Sicurezza
Gianfranco Luzzetti congeda Bonifazi «Con lui ho chiuso»
L’antiquario scrive ai grossetani: «Mi rivolgo a voi perché il dialogo col vostro sindaco a questo punto è impossibile»
GROSSETO. «Non voglio più avere niente a che fare con il sindaco, cari concittadini mi rivolgo a voi».
Gianfranco Luzzetti, l'antiquario di origini grossetane che vorrebbe lasciare le opere della sua collezione alla sua città, è su tutte le furie dopo l'ultima uscita del sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi, il quale ha respinto al mittente l’ultima offerta di collaborazione che Luzzetti gli aveva fatto avere.
Bonifazi ieri non ha nascosto che _ almeno dal suo punto di vista _ Luzzetti ha un solo modo per coronare il proprio desiderio, ed è quello di andare da un notaio ed effettuare la donazione delle opere alla città. Ma soprattutto il sindaco ha palesato nero su bianco un pensiero che l’amministrazione comunale nutre da tempo, ma che fin qui era stato almeno ufficialmente taciuto: diversamente da quelli che furono (il passato remoto ormai è d’obbligo) gli accordi presi quando tra le parti erano rose e fiori, oggi chi guida il Comune non ha più alcun interesse alla collaborazione dell’antiquario nell’allestimento di mostre annuali. E questo ha fatto perdere le staffe a Luzzetti.
Dialogo impossibile. «Cari concittadini _ scrive Luzzetti in una lettera aperta ai grossetani _ mi rivolgo a voi perché il dialogo con il sindaco che vi amministra è diventato, a questo punto, impossibile. Potete confrontare le nostre ultime lettere e notare come, in modo pretestuoso e arrogante, il sindaco abbia stravolto i miei argomenti fingendo di non voler capire».
L'ultimatum. Luzzetti chiarisce: quello che lui ha letto come un ultimatum da parte del sindaco non è, come scrive il sindaco stesso, «la messa a disposizione a titolo gratuito dei locali delle Clarisse», perché «la vera natura del suo ultimatum non riguarda le Clarisse, ma l’atto di donazione delle mie opere entro il 31 marzo». Lascito testamentario. Secondo Luzzetti, poi, Bonifazi finge di non capire «dopo anni di mostre che preludono alla donazione post mortem e due opere già donate», che l’antiquario è contrario solo a una donazione “in vita”, e che «il lascito post mortem necessita di garanzie come quella di una vera ristrutturazione delle Clarisse per destinazione museale».
Le Clarisse. Le chiavi dell’ex convento, che dovrebbe ospitare la collezione Luzzetti, sono state consegnate simbolicamente a Luzzetti nel 2011, in campagna elettorale, ricorda lo stesso antiquario, e «dopo l'elezione del sindaco nessuno mi ha avvertito dei lavori che intendevano fare nell’edificio». E non è vero che la struttura non andrebbe più bene a Luzzetti, come invece scrive il sindaco: «le Clarisse vanno benissimo _ dice l'antiquario _ ma non mi vanno bene le ristrutturazioni inadeguate e fatte di nascosto. Le Clarisse mi vanno così bene che nella mia lettera precedente ho scritto testualmente: “Visitiamo insieme le Clarisse e vediamo se riusciamo a continuare il percorso intrapreso”».
La proposta respinta. «L’offerta di continuare il percorso intrapreso, allestendo una mostra all'anno nelle Clarisse e donando contestualmente un’opera all’anno_ scrive Luzzetti _ secondo il sindaco non è “un’apertura che l'amministrazione pubblica possa concretamente valutare”. L'apertura, secondo il vostro sindaco, dovrebbe essere quella di andare dal notaio entro il 31 marzo, donare tutte le mie opere e metterle in “splendidi locali ristrutturati”, fingendo di non sapere che quei locali non hanno impianti di sicurezza e di climatizzazione adeguati. Il vostro sindaco vuole tutto e subito. La mia proposta di convenzione, così “irricevibile”, era un modo per facilitare la ripresa delle relazioni».
Donazioni. Luzzetti ricorda che la sua non è una ritrosia nei confronti dei notai e sottolinea che «il sindaco fa finta di non sapere che, in questi anni, dal notaio ci siamo andati molte volte», sempre con diversi testimoni. In particolare Luzzetti richiama le due donazioni effettuate negli anni passati, che gli sono costate 80mila euro, per dare alla città due dipinti il cui valore complessivo è di circa 600mila euro, «ma nessun accordo può essere firmato da un notaio _ scrive ancora Luzzetti _ se l’amministrazione evita qualsiasi tentativo di dialogo».
Basta con Bonifazi. «Il vostro sindaco fa continuamente finta di non capire e di non sapere», insiste Luzzetti, che dice di non sapersi spiegare le ragioni di un tale comportamento. In ogni caso, lui mantiene ferma la sua intenzione di andare fino in fondo, ma non con il sindaco Bonifazi. «Non voglio più avere a che fare con lui _ scrive _ Che faccia pure nella Clarisse quello che sicuramente ha già intenzione di fare. Ha ragione: la questione non è tra me e lui, ma tra me e voi».
E così, alla fine della sua lettera, Luzzetti si rivolge direttamente ai grossetani. «Se veramente ci tenete al mio progetto fatevi sentire – scrive – Grosseto ha già perso tante occasioni e voi meritate un rispetto che questa amministrazione non è in grado di garantirvi».
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