Il Tirreno

Grosseto

la storia

Vincenzo, il caldaista che "scalda" il cuore degli altri

Elisabetta Giorgi
Vincenzo Pravatà (foto Bf)
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Vincenzo Pravatà (foto Bf)

Madre di due figli ha la caldaia rotta e non ha soldi per ripararla. Lui corre e fa il lavoro gratis: «Non navigo nell’oro, ma al giorno d’oggi se non ci aiutiamo tra noi il mondo può finire qui»

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GROSSETO. Vincenzo non ha mai navigato nell’oro e conosce bene la sofferenza di chi fatica ad arrivare a fine mese. Anche per questo ha deciso di fare del bene agli altri senza pretendere nulla in cambio. «Ho fatto lavori per clienti che sono pieni di soldi e non mi hanno pagato, perciò ho più piacere ad aiutare chi ha davvero bisogno», racconta lui, Vincenzo Pravatà, 44 anni originario di Palermo e titolare di una piccola ditta di riparazione caldaie, la Ass casa in via Catalani a Grosseto.

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Quando ha sentito che una madre di famiglia, vedova con due figli piccoli e in difficoltà economica era a casa al freddo (una casa popolare) perché non aveva soldi per riparare la caldaia, Vincenzo non ci ha pensato due volte ed è corso da lei. Gliel’ha aggiustata gratis. Strano e inusuale? Pare di sì a giudicare dallo stupore sollevato. In un clima di crisi e generale diffidenza, ostilità e chiusura verso il prossimo che spesso si respira su internet la notizia ha fatto scalpore. E dopo che Il Tirreno ha pubblicato la notizia due giorni fa, sulla nostra pagina Fb i lettori hanno risposto in massa da tutta la Toscana con un’esplosione di commenti d’elogio ai quali lui, che non cerca davvero pubblicità (lo abbiamo cercato noi), risponde con umiltà e stupore.

«Ho fatto quello che mi sentivo, per me è normale». Questa piccola grande storia risale a pochi giorni fa quando la sua segretaria, iscritta al gruppo Facebook “Te lo regalo se te lo vieni a prendere a Grosseto”, apprende dei problemi di questa signora. C’è una donna disperata e sola in casa con due bimbi piccoli.

«Il problema pare si trascinasse da mesi - racconta lui - La signora era costretta a tenersi i bimbi al gelo, a non lavarli con acqua calda e a tenerli col riscaldamento rotto. Così la mia segretaria mi fa: Vincenzo, puoi andare a dare un’occhiata? Io rispondo di sì, che problema c’è?». Il caldaista corre là e si porta dietro una caldaia usata che tiene in magazzino e che è pronto a regalare qualora l’altro bruciatore sia ko. «Appena entro in casa sento un gelo tremendo e alla donna dico: prima che me ne vada lei avrà la sua casa calda. Lei mi guarda stranita, anzi è terrorizzata perché ha paura che pure io le chieda uno sproposito, ma la rassicuro che non sarà così. Anzi, non le chiederò nulla. Lei non ci crede».

Altri due tecnici le avevano proposto la riparazione a un costo di 610 euro più Iva. I preventivi parlano. Ha inizio la riparazione, la donna assiste in silenzio. Stupore e amarezza esplodono quando lui scopre che in realtà «non c’è nessun guasto, che la caldaia è anzi nuova e perfettamente funzionante e alla fine bastava solo collegare un filo». Risolto quello mancavano le pile del termostato: Vincenzo mette pure quelle. Morale della favola: il riscaldamento riparte a tutta birra, la donna apre i rubinetti e fa scorrere uno scroscio d’acqua calda, accende i termosifoni e i bimbi tornano al caldo, la vita riprende a funzionare e lei ha i lucciconi agli occhi.

«Alla fine mi bacia le mani, poverina. Io le sottraggo e le dico che non c’è bisogno, l’avevo fatto volentieri per così poco. Non mi era costato nulla. Il giorno dopo sono tornato là a completare l’opera. C’era bisogno di collegare il piano cottura con il metano». Vincenzo non è nuovo a queste storie. Ha sempre fatto lavoretti per Nomadelfia, sempre gratis. E quando Albinia è stata devastata dall’alluvione nel 2012 ha dato una mano anche lì, prestando servizio (gratis) sulle caldaie guaste. Una promessa la fa per il futuro: quella di aiutare chi ha bisogno assicurando la sua manualità.

«Certo nei limiti di quello che posso fare, perché anch’io ho famiglia: magari non potrò comprare un ricambio da 300 euro e regalarlo, ma aggiustare una cosa quello sì. Cento euro in più o in meno non mi cambiano la vita. Ho due figli e non navigo nell’oro, altrimenti non lavorerei anche il sabato e la domenica per mantenerli, ma sono anche convinto che, di questi tempi, se non ci aiutiamo tra noi il mondo è finito».

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