Il Tirreno

Grosseto

il giallo di potassa

La difesa: "Mettete Bilella ai domiciliari"

Pierluigi Sposato
Antonino Bilella e, nel riquadro, Francesca Benetti (foto Bf)
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Antonino Bilella e, nel riquadro, Francesca Benetti (foto Bf)

Parlano i primi testimoni al processo per l'agricoltore imputato di aver ucciso Francesca Benetti. Telecamere in aula. Le ferite sospette sulle braccia dell'imputato - La diretta dell'udienza 

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GROSSETO. Anche le telecamere di “Un giorno in Pretura” e del Tgr per l'udienza del processo ad Antonino Bilella in cui parleranno per la prima volta i testimoni. I sostituti procuratori Salvatore Ferraro e Marco Nassi hanno convocato, tra gli altri, Luigi uno dei figli dell'agricoltore imputato di aver ucciso Francesca Benetti, proprietaria di Villa Adua a Potassa, e di averne occultato il cadavere (gli saranno poste domande a proposito dell'auto portata dal Piemonte); alcuni agricoltori della zona; la barista di un locale frequentato da Bilella e che lo aveva visto il 5 novembre del 2013; il medico legale che aveva visitato Bilella in carcere e che aveva riscontrato la presenza di un graffio, su una mano, eventualmente riferibile a una lite. Sono nove le persone convocate dalla Procura ma una di queste risulta assente giustificata.L'imputato, detenuto dal novembre del 2013, è arrivato in Tribunale con la scorta della polizia penitenziaria.

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Ore 18.50 “Mettete Bilella ai domiciliari”. A conclusione dell'udienza, l'avvocato Leporatti rivolge alla Corte di assise la richiesta di liberare Bilella: “Non chiediamo la revoca della misura ma la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari, a casa del nipote in provincia di Agrigento: il nipote si è dichiarato disponibile”. Secondo il difensore, potrebbe rimanere il divieto di effettuare comunicazioni ma a Bilella potrebbe essere applicato il braccialetto elettronico. “Si tratta di un principio di civiltà giuridica”, dice consegnando una memoria in cui è citata la giurisprudenza in merito ed evidenziando che se vi è un'altra misura cautelare soddisfacente l'istanza può essere accolta, a prescindere dal reato contestato, nel segno del “minor sacrificio possibile”. La Corte si ritira dopo che la Procura esprime la riserva sulla decisione. Anche i giudici, che rientrano in aula dopo dieci minuti, si riservano la decisione, "entro i termini di legge". Prossima udienza il 12 marzo con almeno quattro testimoni.

Ore 18.30 Polemica sulle ferite sospette sulle braccia di Bilella. A chiudere la giornata delle prime otto testimonianze è il dottor Rossano Santori, medico legale che visitò l'imputato in carcere l'11 novembre. Riferisce, aiutandosi con la consulenza a suo tempo redatta, sul numero, la posizione, la lunghezza, la consistenza e l'epoca alla quale le lesioni potevano risalire. Ce n'erano di cicatrizzate su un avambraccio, come anche di più recenti (tre più o meno parallele, tra i 2 e i 3 centimetri), anche se non risalenti al giorno prima, sull'altro; c'era anche una lesione sul dorso della mano sinistra; un'altra a metà gamba. “Risalivano a 7-10 giorni prima”. Poiché una ferita guarisce normalmente in una settimana, “è possibile dire che quelle lesioni risalivano al 4 novembre”, dice il dottore rispondendo a una domanda diretta del pm Nassi. “Non c'erano ecchimosi”. Secondo Santori, chi assume un antiaggregante come la cardioaspirina “non vede aumentare il tempo di guarigione”. L'arrestato non specificò i farmaci che prendeva. per curarsi dalle patologie di cui soffriva. Il dottor Nassi chiede come mai ci siano differenze tra la sua relazione preliminare del 12 novembre (in cui scriveva che “ben difficilmente” quelle lesioni potevano essere riferibili agli effetti di un'azione difensiva di terzi) e quella definitiva del 18 novembre (“non si esclude che possano essere riconducibili”): “Mi riferivo al fatto che in quel momento non potevo esserne certo. Di fare la precisazione mi fu chiesto dai procuratori” (“excusatio non petita”, commenta la difesa di Bilella a questo proposito). Ma a questo punto il confronto si scalda. L'avvocato Leporatti lo incalza sui giorni e la causa delle ferite, i sostituti si oppongono, il presidente richiama all'ordine.

