Il Tirreno

Grosseto

Biotech licenzia tutti, occupata la sede

di Fiora Bonelli
Biotech licenzia tutti, occupata la sede

Tra i cinquanta lavoratori ce ne sono anche sei dell’Amiata grossetana. L’appello di Giulia: «Ho due bambini: che faccio?»

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CASTEL DEL PIANO. Chi pensava che andarsene dall’Amiata fosse più sicuro per la stabilità del proprio lavoro si deve ricredere.

Licenziamento collettivo alla Biotech di Siena, società strumentale della Fondazione Mps e specializzata in ricerca sui tumori e malattie neurodegenerative dove, dopo tagli e precedenti licenziamenti, continuava a lavorare una cinquantina di persone fra cui cinque o sei amiatini.

Un fiore all’occhiello, la Biotech, non solo per Siena ma per tutta la Toscana. E in una lettera aperta alla Fondazione, i lavoratori lo ricordano a tutti questo punto, ripercorrendo la dolorosa istoria della Biotech, entrata in crisi nel 2012, contestualmente alla crisi della Fondazione stessa.

Intanto, dopo l’annuncio del licenziamento collettivo, venerdì mattina i lavoratori hanno proclamato l’occupazione della sede del centro di ricerca.

«Da adesso – spiega Giulia, un’arcidossina che da undici anni lavora a Siena e ha due bambini – ci sono quarantacinque giorni per la trattativa sindacale e se non bastano, altri trenta. Vorremmo o un ricollocamento adeguato o meglio spereremmo, ma la vedo dura, in un salvataggio della Biotech. Siamo cinquanta lavoratori e abbiamo in media 35-45 anni. Tutti lavoriamo lì mediamente da sei sette anni. Io vengo da Arcidosso e vi sono altre persone dell’Amiata. Sempre mediamente abbiamo due figli».

Tutti si ritrovano a mani vuote dopo aver creduto in questo lavoro fino in fondo. Tanto che anche adesso, nonostante l’occupazione, continuano a lavorare «perché – spiega Giulia – abbiamo progetti regionali finanziati. Siamo biologi, chimici, chimici farmaceutici. E dove andiamo a sbattere la testa? Già avevamo scelto di trasferirci a Siena dai luoghi di origine. E adesso?».

I lavoratori in una lettera aperta, raccontano che dal 2012 «la programmazione delle attività è stata discontinua, ma nonostante le evidenti incertezze erano state stipulate nuove alleanze con multinazionali farmaceutiche, avuti finanziamenti per nuovi progetti, ottenuto dal Socio Fmps l’approvazione del piano industriale per il rilancio della società. Il piano prevedeva un sostegno da parte della Fondazione sino al primo trimestre 2016, quando l’azienda sarebbe stata in grado di autosostenersi». E poi l’obiettivo programmatico della Regione Toscana di investire nel campo delle scienze della vita. Invece la doccia fredda.

Secondo i lavoratori, invece di agire sul bene strutturale dell’edificio che ospita Biotech, troppo costoso e in parte superfluo, la Fondazione ha tagliato il personale. «Invece di recuperare risorse tagliando un bene materiale – spiega Giulia – si è cominciato dalle risorse umane, vanificando l’intenso lavoro degli ultimi anni e i risultati scientifici raggiunti. Nulla è stato fatto per il costo legato alla proprietà dell’edificio, la spesa più ingente».

I lavoratori, dunque, venerdì mattina sono passati all’occupazione, e con una lettera alla Fondazione Monte dei Paschi invitano le istituzioni a mettersi una mano sulla coscienza.

«Noi e le nostre famiglie non vogliamo essere nuovamente vittime della solita strumentalizzazione elettorale», dicono. E ripercorrendo la storia: «Dalla messa in liquidazione della Siena Biotech, lo scorso 22 dicembre, ad oggi, le reazioni di noi lavoratori sono state contenute, perché impegnati a portare avanti le attività in corso. Ci siamo fidati e ora ci domandiamo per quale ragione – prosegue la lettera – dall’inizio della crisi, soltanto i lavoratori siano stati oggetto di tagli attraverso misure quali riduzioni di orario di lavoro, cassa integrazione e licenziamenti, mentre nulla è stato fatto per il costo legato alla proprietà dell’edificio, la spesa più ingente. Noi e le nostre famiglie non vogliamo essere nuovamente vittime della solita strumentalizzazione da campagna elettorale-dicono-non siamo così numerosi da spostare gli equilibri elettorali, ma riteniamo che la realizzazione in Toscana della Pharma valley, punto essenziale del programma elettorale dell’attuale governatore, non possa partire dalla chiusura di uno dei pochi centri italiani di ricerca sulle malattie rare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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