Il Tirreno

Grosseto

Quell’appartamento donato al Comune e mai regolarizzato

di Alfredo Faetti
Quell’appartamento donato al Comune e mai regolarizzato

Da vent’anni è nella disponibilità dell’ente che lo affitta ma ora non può venderlo perché non c’è l’atto di proprietà

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MASSA MARITTIMA. Storia strana, fatta di generosità, distrazione (chiamiamola così) e tasse. Accade a Massa Marittima, dove il Comune ha ereditato una ventina d’anni fa un appartamento nel centro storico da una cittadina di buon cuore. Un bel gesto che però non è mai stato formalizzato: tant’è che l’immobile non risulta nell’elenco delle proprietà pubbliche. E fin qui siamo a quella che abbiamo chiamato distrazione, ma c’è di più: a rendere davvero particolare questa storia è il fatto che nonostante sulle carte non esista, l’amministrazione in questo ventennio ha continuato a pagare le tasse su questa casa.

Siamo in via Norma Parenti, una lunga strada che corre a lato delle mura della città del Balestro. L’appartamento in questione apparteneva alla signora Giannina, che lo usava saltuariamente. La donna, infatti, era residente a Savona, dove è venuta a mancare nel 1993. Ventidue anni fa. Era affezionata a Massa Marittima, così decise di lasciare l’immobile al Comune, così come ha fatto sapere agli amministratori un notaio ligure dopo la scomparsa della signora. Un bel gesto nei confronti della comunità, solo che nessuno ha mai provveduto a formalizzare il passaggio di proprietà, benché alla fine l’ente abbia fatto effettivo uso di questo appartamento. La strana cronaca di questa vicenda è raccolta in una determina di settore. «Il Comune – si legge nell’atto – non ha mai provveduto a formalizzare l'accettazione della donazione per cui presso il pubblico registro immobiliare l’atto risulta come donazione non accettata».

Sui documenti, insomma, il municipio non ha mai fatto proprio questo dono. Ma come spesso accade, dalla carta alla pratica la realtà è diversa. Perché nel concreto «dalla data dell'atto di donazione il Comune ha utilizzato l'immobile riscuotendone i canoni di locazione ed accollandosi le spese condominiali e di manutenzione». Ergo: il dono è stato sì accettato e ne è stato fatto buon uso, ma è mancato un passaggio burocratico che ufficializzasse il passaggio di consegne dalla signora all’ente. Un problema, per diversi aspetti. Soprattutto perché in questi tempi di crisi c’è la possibilità di riscuotere una bella cifra dall’eventuale vendita dell’appartamento. Ma per poterlo inserire nel piano d’alienazione, occorre che venga definita la sua titolarità.

Come procedere dunque, così da riportare su binari ordinari questa strana storia? Attraverso un acquisto per usucapione, così come ha suggerito l’avvocato dell’amministrazione anche a fronte del parere del notaio di Savona. In parole povere, l’usucapione è una modalità d’acquisto della proprietà a titolo originario di un oggetto basata sul perdurare per un determinato periodo di tempo dell’oggetto stesso. A questo punto, il passaggio di proprietà sarà ufficializzato. Anche se questo ulteriore passaggio costerà alle casse pubbliche quasi cinquemila euro per le spese legali. E pensare che tutto era nato con un gesto di buon cuore.

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