Attenzione
Rapinatore incastrato da occhi troppo azzurri
Con un complice aveva saccheggiato la cassaforte di un’abitazione La donna minacciata aveva fornito una descrizione precisa alla polizia
GROSSETO. È stata questione di colore, di un azzurro intensissimo difficile da vedere spesso in città. Due occhi, contornati solo dal nero del passamontagna. La paura, tanta, dopo essere stata costretta a rientrare in casa con due uomini incappucciati, uno armato di coltello. È stata minacciata per mezz'ora, mentre quel rapinatore con gli occhi azzurri più del cielo apriva la cassaforte per portare via 100.000 mila euro di gioielli. E proprio grazie alla descrizione che la vittima della rapina che si è consumata in una casa della zona del Tiro a segno giovedì 5 febbraio alle nove del mattino, che gli uomini della squadra mobile della questura sono riusciti a identificare prima e arrestare poi un ventiquattrenne palermitano, che ora è rinchiuso nel carcere Pagliarelli.
Due giovani con il volto nascosto da passamontagna e con i guanti che nascondevano loro le mani si sono presentati alla porta dell'abitazione dell'insegnante cinquantenne. Le hanno messo una mano davanti alla bocca per non farla gridare e l'hanno fatta rientrare. Lì, una volta dentro l'abitazione dell'insegnante, uno dei due l'ha tenuta per mezz'ora sotto scacco con un coltello puntato alla gola, mentre l'altro, il rapinatore dagli occhi azzurri, guardava dentro i cassetti per trovare soldi e oro.
I gioielli, però, erano chiusi dentro la cassaforte. La donna è stata costretta a dare loro la combinazione e, una volta aperta, hanno capito che quel colpo avrebbe fruttato diversi soldi: 100.000 euro il valore di quello che era contenuto là dentro.
Ma c'era quel dettaglio, quegli occhi di un azzurro intenso che aveva catturato l'attenzione dell'insegnante. Ed era lui, quel ragazzo che parlava con il suo complice con l'accento degli uomini del sud, ad aprire la cassaforte, a prendere tutto quello che c'era dentro, a infilarlo in una borsa prima di scappare.
C'erano quegli occhi e c'era anche quel nome, pronunciato dal complice che continuava a minacciare la cinquantenne con il coltello. C’era poi quell’accento del sud, a completare il quadro.
Per tutta la durata della rapina, infatti, lo aveva chiamato con un nome salvo poi confondersi e pronunciare «Mario».
Quando i due sono scappati dalla casa della donna, lei è finalmente riuscita a chiamare la polizia e nell'appartamento sono arrivati prima gli uomini delle volanti, poi la squadra mobile insieme alla scientifica. È stata la donna a fornire una descrizione ricca di particolari, dettagliata, agli investigatori. Soprattutto, ha sottolineato più volte, quegli occhi di quell'azzurro difficile da vedere in giro.
Gli agenti della questura si sono messi a dare la caccia ai due rapinatori. E sono stati bravi a risalire, incrociando i dati raccolti a casa della donna e confrontandoli con quello che stava succedendo in città, a scoprire uno dei due autori della rapina che domenica 8 febbraio era salito su un treno diretto a Reggio Calabria.
Il ventiquattrenne è stato fermato dagli uomini della polizia ferroviaria all'imbarco dei traghetti per Messina. Rinchiusi in un trolley, dentro a un portagioie, aveva i gioielli rubati a Grosseto. Da quel bottino mancavano soltanto tre orologi, ma il resto c'era tutto. Così, una volta intervenuta anche la volante del commissariato di Villa San Giovanni il rapinatore è stato denunciato per ricettazione.
Intanto, a Grosseto, le indagini della squadra mobile stavano andando avanti senza sosta.
Che quel giovane c'entrasse qualcosa con la rapina e che non fosse soltanto un ventiquattrenne che aveva ricevuto quei gioielli da qualcun altro, lo dicevano quegli occhi azzurri e quel nome, Mario, che altro non era che il diminutivo con il quale lo chiamavo tutti in città. Mercoledì 11 febbraio, la Procura di Grosseto ha emesso ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti del ventiquattrenne. Ora il giovane, dopo la convalida dell'arresto, è nel carcere Pagliarelli di Palermo.
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