico era bruscamente peggiorato fino a una compromissione terminale gravissima.

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