Ore 17.30 “Mi fu chiesto di indurlo a confessare”. “Mio padre mi disse che la signora era una persona per bene, che era vedova, aveva due figli. Che c'era un rapporto piacevole, cordiale, molto rispettoso. E ne ebbi conferma quando lei si presentò a casa, a Potassa”. Suo padre aveva un debole per lei? chiede l'avvocato Xanaj: “Non abbiamo mai parlato di questa cosa. Era un rapporto di amicizia, rapportato al fatto che la signora era proprietaria”. Mai fatti commenti? “Io ne feci: l'avevo vista mentre faceva le pulizie e l'avevo scambiata per la figlia. Glielo dissi, poi, le feci un complimento, e lei sorrise”. Luigi spiega che i genitori sono separati dal 2006 ma aggiunge di non aver mai visto episodi violenti tra di loro (e nemmeno di Antonino verso i figli "a parte qualche scappellotto da ragazzi. Il rapporto tra lui e mia madre è comunque ottimo"). Al presidente Giovanni Puliatti non interessano comunque, e lo dice apertamente, sapere le ragioni della separazione, nonostante l'insistenza delle parti. Luigi precisa che con il figlio di lei, Giulio, si instaurò un'amicizia durante le vacanze a Potassa. “Io in seguito gli chiedevo novità sulle ricerche della madre. Poi un giorno lui mi chiamò e mi disse con tono dispiaciuto che gli indizi convergevano contro mio padre. Mi chiese se sarei voluto scendere per incontrarlo in carcere e farlo confessare. Io mi rifiutati, vivevo un dramma, non ero in grado di gestire la situazione”.Luigi spiega di non essere andato a trovare il padre in carcere per “un discorso emotivo”. “Mio padre è molto sensibile. Chi lo conosce lo stima”. Il figlio aggiunge che “per tutti noi l'arresto è stato uno choc. Lo abbiamo saputo nel modo peggiore: dal telegiornale. Per quindici giorni non abbiamo avuto notizie”.

Ore 17 “Mia madre non risponde più dalle 14”. E' la volta di Luigi Bilella, figlio dell'imputato. Il testimone chiede di non essere ripreso dalle telecamere. Il pm Nassi gli chiede di ricostruire quanto avvenuto tra il 4 e il 5 novembre. Luigi, 38 anni, abitante in Piemonte, è collaboratore di un concessionario di auto a Biella dal 2005, a parte un periodo di convalescenza dopo una grave malattia. Parlò con il padre la mattina del 5, verso le 10, dopo che le chiamate della notte (ore 0.17) erano andate a vuoto, chiamate fatte perché lo aveva sollecitato il figlio di Francesca Benetti, Giulio Spataro: “Gli chiesi se mi portava dell'olio, gli riferii della telefonata che la sera prima mi aveva fatto Giulio e lui mi disse che c'erano i carabinieri a casa per fare un verbale: la signora non si trovava più. Mi disse che era andata via il 4, non ricordo se mi disse l'ora”. Spataro era preoccupato quella notte perché l'ultima a sentire la madre era stata la sorella Eleonora verso le 14 del 4 novembre. Dopo la telefonata della notte, Luigi e Giulio si scambiarono degli sms: erano in confidenza perché erano stati in vacanza insieme a Villa Adua l'estate precedente. La Procura chiede lumi sulle auto del padre, la Punto grigia 5 porte che Bilella usava tutti i giorni e la Punto bianca van appartenente a Luigi che l'agricoltore aveva deciso di trasferire in Toscana: “La decisione di trasferirla fu di mio padre. Volevamo rottamarla a giugno-luglio, perché mio padre non ce la faceva a sostenere in costi di assicurazione e bollo che pagava lui. Fu deciso di rottamarla lì per una questione di residenza. Mi propose di acquistarla ma per me quel van era superfluo. Si avvicinava tra l'altro la data della scadenza dell'assicurazione, tra il 10 e il 20 novembre seguente”. Dubbi sono espressi dall'avvocato di parte civile Alessandro Risaliti a proposito delle norme di rottamazione delle auto, che Luigi dovrebbe ben conoscere lavorando in quel campo (“ma non me ne occupo io”).

