Il Tirreno

Grosseto

IL SACCHEGGIO DI SAN VALENTINO

Furto in casa del venditore di sistemi d'allarme

Elisabetta Giorgi
Furto in casa del venditore di sistemi d'allarme

Svaligiato l'appartamento di un noto commerciante: i ladri erano pronti ad aggredire con una mazza da baseball

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GROSSETO. I ladri erano pronti a colpire. Una volta entrati in casa, hanno preso una mazza da baseball da una camera e l’hanno appoggiata accanto alla porta d'ingresso, per usarla nel caso in cui fossero tornati i proprietari. Per fortuna la famiglia è rincasata tardi e i malviventi se n’erano già andati portando via spade e coltelli africani, ricordi del viaggio di nozze, la fede nuziale e i soldi raccattati dalla figlia per pagarsi gli studi. Accanto all’uscio è rimasto quel minaccioso “souvenir”.

Aggressione scampata, ma resta lo choc. «Non oso pensare – racconta Santo Pingitore, il proprietario che commercia autoradio e (ironia della sorte) antifurti – cosa sarebbe successo: ho l’immagine di noi picchiati. Il pensiero di mia moglie colpita con la mazza non lo me lo tolgo dalla testa».

Pingitore, imprenditore di 50 anni, è titolare di Ps, storico laboratorio di vendita e installazione di autoradio e antifurti per auto, in via Pakistan a Grosseto. Abita con la sua famiglia, moglie e due figli, in via Arno 5, in una palazzina nella quale l’unico appartamento è il suo: il resto sono uffici. Al piano terra lavorano due commercialisti e un consulente del lavoro.

Sabato la palazzina è rimasta a lungo vuota. In un’ora imprecisata tra le 16,30 e le 21,30 i ladri hanno colpito e sono fuggiti con 800 euro in contanti, giochi e ricordi dei viaggi in Africa. Nelle stesse ore pare che siano stati messi a segno altri furti nella stessa zona, in particolare in via Ombrone. La zona è quella del tribunale.

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Sabato «siamo usciti tutti di casa nel pomeriggio – racconta Santo – Erano le 16,30. Io sono andato in via Pakistan e ho portato anche mio figlio per fare alcuni lavori insieme. Una cosa non abituale: altrimenti c’è sempre qualcuno. Anche mia moglie era fuori. Il fatto che non ci fosse nessuno mi fa pensare che siamo stati controllati».

La famiglia è poi rientrata tra le 21,30 e le 21,45 scoprendo il portone che dà sulla strada era stato scassinato con un piede di porco, la serratura divelta. «Da lì i malviventi sono entrati nel palazzo, hanno salito le scale e divelto anche il portone d'ingresso del pianerottolo, sempre con il piede di porco».Dentro c’era il finimondo.

«Abbiamo trovato gli armadi nel caos, tutto aperto e buttato giù, i vestiti in terra. Nella camera matrimoniale i cassetti del comò sono stati rovesciati, lo stesso nella camera dei figli. La sala è stata la meno disastrata perché i ladri hanno puntato più a cassaforte, soldi e oro nelle camere. D’altra parte non abbiamo una cassaforte e non abbiamo valori in casa: il furto insomma è andato relativamente male».

«Relativamente» perché alla fine sono stati portati via effetti personali a cui la famiglia teneva moltissimo. La fede della moglie, un paio di orecchini. Circa 800 euro della figlia, da lei faticosamente guadagnati con i lavori estivi e che servivano per studiare all’università. Al figlio è sparito invece un gioco portatile. C'è poi un'altra parte di bottino che ha particolarmente ingolosito i malviventi. «Una serie di pugnali che avevamo preso in Kenya e avevamo attaccato al muro: due lavorati in metallo, venivano dal Marocco. Poi una spada, anche questa un souvenir comprato in viaggio di nozze in Spagna. Tutto sparito. A mio figlio sono state rubate altre tre piccole spade per arti marziali: niente di pericoloso o che possa essere usato come arma, ma magari che può essere rivenduto nei mercatini».

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La cosa più preoccupante – continua l’imprenditore – è «che abbiamo trovato la mazza da baseball che era in camera di nostro figlio appoggiata vicino alla porta e pronta a colpire nel caso in cui fossimo entrati: i ladri volevano guadagnarsi una via di fuga. Per fortuna non è entrato nessuno mentre loro erano ancora lì, non oso pensare a cosa sarebbe successo».

Lo spavento ha spinto la famiglia a dotarsi di un sistema d'allarme. «Sicuramente metterò un antifurto che non ho mai avuto e a cui non ho mai pensato: credevo di non averne bisogno perché non ho cose di valore. Ma questo non conta, ci sbagliamo di grosso. I malviventi entrano comunque. E se veniamo in contatto con loro, non possiamo sapere come andrà a finire».
 

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