Finanza
Bufera sugli espropri, Rossi stempera
Argine remoto, la Regione risponde agli alluvionati: «Da noi nessuna polemica ma piena sintonia con le comunità locali»
POLVEROSA. «Sintonia fra istituzioni e comunità locali per la messa in sicurezza del territorio. Il presidente non voleva sollevare alcuna polemica». Arriva nella tarda serata di ieri il chiarimento da parte della Regione Toscana nei confronti dei proprietari delle terre che dovranno essere espropriate per lasciare spazio alla realizzazione dell’argine remoto. Questi non avevano gradito l’intervento del presidente Enrico Rossi durante l’incontro a Polverosa che aveva parlato di ritardi dovuti alla non accettazione degli espropri bonari che poi avrebbero avuto conseguenze anche nell’evento alluvionale del 2014.
«Nessun intento polemico da parte del presidente Enrico Rossi nei confronti dei proprietari dei terreni interessati alla realizzazione dell’argine remoto sull’Albegna - precisano dalla Regione - La priorità è una: realizzare il progetto dell’argine che, insieme alla cassa di espansione di Camporegio, metterà in sicurezza in via definitiva la popolazione dei comuni maremmani colpiti dalle ultime alluvioni». E proprio per la sicurezza «la Regione sta mettendo in atto tutte le azioni possibili per velocizzare i tempi. Un lavoro che viene condotto in sintonia con le istituzioni e le comunità locali. Quello che serve - dicono da Firenze - è un progetto che dia garanzie assolute in termini di appropriatezza tecnica».
Di certo però l’inizio dei lavori per l’argine remoto dei ritardi li ha avuti: «Lo slittamento del via ai lavori dell’argine - dice la Regione - è dipeso quindi fondamentalmente dalla necessità di approfondire, come è stato fatto, il progetto con i diretti interessati e con le istituzioni locali e di rivederne aspetti importanti: una prima volta si era rivelato non conforme agli obiettivi che doveva perseguire e, successivamente, era emerso che non era idraulicamente adeguato per il fatto che il tracciato planimetrico era stato ritagliato sui confini catastali delle singole proprietà». Va ricordato che i primi progetti presentati dallo studio fiorentino non erano stati accettati e quindi hanno dovuto subire modifiche e aggiustamenti. «Il mancato accordo volontario sugli espropri - precisa la Regione - avrebbe certamente consentito di “guadagnare” due mesi per le procedure di gara e per l’affidamento dei lavori».
L’argine remoto è considerato dalla Regione Toscana «un’opera importante e attesa dai cittadini, che richiederà ad alcuni di loro di cedere parte delle proprietà a vantaggio di un intervento che serve al bene della collettività. Un processo anche questo che - conclude la Regione - istituzioni e cittadini dovranno affrontare insieme nel pieno rispetto di regole e diritti a tutto vantaggio della sicurezza di cittadini e territorio». Le polemiche non volute però, purtroppo, non cambiano il risultato: ancora l’argine remoto è lontano dalla sua realizzazione. La fine dei lavori era stata prevista per ottobre 2015. Ora, sperano gli abitanti, non rimane che una cosa da fare, lasciare che alle parole seguano i fatti. Solo così il territorio sarà in sicurezza.
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