Ore 16.30 “Mi fece capire che era il proprietario della villa”. “Bilella mi aveva detto che abitava a Villa Adua e mi aveva fatto capire che era sua. Questa cosa mi colpì”. Questa la conversazione riferita da Sandra Menicagli che fino al settembre 2013 aveva lavorato come barista al Vecchia Aurelia a Scarlino Scalo, e poi al bar di Potassa. Bilella era un cliente come altri, con cui aveva parlato di giardinaggio e anche del fatto che lei conosceva quella villa perché i suoi genitori la volevano comprare tempo addietro. “Regali? Mi aveva portato delle verdure, delle piante grasse. Si parlò anche di una pianta di limone che era ghiacciata”. E' vero che, trovata nel nuovo bar, la rimproverò per non aver detto che aveva cambiato lavoro? “Sì, ma non la presi male. Ho pensato a un rapporto affettivo, che faceva piacere. Non a tutti i clienti avevo detto che cambiavo lavoro”. Le chiese il numero di telefono? “Sì, ma non glielo detti perché non do il mio numero ai clienti. Lo ha fatto perché è un uomo e perché gli uomini ci provano; l'hanno fatto in tanti. Non ho mai pensato che volesse qualcosa. Sono abituata a lavorare e basta”. Lui comunque “è sempre stato molto gentile con me”. L'ultima volta che l'aveva visto? “Il 5 novembre: lo salutai perché lo vidi davanti al cancello della villa e suonai il clacson. Nel pomeriggio lo rividi al bar”. Bilella è un cosidetto “paziente vascolare”, che soffre di insufficienza renale e ipertensione arteriosa. Lo dice il dottor Sergio Tognarini che tra il 2012 e il 2013 era stato medico di famiglia di Bilella. Gli ha mai prescritto anticoagulanti? chiede il pm Ferraro: “Antiaggreganti – precisa il dottore specificando le differenze – come la cardioaspirina”. Al testimone vengono chiesti chiarimenti sugli effetti dei farmaci che Bilella prendeva sulla coagulazione del sangue o emorragie: effetti evidenti solo in caso di abusi.

Ore 15.10 “Bilella come un padre con la Benetti”. Bilella aveva con la sua datrice di lavoro un “atteggiamento protettivo, come un padre con la figlia”. Lo dice Randazzo rispondendo a una domanda dell'avvocato Leporatti. “Un atteggiamento educato, sì, non fuori le righe”, nonostante che la Benetti avesse criticato l'agricoltore per il modo in cui era tenuto il campo: “Secondo Bilella le erbacce e gli arbusti trattenevano il terreno, come un effetto Sarno, ma noi gli chiedevamo di tenerlo pulito”. Una questione di estetica? Incalza il difensore dell'imputato. Il testimone aggiunge poi che Bilella non si rifiutava di fare i lavori. Che non ha mai sentito dire la Benetti che Bilella doveva essere tenuto fuori da questa vicenda. E che invece la Benetti aveva detto che “di certe cose”, cioè dei lavori, Randazzo non doveva parlare con Aldo Scotto: “Non me l'aspettavo, mi sembrava strano”, visto che era stato presentato come il compagno. Al pm Ferraro il testimone precisa che l'atteggiamento protettivo si manifestava quando Bilella rivendicava che ciò che diceva lui era giusto. Anche attraverso l'uso di mappe o di schizzi, ai testimoni vengono chiesti chiarimenti sulla conformazione dei luoghi e sulla distanza tra la lottizzazione e Villa Adua (non visibile dal cantiere). Randazzo spiega che il linea d'aria la villa dista 300 metri, in auto 600-700 metri.

Ore 14.30 “Bilella chiese l'orario di fine dei lavori”. Il 4 novembre 2013, quando ci furono i lavori di scavo della trincea al confine e quando Francesca Benetti era scomparsa, Bilella era stato visto nel cantiere della lottizzazione, nel pomeriggio. “Venne in auto ma non ricordo quale modello – dice Randazzo – Io ero là perché era stato dato un allerta meteo per i giorni successivi e avevo sollecitato l'esecuzione dei lavori. Questa volta Bilella era più propenso al dialogo. Mi disse 'non dobbiamo scontrarci', visto che siamo entrambi siciliani. Mi chiese quando avrebbero finito i lavori: io telefonai al titolare della ditta, che era sul mezzo di scavo, e passai il telefono a Bilella: ci parlò lui. Non so perché gli interessava l'orario, capii che doveva chiudere il cancello, doveva andare via”. La telefonata, al tabulato recuperato dai carabinieri, è delle 15.54 e durò un minuto: “Subito dopo Bilella mi dette la mano, mi salutò e andò via in auto. Non l'ho più rivisto. E non ricordo se avevo visto o saputo quando i lavori erano stati terminati. Comunque finirono quel giorno”.

