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«Corruzione e mazzette: avevo ragione io»

«Corruzione e mazzette: avevo ragione io»

Imprenditore vuole la verità sull’azienda dichiarata fallita dal tribunale ora travolto dagli scandali

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CASTEL DEL PIANO. «Sulle vergogne dei fallimenti avevo ragione, dunque». Mario Monaci rialza la testa. L’imprenditore di Castel del Piano, classe 1941, la cui ditta Confezioni mall fu dichiarata fallita nel 1990 e che per quel fallimento citò giudice e banche, senza riuscire mai a vedere portata avanti la sua pratica, dopo anni di attesa vana qualche settimana fa aveva deciso di alzare le mani. A niente era valso rivolgersi a tutti gli interlocutori possibili, dai magistrati ai politici, ai commercialisti, agli avvocati, addirittura al Presidente Napolitano e al Papa per avere giustizia e risposte certe.

«A nulla sono valsi esposti e querele – raccontava, ancora turbato a distanza di 25 anni dal fallimento – contro il giudice delegato, il curatore, le banche, gli avvocati, segnalando insinuazioni sospette di svariate banche con cifre che si avvicinano al miliardo di vecchie lire. Sprechi economici e di salute, culminati con una mia denuncia al tribunale di Genova a cui fornivo nomi veri: di avvocati e di banche. La procura chiese la prescrizione “contro ignoti”. Poi scrissi al presidente Napolitano. La risposta arrivò, chiarendo che gli atti erano stati inseriti nella pratica numero 170-RE-2009. E lì sono finiti tutti i miei successivi appelli. La pratica, però, nessuno la tocca. I faldoni dentro i quali è sintetizzata la mia storia, sono pieni di polvere. Mai, in tutti questi anni, sono stato chiamato da alcuno per chiarire qualcosa delle denunce fatte».

Ma adesso Monaci si è imbattuto in una notizia che lo ha fatto sobbalzare. Dopo il suo arresto nel giugno 2013 l’ex giudice del tribunale fallimentare di Roma, Chiara Schettini, è stata interrogata dal procuratore aggiunto della procura di Roma Nello Rossi e dal pm Rocco Fava.

Schettini è stata arrestata per corruzione e peculato. Dalle sessanta pagine del suo interrogatorio è uscito uno spaccato inquietante sul tribunale fallimentare di Roma, una notizia che ha avuto una vasta eco. Monaci ne è venuto a conoscenza solo di recente e l’effetto che quelle dichiarazioni hanno avuto su di lui è stato dirompente.

«Emerge uno spaccato devastante del sistema di corruzione del tribunale fallimentare di Roma – spiega Monaci –. Perizie affidate a consulenti dal sin troppo largo potere discrezionale e con compensi stratosferici, mazzette e tangenti spartite anche con i giudici». Un vero sistema affaristico in cui è finito coinvolto il vertice dell’ufficio. Con le sue dichiarazioni il giudice Schettini non ha risparmiato i magistrati umbri competenti su inchieste che coinvolgono i colleghi romani accusandoli di aver insabbiato gli esposti. La Schettini ha spiegato anche il meccanismo delle truffe e i trucchi per pilotare i fallimenti milionari: «Si entrava in camera di consiglio e si diceva: questo si fa fallire e questo no», ha riferito nell’interrogatorio.

Secondo il suo racconto, i soldi delle consulenze dei curatori venivano divisi e distribuiti tra giudici delegati, curatori, periti e avvocati facendo gonfiare oltre misura le parcelle. E oltre a spartizioni di denaro sarebbero stati distribuiti anche viaggi, regali.

La notizia, per quanto lasci sgomenti, ha fatto esultare a Castel del Piano Mario Monaci: «Questo dimostra che ho ragione – spiega –. Le cose che dice la Schettini sono identiche alle mie. Io non ho avuto i soldi per continuare a procedere con avvocati e quant’altro, ma ho capito perfettamente il marcio che c’è. E che, raccontato da un giudice, mi dà, adesso, la speranza che la mia pratica impolverata, possa suscitare la curiosità di qualcuno. Sarebbe un miracolo. L’ultimo desiderio della mia vita». (f.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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