Il Tirreno

Grosseto

Perquisite le abitazioni di cittadini islamici

Perquisite le abitazioni di cittadini islamici

Gli investigatori della Digos alla ricerca di armi ed esplosivi su mandato del Viminale

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GROSSETO. Perquisizioni in città e provincia nell'ambito di un'operazione antiterrorismo. Nel mirino degli investigatori della Digos, le abitazioni di alcuni cittadini islamici, di nazionalità marocchina, tunisina e pakistana.

I poliziotti della questura di Grosseto, fin dall'alba di mercoledì 11 febbraio, sono stati impegnati, prevalentemente nella ricerca di armi ed esplosivi. La Digos non ha scoperto né armi né esplosivi. Al vaglio invece la documentazione trovata, che sarà sequestrata qualora fosse giudicata di interesse investigativo.

Le perquisizioni scattate a Grosseto rientrano nell'ambito di un'operazione più vasta, che ha visto analoghi accertamenti in altre province della Toscana, ma sono anche l'epilogo di una lunga attività di controllo da parte degli uomini della Digos che, negli ultimi mesi, hanno sorvegliato molti cittadini di fede islamica che frequentano le moschee della città.

Complessivamente, a livello regionale, sono una decina le persone considerate vicine all'Islam radicale le cui abitazioni sono state perquisite mercoledì mattina perché sospettate di possedere o fabbricare armi. L'operazione è scattata nell'ambito di un'attività d'iniziativa della polizia, coordinata dalla Direzione centrale polizia di prevenzione del Viminale. In base a quanto emerso, oltre che a Pistoia non sono state trovate armi neppure nelle altre province interessate (Prato, Firenze e Pistoia).

È stato acquisito, anche in questo caso, solo materiale documentale, anche archiviato su supporti informatici, ora al vaglio degli investigatori.

I poliziotti sono arrivati da Roma all’alba di ieri mattina e hanno perquisito diverse abitazioni in città e nei paese limitrofi. Cercavano armi ed esplosivi che però non sono stati trovati: gli uomini della Digos hanno sequestrato personal computer, documenti e un po’ di droga. Secondo gli uomini del Viminale infatti, alcuni gruppi terroristici utilizzerebbero proprio lo spaccio di droga per racimolare i soldi necessari a finanziare l’organizzazione.

È il secondo blitz, questa volta degli uomini del Viminale, in Maremma dove sono state trovate le tracce della prima jihadista italiana, Maria Giulia Sergio, che per un periodo ha vissuto a Scansano. La donna, arrivata dal milanese dove si era convertita all’Islam, secondo le fonti investigative del Ros dei carabinieri sarebbe ora in Siria al fianco del marito, a combattere per l’esercito del Califfato.

Francesca Gori

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