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Ore 13.55 “Discussione animata con Bilella”. “Con Bilella ci fu uno scontro” dice Giovanni Randazzo, amministratore unico della società immobiliare che, proprietaria della metà del comparto, stava completando la lottizzazione di Sant'Anna. “Lui ci chiese “volete un prato all'inglese?”. Io volevo delle fosse spartiacque, lui invece insisteva nel dire che il terreno come era doveva rimanere”. Aveva un atteggiamento “autoritario e presuntuoso”. Randazzo spiega che non voleva denaro dalla proprietà Benetti ma interventi per evitare il ripetersi di danni, che erano stati ingenti: “Volevamo un piano di regimazione” per quei terreni incolti, in stato di degrado. “La discussione con Bilella fu animata”. E Francesca Benetti, chiede il pm Salvatore, è vero che disse rivolgendosi a Bilella “E' questo il modo di tenere il terreno?” come dichiarato ai carabinieri? “Sì, è vero”, risponde Randazzo per quell'incontro che dovrebbe risalire al 16 ottobre. “Benetti era favorevole a fare una regimazione dei terreni”.

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Ore 13.30 “Allagamento, evento eccezionale”. “Quello tra Benetti e Bilella era un atteggiamento normale”, aggiunge Borgianni a una specifica domanda dell'avvocato Leporatti. E così aveva risposto a due domande di questo tenore rivoltegli dai carabinieri quando il geometra era stato convocato per raccontare ciò che sapeva della vicenda. Quando la signora era venuta nel suo studio (“con il compagno, credo, ma non ricordo il nome”) Francesca Benetti aveva tenuto un atteggiamento di disponibilità a intervenire. Borgianni risponde anche che l'allagamento dei primi di ottobre era stato “un evento eccezionale, una bomba d'acqua. Non ho memoria di episodi del genere, in precedenza. E nessuno mi aveva detto che c'erano stati problemi di questo genere avvenuti in passato”. Borgianni fa qualche osservazione al precedente direttore dei lavori a proposito dell'efficacia del drenaggio fatto eseguire e che non avrebbe funzionato a dovere.

Ore 13.10 Il contrasto Benetti-Bilella per la manutenzione. Terzo testimone il geometra Stefano Borgianni, direttore dei lavori per le opere di urbanizzazione del comparto Sant'Anna, adiacente ai terreni di Benetti. “Erano i primi dell'ottobre 2013. Ero stato chiamato da due proprietari dei fabbricati in costruzione perché un acquazzone aveva causato un allagamento di circa un metro d'acqua nei garage. Chiamai la Benetti l'8 ottobre, credo”. L'ipotesi era che l'acqua provenisse dai terreni a monte, cioè da quelli della Benetti: “La causa era la mancata manutenzione del versante”. “Il 14 ottobre la signora venne con il suo compagno nel mio studio, alla presenza di un tecnico geologo e dei proprietari. Fu preso appuntamento per un sopralluogo per il 16. Poi fu concordato per il 29 con il tecnico di fiducia della signora. Io insistevo a dire 'muoviamoci', la situazione meteo poteva peggiorare il quadro”. Il 16 fu comunque fatto un primo sopralluogo, presente anche Bilella. “Era la prima volta che lo incontravo. In quell'incontro fu detto alla Benetti che, oltre al drenaggio a carico della lottizzazione, anche lei doveva fare la sua parte. Si poteva fare uno studio comune per evitare successive esondazioni. Lei fece venire Bilella proprio perché riteneva che fosse lui il responsabile”. E Bilella? “Disse che la fresatura delle piante era problematica perché c'erano molti sassi che potevano rovinare gli erpici”. Il 29 altro sopralluogo, stavolta con l'ingegner Fontana tecnico della Benetti. E il Comune di Gavorrano dispose la manutenzione urgente, come chiesto da Borgianni, con un'ordinanza a carico di Benetti. Ordinato anche uno studio idrogeologico, a carico della lottizzazione, con un iter chiuso da pochi giorni con l'approvazione della Provincia. Il 4 novembre fu scavato un fosso di guardia a un metro dal confine tra le proprietà.

