Il Tirreno

Grosseto

SANITA'

Trasfusione sbagliata, medico e infermiera a giudizio

Pierluigi Sposato
Il tribunale di Grosseto (foto Bf)
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Il tribunale di Grosseto (foto Bf)

Sergio Fiorini morì all'ospedale di Grosseto: il gup ha disposto il processo. Prima udienza il 9 giugno

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GROSSETO. Morì dopo una trasfusione sbagliata all'ospedale di Grosseto nell'agosto del 2013. L'uomo, Sergio Fiorini di 76 anni, era ricoverato nel reparto di rianimazione da qualche giorno. Nella giornata di venerdì 20 febbraio il gup del tribunale di Grosseto ha rinviato a giudizio il medico di turno e l'infermiera che trasfuse la sacca di sangue sbagliata nel suo braccio. La prima udienza del processo è stata fissata per il 9 giugno.

Fiorini morì nella tarda serata di domenica 25 agosto nel reparto del Misericordia dove si trovava ricoverato da alcune settimane a causa di una polmonite. Fu un esposto presentato dai familiari, dopo aver appreso dell'errore, a far aprire l'inchiesta della Procura di Grosseto.

È un’ipotesi di cooperazione colposa in omicidio colposo, in termini giuridici, quella di cui devono rispondere il dottor Alessandro Panella e l’infermiera Giuliana Tondini, entrambi in servizio nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Grosseto. In altre parole, sono loro due i sanitari che potrebbero avere responsabilità nella morte di Sergio Fiorini, 76 anni, deceduto il 25 agosto 2013 dopo una somministrazione di sangue incompatibile: oltre tutto una trasfusione erronea, secondo l’accusa, perché Fiorini non ne aveva bisogno.


Il giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Laura D’Amelio e ha ritenuto necessario il dibattimento, che si terrà a partire dal 9 giugno davanti al giudice Andrea Stramenga. Il giudice non ha accolto la richiesta di perizia avanzata dai difensori dei due sanitari (gli avvocati Luciano Giorgi e Carlo Valle), finalizzata a comprendere in termini di giorni le chances di sopravvivenza del paziente - già dalla salute compromessa per le complicazioni di una polmonite - se non ci fosse stato l’errore: la richiesta sarà rinnovata in dibattimento. Perché la richiesta? Perché la consulenza del pm ha accertato una chance del 25%, mentre quella fatta eseguire dalla difesa è arrivata a percentuali molto più basse, non superiori ai 2-3 giorni di vita. Tra l’altro la difesa nota - leggendo la consulenza fatta eseguire dalla Procura - che Fiorini, pur essendo stato seguito intensamente e professionalmente in altri reparti, aveva visto un aggravamento progressivo della sua patologia. Chi ha ragione?


Il pm ha chiesto il processo per i due sanitari dopo che la consulenza e il supplemento avevano escluso possibili responsabilità di altri sanitari inizialmente coinvolti, e la cui posizione è stata archiviata (erano 11 gli indagati complessivamente). Ciò che la Procura contesta è l’inosservanza del protocollo per le trasfusioni. Perché l’infermiera non avrebbe verificato l’identità del paziente mediante il braccialetto; non avrebbe verificato la corrispondenza dei dati sulla sacca, come il gruppo sanguigno, con il modulo del paziente; non avrebbe verificato la compatibilità del gruppo sanguigno di Fiorini con quello della sacca. In particolare, l’infermiera avrebbe interrotto per un’emergenza la trasfusione a un paziente - vicino di letto - e l’avrebbe poi iniziata erroneamente con Fiorini, non accorgendosi tra l’altro che quest’ultimo non aveva lo stesso gruppo A-Rh positivo della sacca destinata al primo paziente. Sarebbero stati somministrati 50 millilitri, in circa quindici minuti.

Al medico è contestata la mancata presenza congiunta con l’infermiera all’inizio della trasfusione; la mancata verifica dell’identità; il mancato controllo della corrispondenza tra dati della sacca e moduli del paziente; il mancato controllo della compatibilità; la mancata sorveglianza per 10-15 minuti del paziente dopo l’inizio della trasfusione. Il comportamento del medico, sempre secondo l’accusa, avrebbe agevolato l’errore commesso dall’infermiera, lasciando che quest’ultima rimanesse da sola nella fase di osservazione; sarebbe così mancato il supporto medico necessario a fronteggiare la reazione derivante dalla trasfusione erronea.

La morte di Fiorini era sopraggiunta dopo poche ore: già sofferente di una grave insufficienza respiratoria, il suo quadro clinico era bruscamente peggiorato fino a una compromissione terminale gravissima.

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