Il dolore
Intervento anticipato Multa al primario annullata dal giudice
Orbetello, il dottor Rivela era stato sanzionato con 500 euro Ma c’era l’accordo di tutti e non è stato causato alcun danno
GROSSETO. Deve essere annullata la multa di 500 euro che la Asl aveva inflitto al primario dell’unità operativa complessa di chirurgia generale dell’ospedale di Orbetello, il dottor Giuseppe Rivela, per un presunto utilizzo abusivo della sala operatoria per un intervento in libera professione.
Lo ha stabilito il giudice del lavoro Antonella Casoli, che ha emesso la sentenza su un caso risalente al 2012. Assistito dall’avvocato Marco Calò, il dottor Rivela aveva presentato ricorso contro la sanzione del maggio di quell’anno per un caso del gennaio 2012. Secondo l’azienda, Rivela aveva anticipato alle 12, senza autorizzazione, l’intervento in libera professione programmato inizialmente alle 14,30, occupando così la sala operatoria dedicata all’attività istituzionale. Non solo: al direttore veniva contestato anche di aver coinvolto altri operatori, così distolti dal turno mattutino, e di aver dato disposizioni a personale infermieristico non alle sue dipendenze. Rivela aveva replicato che la decisione di anticipare i tempi era stata presa con l’accordo di tutti e che non aveva dato alcuna disposizione e che comunque era stata presa per rispondere alle esigenze del paziente, che tra l’altra era digiuno da 24 ore; inoltre, quel giorno l’attività istituzionale era terminata con largo anticipo (alle 11.45); era stata verificata la presenza in servizio di personale in grado di fronteggiare eventuali emergenze; e comunque l’azienda non ha mai dato indicazioni sugli orari o sulle comunicazioni, fatto salvo l’obbligo di timbrare. L’Asl aveva portato una delibera del 2011 in cui si legge “S.O. Orbetello attività chirurgica martedì 14-15, visite martedì 15-20”.
Il giudice, sentiti i testi, nota che S.O. vuole dire stabilimento Orbetello e non sala operatoria e che l’anticipazione «era stata concordata e non certo imposta», escludendo che vi siano state disposizioni organizzative. E che appare inverosimile che sia stata dedicata una sola ora del martedì. La dottoressa Casoli contesta poi le conclusioni dell’azienda in merito agli orari di effettuazione dell’attività chirurgica. «Quand’anche l’intenzione dell’azienda fosse stata quella di indicare anche per l’attività chirurgica in costanza di ricovero un orario predeterminato e fisso per ciascun sanitario, la delibera adottata, invero assai ambigua nella formulazione letterale adoperata, è stata di fatto interpretata e applicata tanto dalla direzione quanto dagli operatori come non implicante un orario fisso e immodificabile per lo svolgimento dell’attività chirurgica in costanza di ricovero». Non c’è bisogno di alcuna autorizzazione ma è prevista una mera comunicazione dell’attività svolta, anche a posteriori. E poiché tutte le condizioni erano state rispettate, anche quelle della timbratura e del recupero al pomeriggio del lavoro, «nessun pregiudizio all’attività, all’azienda o all’utenza è provenuto dall’anticipazione dell’intervento».
No invece del giudice alla richiesta di risarcimento danni avanzata da Rivela. La Asl deve invece pagare 500 euro, metà delle spese di giudizio.
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