Il Tirreno

Grosseto

tra sogno e realtà

Il commento: Mare, pineta, mura... L'amore abita qui

Stefano Adami
La spiaggia di Marina di Alberese
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La spiaggia di Marina di Alberese

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Grosseto, capitale dell’amore. Grosseto città sensibile. Ai baci, alle lacrime. Lo abbiamo visto anche pochi giorni fa, in un grande teatro adattato ad aula di tribunale. Quindi San Valentino non può non essere il suo santo per eccellenza. Il santo della città.

Perché la città, si sa, si innamora facilmente, con la chiara, fresca passione dei ragazzi. È lo stesso trasporto con il quale, per esempio, si è innamorata del suo patrono, Lorenzo. Martirizzato a Roma, ed eletto per il culto patronale anche qui, come in varie altre città del Paese.

I senesi invece, per esempio _ e tanto per non andare molto lontano _ il loro santo, Ansano, se lo sono prima martirizzato da soli. Martirio per via di prova del fuoco e poi dell’olio bollente, da farsi “lento pede”. Che Ansano superò in modo brillante. Siccome puntavano alla soluzione finale, i locali lo decapitarono. Solo dopo l’hanno beatificato.

Il culto dell'amore è ben leggibile nelle scritte che parlano dai muri cittadini. “Grazie a te” _ recita una – d’ora in poi non darò più la buona notte al cuscino”. È una città convivente, Grosseto? Rientrando, parlando di San Valentino che si avvicina e attende, il mio vicino mi dice del suo indelebile primo amore. Lo sguardo perso sui campi di località “Il Terzo”. Racconta: «“Dai, facciamo il bagno”, mi dice lei a bassa voce in un orecchio. Mi indica i punti in cui la luce della luna semipiena sembra quasi sprizzare dalle onde. “Arriviamo fino a laggiù...”». «Le accarezzo un braccio, entriamo in acqua a passi veloci. Vedo la sua schiena brillare nella luce bianca. Si allontana a forti bracciate dove c’è ancora più luce. “Che fai, hai freddo?”, mi grida ridendo». «Faccio qualche passo, la sabbia sparisce d’improvviso sotto i piedi. Vado giù per un po’, i capelli sembrano alghe, tentacoli di medusa. Lei è a qualche metro avanti a me. Stringo le mani sulle sue spalle, le passo sul suo volto, come farei a occhi chiusi. Intorno è tutto silenzio. Lei cerca le mie labbra. La bacio, la assaporo a lungo, le aspre onde del mare». «Restiamo fermi così, nell’acqua alta. Poi lei si stacca, si allunga ancora sulla schiena. Nuotiamo sul dorso, paralleli, senza tempo. Penso di restare così per sempre. Lei mi tocca le dita». «Io comincio a girare intorno a me più volte, veloce, come un delfino. Lei ride. Poi si gira, decide di tornare sulla spiaggia. La sabbia attaccata alla schiena non mi dà fastidio, adesso...».

Già, la notte, il mare, la pineta. Alla sera, in città, le mura sono _ o vorrebbero essere – il nostro Vondel park, dove le coppiette olandesi si scambiano eterni giuramenti. San Valentino è a ragione il santo della città, dunque; e bisogna muoversi, perché la nostra amata, la nostra Nikolaevna, aspetta. Che non attenda. Mai. Auguri a tutti.

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