Attenzione
«Affitto altissimo e pochi clienti al Barrino»
Il gestore del locale di Tatti spiega il perché della chiusura e offre la propria disponibilità a tornare
TATTI. C’è un motivo per cui la vecchia gestione ha chiuso Il Barrino di Tatti.
È la diretta interessata, Loretta Nelli, a spiegare come sono andate le cose e come mai ora la vicenda sia passata in mano agli avvocati.
Una vicenda che tiene banco in paese, dato che quel locale, chiuso ormai da novembre, è l’unico posto di aggregazione del borgo. Una storia ben precisa quella che riporta l’ex gestrice, che parte dal suo decennio dietro il bancone, «con soddisfazione propria e soprattutto della cooperativa Pro Tatti – spiega – dato che il pagamento da ultimo ha sfiorato il ragguardevole importo di duemila euro al mese».
Una bella esperienza che si è spezzata con la crisi, che ha, per dirla come Nelli, «radicalmente modificato le abitudini della clientela».
Nello specifico, poi, c’è da contare che contro la sua attività ha giocato la chiusura della strada provinciale 53 (per una frana), che «ci ha completamente isolato per mesi e mesi e ha avuto effetti catastrofici per il locale».
Prima però ci sono state anche le estati 2013 e 2014, mai ridenti, che con il loro maltempo hanno allontanato i turisti. Ma soprattutto, spiega l’ex gestrice, in questo lungo periodo «Il Barrino, che ora che è chiuso tutti amano e vorrebbero aperto, è stato quanto più deserto si possa immaginare, a tal punto che è divenuto impossibile sostenere le spese». Le firme sulle petizioni, insomma, sono di quelle stesse persone che per diverso tempo al Barrino non ci hanno messo piede. Ma l’imprenditrice si scaglia soprattutto sulla cooperativa, che «ha ignorato la reale portata del problema facendosi forte degli accordi raggiunti in fase economiche diverse».
Ed è qui che sono venuti fuori gli avvocati, chiamati proprio dalla cooperativa per fare un’ingiunzione di pagamento a Nelli, nonostante la difficile situazione. «Non ha neppure usato forme di mediazione conciliativa ma si è subito rivolta al tribunale» spiega. «Quindi la scelta dello scontro non è da ricondurre a me». Una versione ben diversa da quella che corre in paese.
Ma l’ex gestrice apre: «se si vuol sbloccare la situazione basta che la cooperativa lo comunichi. La sottoscritta resta disponibile a trovare una chiusura onorevole e rispettosa dei reciproci diritti, chiudendo in modo pacifico una storia durata decenni». Ma questo potrà avvenire sono in sedi opportune «e non certo – conclude Nelli – in incontri a quattr’occhi o addirittura pubblici dove processare sommariamente la sottoscritta».
Alfredo Faetti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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