La manifestazione
«Inceneritore in marcia per sicurezza»
Provincia e Scarlino Energia spiegano i motivi della riaccensione. Lavoratori in ansia per la cassa integrazione
SCARLINO. Nessun pericolo ambientale, nessuno scandalo e tantomeno nessun cattivo odore causato dalla riaccensione dei forni. L’inceneritore di Scarlino non ha fatto in tempo ad aprire nuovamente i battenti (seppur temporaneamente) che subito si sono innescate mille polemiche e altrettanti dubbi. Per questo con voci distinte ma che battono sugli stessi punti, la società, i suoi dipendenti e la Provincia di Grosseto non hanno perso tempo a spiegare nel dettaglio l’ordinanza presidenziale 20/2015, con cui Palazzo Aldobrandeschi ha imposto a Scarlino Energia di smaltire nei propri forni il combustibile già stoccato nei silos dell’impianto.
«Ragioni di sicurezza» spiegano dalla Provincia; la soluzione «maggiormente cautelativa» fa eco l’azienda. Entrambe rivolte agli allarmi suonati per la riapertura dell’inceneritore. In realtà è un film già visto, nel 2011 e l’anno successivo. I tribunali chiudono l’impianto (nell’ultimo caso il Consiglio di Stato) e il presidente della Provincia firma un’ordinanza che permette di smaltire il css (combustibile solido secondario derivato dai rifiuti) già stoccato nei silos al momento della sentenza, prima che lo stesso diventi una bomba ad orologeria. Solo che nelle puntate precedenti era stato dato un certo risalto alle ordinanze, mentre questa volta la notizia è trapelata soltanto cinque giorni dopo la firma, arrivata venerdì scorso.
«L'ordinanza è stata emessa dopo aver acquisito i pareri positivi di Arpat e Asl 9» si legge in una nota di Palazzo Aldobrandeschi. Parliamo di 1.250 tonnellate di css già stoccato, che verranno incenerite utilizzando esclusivamente la linea 2 dell'impianto mentre per i 160 metri cubi di rifiuti liquidi, circa 50 saranno inceneriti, 20 dovranno essere trattati con trl ed i residui 90 saranno inviati al sedimentatore per poi essere scaricati. Un lavoro che permetterà di tenere ancora in marcia l’inceneritore per una decina di giorni. Una notizia che i circa sessanta dipendenti di Scarlino Energia (più l’indotto) hanno accolto come un sospiro di sollievo, anche se in molti non hanno digerito i riferimenti ai cattivi odori. «Non è il nostro impianto a provocarli» dicono, riportando alla mente i vari test dell’Arpat.
In ogni caso, i lavoratori per questo breve periodo sono tornati al loro posto, ruotando; ma una volta esauriti questi dieci giorni, per loro si apre una fase di grande incertezza: l’impressione è che si vada verso una cassa integrazione ordinaria, che sarà attivata più o meno a marzo e che permetterà di occupare alcune unità in attività di controllo e di manutenzione. E di fronte a questo scenario, i dipendenti di Scarlino Energia sono pronti a chiedere un incontro con i due sindaci di Follonica e Scarlino, Andrea Benini e Marcello Stella, per poter discutere su quali sono le intenzioni delle due amministrazioni. Magari, rivolti al sindaco del golfo, chiedendo se è intenzionato a presentare ricorso di fronte a eventuali nuove autorizzazioni. Scarlino Energia, infatti, non ha perso tempo in questo mese di stop. «La società fa sapere che ha provveduto a sviluppare tutte le iniziative necessarie affinché sia ripristinato al più presto il proprio diritto ad operare, nel rispetto delle leggi dello Stato» dicono dall’azienda.
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