Il Tirreno

Grosseto

SOS FURTI

Il Comitato dei derubati a quota 800 iscritti

Elisabetta Giorgi
Fausto Turbanti nella villa dei suoi genitori mostra le due casseforti tagliate in due con un frullino (foto agenzia Bf)
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Fausto Turbanti nella villa dei suoi genitori mostra le due casseforti tagliate in due con un frullino (foto agenzia Bf)

Dalla rabbia alla volontà di collaborare con le forze dell'ordine: così il gruppo è cresciuto nei numeri e nella credibilità. In arrivo un vademecum

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GROSSETO. Nato da un sentimento di rottura e delusione profonde verso le forze dell’ordine e le istituzioni, in poche settimane ha visto un’inversione di tendenza. E ora che conta 800 iscritti - 1100 adesioni su Fb - va a braccetto con polizia e carabinieri.
È il “club” dei derubati, un Comitato (il suo nome è “Uniti per una Maremma migliore”) nato e cresciuto in pochissimo tempo a Grosseto dopo l’impennata di furti nelle case che ha piegato il territorio e stravolto gli animi. Ogni giorno questa creatura prende sempre più quota non solo nei numeri ma pure nella credibilità pubblica: inizialmente visto con distacco dagli organi investigativi, ne ha poi conquistato una piena attenzione. I suoi componenti sono diventati così tanti che le forze dell’ordine (sia per sostanza reale che forse per diplomazia e tattica) non possono più ignorarli. E così, da gruppo di rivolta, il Comitato è diventato “amico” degli investigatori in un rapporto simbiotico che si consolida ogni giorno che passa. Basta osservarne la genesi.
All’inizio regnavano choc e stupore, rabbia e frustrazione. «Eravamo stanchi dei furti - racconta Fausto Turbanti, presidente del Comitato che per primo ne ha lanciato l’idea dopo due colpi di fila nelle case di genitori e zii - Ci sentivamo abbandonati e soli a combattere un’entità più forte di noi. Sentivamo di non essere più sicuri nelle nostre case e anche le forze dell’ordine sembravano non arginare il problema». Sabato 14 febbraio l'ennesimo episodio (stavolta un tentato furto) a Casalecci.

Un mese fa il grido di rabbia, il moto di repulsione che ha scombussolato il cuore e lo spirito di tanti ha portato alla fondazione del Comitato dei derubati, il primo esistente. E la risposta dei grossetani è stata enorme e imprevedibile: hanno aderito subito 500 persone, poi 600 e «ora siamo quasi 800». Pochi giorni fa è stato fondato l’omonimo gruppo Fb che ha già raggiunto 1100 likes. Un boom.

Il Comitato si è anche dato uno statuto in cui si professa del tutto apolitico, concetto ribadito ovunque («nessuno di noi ha intenzione di scendere in politica o fondare liste civiche...»), stampa moduli per le adesioni e li distribuisce in circa 40 punti della provincia, bar, ristoranti, edicole. Sforna idee per un futuro migliore, organizza incontri con i cittadini e punta a raggiungere cifre vertiginose pescando non solo sull’enorme bacino dei derubati, ma anche di tutti coloro che hanno a cuore la sicurezza pubblica. All’inizio le forze dell’ordine hanno osservato il gruppo un po’ a distanza tradendo una latente irritazione per l’immagine di scarsa sicurezza che aleggiava in città e avrebbe potuto intaccare la loro credibilità pubblica; ma nelle ultime settimane è avvenuto qualcosa di inedito. Il prefetto ha ricevuto il Comitato, ascoltato i suoi suggerimenti e disposto ovunque un’immediata intensificazione dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Anche il colonnello dei carabinieri, Gerardo Iorio, ha accolto con favore la nascita del gruppo e chiesto la «stretta collaborazione dei cittadini per costruire insieme una sicurezza partecipata come avviene nei paesini e nei centri rurali, dove l’abitante conosce bene il maresciallo ed è in stretto contatto con lui ogni giorno, segnalando furti e tipi sospetti». Due giorni fa è avvenuto un altro attestato di riconoscimento: il Questore ha accolto in pompa magna una delegazione di derubati nell’auditorium della Questura, ascoltandone i suggerimenti insieme a carabinieri. Il rapporto reciproco si è ancor più rinsaldato e ne è nata l’idea di un vademecum antifurti assai speciale, in arrivo a breve. Sarà non un manualetto generico sulla sicurezza, ma un prontuario scritto a più mani dagli stessi derubati insieme a polizia e carabinieri, sulla base dell’esperienza reale maturata sul campo dal “club” maremmano. Come difendersi, come blindarsi in casa, come reagire di fronte ai malviventi. Per mettere a punto il tutto, derubati e forze di polizia si incontreranno più volte; poi il Comitato si occuperà di “formare” i maremmani a puntino.

«Non avremmo mai creduto - conclude Turbanti - che le forze dell’ordine recepissero così tanto i nostri suggerimenti e persino vi orientassero il lavoro sulla base delle nostre esperienze: mai successa una cosa simile. E mai successo che noi cittadini ci trovassimo così uniti, in centinaia, per una missione tanto importante. Anche se i ladri continueranno a colpire, per noi è già un successo aver sfondato mille porte ed esserci avvicinati gli uni agli altri. All’inizio c’era solo un clima di paura tra noi e verso il mondo esterno: molti vivono con la pistola in casa. Un’altra cosa bella? Il Comitato era nato per raccogliere segnalazioni: ora stiamo facendo di più. Stiamo cercando soluzioni».
 

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