Ore 12.30 “Bilella? Mi faceva perdere tempo”. Alla ripresa dopo la pausa è la volta di Gianni Alfonso, allevatore che abitava “a 200 metri da Villa Adua”. Conobbe la signora Francesca perché “lei doveva decespugliare una zona e mi cercò ma a me, che cercavo del fieno, non interessava perché cercavo cibo per le mie bestie e quelle erano invece solo sterpaglie”. Di quel lavoro non se ne fece nulla. Bilella? “Lo conosco da 15 anni, cercavamo tutti e due un gregge da comprare. Poi ci tenemmo in contatto telefonico e tempo dopo mi disse che cercava un terreno dalle mie parti. Gli detti il numero della Benetti e poi si misero d'accordo loro”. A lui l'agricoltore siciliano raccontò di essere interessato a coltivare le olive: “poi mi disse che voleva fare un recinto e prendere della pecore per trasformare il latte”. Ma a Bilella lui aveva dato sempre poco spago: “Mi faceva perdere tempo. Veniva e raccontava. Una volta gli dissi 'compra 'ste pecore e finiamola qui'. Io però pecore non le ho mai viste. So che comprò dei pali e un trattore ma nient'altro”, dice nel corso di una deposizione dai termini coloriti e dai toni di voce spesso alti. All'avvocato Xanaj, dà alcune spiegazioni su Sergio Sette ("anche lui mi faceva perdere tempo") che faceva pascolare le pecore vicino alla sua proprietà e che al bar aveva annunciato che si sarebbe recato in Sardegna pochi giorni dopo la scomparsa della donna. All'avvocato Leporatti, ricostruisce con più dettagli l'incontro per il lavoro a Villa Adua non fatto: "C'erano anche i figlioli e il suo compagno, ma io non gli chiesi il nome. Io conoscevo il marito, ho parlato più spesso che con lui che con lei. Mi ricordo di aver visto i carabinieri alla villa, quando il marito era vivo. Credo che avessero litigato". Ricorda anche che Bilella gli portò "delle mozzarelle", una volta che l'agricoltore aveva concluso l'accordo con la Benetti. "Lei non l'ho più sentita né vista, era Bilella che ogni tanto veniva e mi raccontava", spiega al pm Ferraro. Si scalda il testimone quando l'avvocato Alessandro Risaliti gli chiede se Sette e Bilella erano amici, come da lui detto ai carabinieri: "E che ne so io? Lo chieda a loro! Cosa intende lei per amicizia?"  

Ore 11.10 Lo sfogo di Francesca Benetti. Primo testimone è Stefano Rusci che per Impresa Verde (Coldiretti) aveva seguito le pratiche per ottenere gli aiuti comunitari per i terreni di Villa Adua. “Conoscevo la signora dal 2006. Successivamente si era associato a noi anche Bilella e vennero insieme per stipulare il contratto di affitto. Quando? Era dopo il maggio 2012”. Rusci riconosce il contratto datato 28 agosto 2012 che gli viene mostrato dal pm Ferraro e ricorda che da quel momento in poi i contributi erano stati riscossi da Bilella. Ci furono discussioni? “Sì, si parlò delle migliorie da apportare, visto che i terreni non erano stati perfettamenti coltivati in precedenza”. Gli ultimi contatti? “Alla fine dell'ottobre 2013, lei mi chiamò al cellulare. Fu per lo più uno sfogo. Mi raccontò della casa di Follonica dove si era rotto un tubo. Mi disse anche del contenzioso per il deflusso delle acque nei terreni dei proprietari vicini a Villa Adua e che le avevano chiesto un indennizzo”. Rusci ricorda poi di una seconda telefonata in cui Benetti si era lamentata di come Bilella teneva il terreno e chiedeva di poter rivedere il contratto di affitto: “Le dissi che avrei preso un appuntamento con il nostro responsabile del settore fiscale ma dopo non ci siamo più risentiti. Le dissi comunque di portare anche la lettera in cui Bilella si lamentava del pessimo stato dei terreni già quando li aveva presi in affitto”.

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Ore 10.50 “Sì alla trascrizione di un'intercettazione con l'avvocato”. In apertura di udienza, l'avvocato di parte civile Agron Xanaj (per Alessandro, il fratello di Francesca Benetti) si oppone all'inserimento nelle intercettazioni da trascrivere anche quella telefonica del 12 novembre 2013 tra lui e l'ultimo fidanzato della professoressa, Aldo Scotto, come chiesto dalla difesa. Il legale vicentino sostiene che si tratta di un'attività difensiva, tutelata dal Codice. Si associa il pm Ferraro mentre uno dei difensori di Bilella, l'avvocato Bruno Leporatti, ricorda che a essere intercettata non era stata l'utenza dell'avvocato ma quella di Scotto e che comunque a quella data Xanaj non era difensore del fratello della donna scomparsa. La Corte di assise si ritira per decidere. Dopo 20 minuti i giudici tornano in aula e viene letta l'ordinanza con la quale si dispone la trascrizione dell'intercettazione, allo scopo di verificarne il contenuto. Rosa Letizia Farini prende incarico per trascrivere, entro il 9 marzo, le intercettazioni che riguardano quattro soggetti (la prossima udienza è il 12 marzo); le successive saranno depositate entro il 23 marzo così da metterle a disposizione per l'udienza del 26 marzo.

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