Finanza
Droga sorvegliata da un cobra
Il capo della banda finisce in manette dopo un anno e mezzo Il latitante stava cercando di scappare dall’Italia
GROSSETO. Era riuscito a far perdere le proprie tracce. E per un anno e mezzo, di quel rifugiato arrivato dal Ghana per ragioni umanitarie di 29 anni, si erano perse le tracce. I suoi complici, una decina di persone, erano stati arrestati nel corso dell'operazione Evergreen della squadra mobile della questura che aveva trovato undici chili di erba in un appartamento. Droga che era sorvegliata da un cobra.
Il ragazzo, che viveva a Reggio Emilia e che era considerato a capo della banda di spacciatori, dal settembre del 2013 aveva fatto perdere le proprie tracce. Ma la polizia non ha mai smesso di cercarlo: su di lui pendeva un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Alla fine lo hanno trovato all'aeroporto di Fiumicino, pronto a prendere un volo per l'estero e lo hanno arrestato. Ora è rinchiuso nel carcere di Civitavecchia.
L’operazione era cominciata quando gli uomini della squadra mobile si erano accorti che in città c’era una banda di spacciatori capeggiati da un ventritrenne grossetano. Un insospettabile, come tutti gli undici arrestati nell’operazione Evergreen.
In città e sulla costa, nei locali frequentati dai ragazzi, era cominciata a girare tanta erba e qualche pasticca di ecstasy che in Maremma non ha mai avuto un gran mercato. Droga che girava in abbondanza e che era gestita da un ragazzo di 23 anni dipendente di un’azienda artigiana. Era lui che si riforniva di droga dal ghanese e da un nigeriano residente a Grosseto con tutta la sua famiglia. Entrambi avevano lasciato i loro paesi d’origine all’inizio del 2013 e avevano ottenuto un permesso di soggiorno in Italia per motivi umanitari. La droga che il ragazzo acquistava dai due africani arrivava a Grosseto da Roma e dall’Emilia. Una volta in città (la mobile stima carichi da mezzo chilo ogni quindici giorni) il ventitreenne faceva le parti utilizzando alcuni cavallini per lo spaccio minuto, riforniti anche da un terzo uomo, uno slovacco, che ogni settimana faceva la spola tra la città di Canapone e Praga per rifornire il grossista grossetano. Secondo gli uomini della mobile, era proprio lui a portare in Italia l’ecstasy dalla Repubblica ceca. Lo slovacco venticinquenne aveva aperto un canale di vendita a Grosseto che era soltanto suo. Mentre insieme al nigeriano (che ha 36 anni) e al ghanese (che ne ha 27), rifornivano quello che la mobile ha definito “il piccolo grossista grossetano”: un giovane di buona famiglia che faceva l’operaio di giorno e lo spacciatore all’ingrosso la sera.
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