Il Tirreno

Grosseto

da auschwitz alla toscana

Il Blocco 21 a Firenze? «Scelta da rispettare»

di Sara Landi

Appuntamento con il convegno “I tempi della memoria. Il memoriale italiano di Auschwitz” stamani dalle 10 in sala Pegaso, Palazzo della Provincia. Il convegno arriva a conclusione della mostra...

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GROSSETO. Trentacinque anni dopo la sua inaugurazione il monumento per la memoria della deportazione degli italiani nei lager nazisti a Auschwitz non trova pace. Sembra un paradosso della storia e invece è il frutto di un’annosa vicenda che grazie alla Regione Toscana potrebbe avere presto una soluzione. Eppure polemiche e prese di posizione di segno contrario non sono affatto finite.

È Luciana Rocchi, la direttrice dell’Isgrec che oggi dedica un convegno scientifico alla vicenda del Blocco 21, a ricostruirne le tappe. «Il governo polacco – spiega la professoressa Rocchi – ha deciso di sfrattare il memoriale nel 2009. Tra l’altro lo ha fatto con argomenti anche capziosi, tra cui il fatto che contiene simboli ideologici come la falce e il martello».

Una contestazione che riguarda la natura del tutto particolare del monumento italiano. «Parliamo di un’opera d’arte voluta nel 1980 da intellettuali e artisti che hanno subito in prima persona la deportazione per motivi politici e nel caso di Primo Levi anche per motivi razziali – spiega Rocchi – Il memoriale italiano è completamente diverso dai padiglioni pensati dalle altre nazioni e che hanno un carattere didascalico e informativo».

Dopo lo “sfratto” del 2009 il Blocco 21 è stato definitivamente chiuso al pubblico nel 2011 ed eccezionalmente riaperto quest’anno agli studenti toscani in visita ad Auschwitz con il Treno della memoria. Ma come hanno ammesso gli stessi studenti grossetani si è trattato di un passaggio di pochi minuti più che di una visita con il tempo a disposizione per fermarsi a riflettere e approfondire.

L’associazione nazionale degli ex deportati (Aned) proprietaria del memoriale ha combattuto una fiera battaglia politica e culturale per salvare il monumento. E quando già c’era l’ingiunzione di liberare al più presto il Blocco 21 ha accolto con favore l’offerta della Regione Toscana di trasferire a Firenze l’opera.

«Dall’esterno potrebbe sembrare un ripiego – dice Luciana Rocchi – ma quantomeno è una soluzione concreta che salva il memoriale e pone fine a una vicenda complessa».

Ecco però che quando l’operazione trasferimento in Italia sembra vicina a concretizzarsi spunta un nuovo scenario che vede alleati l’Accademia di Belle arti di Brera, che ha restaurato anni fa il memoriale, e il comitato per i diritti umani Gerush 92 che insieme promuovono una petizione, portandola anche in Parlamento, per mantenere il monumento a Auschwitz.

In particolare è Gerush 92, un’organizzazione non governativa e no profit, a contattare l’Isgrec in vista del convegno di oggi illustrando le proprie posizioni e un documento condiviso anche dall’Accademia di Brera. «Come Isgrec ci viene chiesto di schierarci e aderire a questo documento – dice la direttrice Rocchi – ma l’unica cosa che mi sento di dire in proposito è che l’Aned è proprietaria del memoriale e la sua scelta merita di essere rispettata. C’è il rischio concreto, riaprendo una partita praticamente chiusa, di vanificare gli sforzi fatti finora».

Quanto al convegno la direttrice dell’Isgrec rivendica la scelta di proporre esclusivamente «una riflessione sui tempi della memoria con alcuni dei principali protagonisti di questa vicenda». Non è questo dunque il tempo né il luogo delle polemiche.

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