Sicurezza
Inceneritore riavviato per ordinanza
La Provincia dà l’ok per consentire lo smaltimento dei rifiuti rimasti nei silos dopo lo stop del Consiglio di Stato
SCARLINO. È una questione di sicurezza pubblica: una volta stoccato nei silos, il cdr (combustibile derivato da rifiuti) deve essere smaltito nei forni. Non può tornare indietro, perché dopo il trattamento è pericoloso, né può restare fermo nei grandi cilindri in metallo, dove rischia di diventare una bomba ad orologeria. Va smaltito: per questo la Provincia di Grosseto ha ordinato alla società Scarlino Energia di riaccendere momentaneamente l’inceneritore del Casone, in modo da bruciare il combustibile che era già stato stoccato quando è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato che di fatto ha spento i forni.
Parliamo di poche decine di migliaia di tonnellate di cdr, che permetteranno all’impianto di proseguire con la sua attività ancora per qualche giorno. «Sentiti i pareri di Asl e Arpat, visto che la competenza è ancora sua, la Provincia ha autorizzato Scarlino Energia a bruciare le scorte rimaste con tutta una serie di prescrizioni per limitare l’impatto del mancato spegnimento dell’impianto» ha spiegato l’assessore all’ambiente di Follonica, Mirjam Giorgeri. Un intervento necessario dato il polverone che si stava creando. Già, perché ai più attenti non è sfuggito che da sabato sera dai camini dell’inceneritore ha ripreso ad uscire fumo. Soprattutto ai residenti nel quartiere follonichese di Cassarello e dei poderi della Piana, che hanno avvertito subito un cattivo odore. C’è anche chi ha scattato una foto di quell’ammasso di aria densa che sale come un vortice verso il cielo.
E la domanda che ha accumunato tutta questa gente è sorta spontanea: com’è possibile che esca fumo se l’impianto è chiuso dopo la sentenza del Consiglio di Stato? La risposta sta nella sicurezza appunto, nel fatto che quel combustibile può rappresentare una minaccia concreta. Così venerdì scorso il presidente della Provincia di Grosseto, Emilio Bonifazi, ha firmato un’ordinanza che permette alla società e ai suoi dipendenti di far ripartire l’inceneritore per qualche giorno.
Chi ha seguito le puntate precedenti di questo romanzo amministrativo conosce questo copione, dato che si ripete ogni volta: i tribunali spengono i forni, quando arriva la sentenza nell’impianto è già presente del cdr e questo deve essere comunque bruciato. È già successo nel 2011, quando il Tar annullò per la prima volta le autorizzazioni Via (valutazione d’impatto ambientale) e Aia (autorizzazione integrata ambientale) rilasciate dalla Provincia a Scarlino Energia; ed è successo anche l’anno successivo, quando il Consiglio di Stato ribadì la decisione in primo grado annullando la sospensiva al dispositivo del Tar. Oggi la storia si ripete: nei silos ci sono diverse tonnellate, che permetteranno all’inceneritore di andare avanti con la sua attività per qualche giorno, probabilmente fino alla fine di questa settimana.
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