Il Tirreno

Grosseto

«Tuo padre in cella Fallo confessare»

di Pierluigi Sposato
«Tuo padre in cella Fallo confessare»

Luigi Bilella e la telefonata del 2013 del figlio della Benetti «Con lei rapporti rispettosi. Lui aveva un debole? Mai detto»

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GROSSETO. È la testimonianza più partecipata, quella di Luigi Bilella, figlio dell'imputato, che testimonia chiedendo di non essere ripreso dalle telecamere.

Il passaggio più rilevante è quello in cui Luigi racconta di quando uno dei due figli di Francesca Benetti gli chiese di venire a Grosseto per indurre il padre a confessare. Con Giulio si era creata un'amicizia durante le vacanze a Villa Adua di Potassa nell’estate 2013. «Io gli chiedevo novità sulle ricerche della madre. Poi un giorno lui mi chiamò e mi disse con tono dispiaciuto che gli indizi convergevano contro mio padre. Mi chiese se sarei voluto scendere per incontrarlo in carcere e farlo confessare. Io mi rifiutai, vivevo un dramma, non ero in grado di gestire la situazione».

La notte tra il 4 e il 5 novembre 2013, Luigi - 38 anni, abitante in Piemonte, collaboratore di un concessionario di auto a Biella dal 2005, a parte un periodo di convalescenza - ricevette una telefonata da Giulio, preoccupato perché non aveva notizie della madre dalle 14: l’ultima a parlarci era stata la sorella Eleonora. «Chiamai mio padre ma non mi rispose. Erano le 0.17. Dissi a Giulio per sms che ci avrei riprovato al mattino. «Al mattino, verso le 10, parlai con mio padre. Gli chiesi se mi portava dell'olio e gli riferii della telefonata che la sera prima mi aveva fatto Giulio. Mio padre mi disse che c'erano i carabinieri a casa per fare un verbale: la signora non si trovava più. Mi disse che era andata via il 4, non ricordo se mi disse l'ora».

La Procura chiede lumi sulle auto del padre, la Punto grigia 5 porte che Bilella usava tutti i giorni e la Punto bianca van appartenente a Luigi che l'agricoltore aveva deciso di trasferire in Toscana: «La decisione di trasferirla fu di mio padre. Volevamo rottamarla a giugno-luglio, perché mio padre non ce la faceva a sostenere in costi di assicurazione e bollo che pagava lui. Fu deciso di rottamarla lì per una questione di residenza. Mi propose di acquistarla ma per me quel van era superfluo. Si avvicinava tra l'altro la data della scadenza dell'assicurazione, tra il 10 e il 20 novembre seguente». Dubbi vengono espressi dall'avvocato di parte civile Alessandro Risaliti a proposito delle norme di rottamazione delle auto, che Luigi dovrebbe ben conoscere lavorando in quel campo («ma non me ne occupo io»).

Cosa le disse suo padre della signora Francesca? «Che era una persona per bene, che era vedova, aveva due figli. Che c'era un rapporto piacevole, cordiale, molto rispettoso. E ne ebbi conferma quando lei si presentò a casa, a Potassa». Suo padre aveva un debole per lei? chiede l'avvocato Agron Xanaj che tutela il fratello della donna: «Non abbiamo mai parlato di questa cosa. Era un rapporto di amicizia, rapportato al fatto che la signora era proprietaria». Mai fatti commenti? «Io ne feci! L'avevo vista mentre faceva le pulizie e l'avevo scambiata per la figlia. Glielo dissi, poi, le feci un complimento, e lei sorrise». Luigi spiega che i genitori sono separati dal 2006 ma aggiunge di non aver mai visto episodi violenti tra di loro. E di non essere andato a trovare il padre in carcere per «un discorso emotivo».«Mio padre è molto sensibile. Chi lo conosce lo stima». Aggiunge che «per tutti noi l'arresto è stato uno choc. Lo abbiamo saputo nel modo peggiore: dal telegiornale».

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