Sicurezza
«Caro sindaco troviamo un accordo e basta polemiche»
Dopo due settimane di gelo Luzzetti chiede un incontro «Mettiamoci attorno a un tavolo: c’è bisogno di dialogo»
GROSSETO. Collezione al bivio? Luzzetti cerca il dialogo. «Vorrei un incontro con il sindaco Emilio Bonifazi per risolvere la situazione». La richiesta arriva direttamente da Gianfranco Luzzetti, l’antiquario che dopo due settimane d’ombra prova a dare una svolta. La sua collezione è in bilico rispetto ai rapporti con il Comune dopo che il 3 febbraio il sindaco Bonifazi aveva chiesto di formalizzare la donazione dal notaio e abbandonare la formula del legato testamentario che non offrirebbe garanzie al Comune. Data ultima per una risposta il 31 marzo: Luzzetti aveva replicato infuriato («niente ricatti»). Ne era seguito il gelo. Fino a oggi.
«Non voglio più polemizzare, sono stanco - dice ora il collezionista - Vorrei un incontro chiarificatore col sindaco per dialogare e arrivare a qualcosa. Forse abbiamo sbagliato tutti e due, ma sono 18 anni che vado avanti e non voglio abbandonare il mio progetto per dare a Grosseto le mie opere e far sì che la città esca dal suo immobilismo». Questi concetti Luzzetti li ha anche affidati a una lettera spedita a Bonifazi, nella quale esprime il suo rammarico. «Rammarico per comunicare attraverso i giornali, rammarico per aver constatato che la consegna delle chiavi delle Clarisse era solo una concessione priva di sostanza, dal momento che in quell’edificio avete fatto lavori di adeguamento senza avermi consultato. Ma il rammarico più grande è quello di non averti fatto comprendere, dopo anni di collaborazione, l’importanza di un progetto che non si limita alla donazione di capolavori e va oltre il semplice museo: vuole attivare un percorso di crescita culturale con mostre, conferenze, donazione di libri d’arte per un centro studi internazionale per i giovani. La pretesa di definire la donazione entro il 31 marzo non solo è scorretta da un punto di vista personale perché mi costringe ad assumere una volontà - quella di privarmi ancora in vita delle opere - che non avevo mai espresso né considerato, ma è ingiusta dal punto di vista della programmazione culturale: se dono tutto ora sei sicuro di avere i mezzi per gestire e ospitare degnamente una collezione così imponente? Hai una struttura idonea, uno staff preparato, mezzi per tutelarla e valorizzarla? Le Clarisse sono davvero pronte? La soluzione ideale sarebbe un’altra e dovresti conoscerla bene, perché coincide con la prosecuzione del percorso avviato che prevede di mettere a disposizione gratuitamente il mio lavoro per allestire ogni anno una mostra, era previsto di donare ogni anno una mia opera alla città. Al momento della mia scomparsa il resto della collezione doveva affluire a Grosseto. Questo percorso avrebbe permesso di maturare le condizioni per affiliare al mio progetto partner importanti ed eventuali sponsor rendendo il progetto sostenibile. Il discorso della limitata capacità economica del Comune, che evidenzi in ogni occasione, mi appare strumentale: tutte le mostre realizzate erano solo parzialmente a carico di Comune e contribuenti, perché finanziate dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze su progetti elaborati da me e dai miei collaboratori. La “contro-proposta” è questa: visitiamo insieme le Clarisse e vediamo se riusciamo a continuare il percorso. Possiamo realizzare una semplice convenzione, senza impegni notarili, che determini le condizioni di collaborazione e implichi il famoso lascito post mortem. Credimi, è la soluzione migliore. Se non l’accetti ti assumi la responsabilità di chiudere un progetto ventennale che ha già dato frutti, disperdere le energie, rinunciare a una promettente prospettiva di sviluppo, spiegare a tutti il reale motivo di questo bizzarro ultimatum che mi hai imposto».
Elisabetta Giorgi
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