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Don Franco, biografia di un prete di Maremma
Giovedì a Grosseto si presenta il libro: monsignor Cencioni, il sacerdote più conosciuto e carismatico della diocesi, racconta la sua vita
GROSSETO. Giovedì 12 febbraio alle 16, nella sala del consiglio comunale, sarà presentato il libro “Don Franco, il prete di Maremma”. Oltre all’autore, Giancarlo Capecchi, e al protagonista (don Franco Cencioni), ci saranno il sindaco Bonifazi, il vescovo Cetoloni e molte altre autorità cittadine. Il libro racconta la vita del sacerdote indubbiamente più conosciuto e carismatico della Diocesi di Grosseto.
Don Franco Cencioni, quasi novantenne, è un autentico monumento della città. Originario di Boccheggiano, il paese delle miniere, il prete-monsignore, classe 1926, ha visto passare sei vescovi: da Galeazzi a Tacconi, da Scola a Babini, da Agostinelli a Cetoloni. E’ stato consigliere e confidente di tutti i pastori che si sono succeduti in Maremma e nessuno più di lui conosce il territorio e la sua storia.
“Ho quasi 90 anni _ dice don Franco _ e ne ho viste tante. Adesso stiamo cercando di mettere tutto nero su bianco…".
Don Franco ha una memoria di ferro. Uomo di cultura e di grande semplicità. Diretto come un Don Camillo, generoso come un mediano. Perché, in fondo, don Franco il mediano, lo fa da sempre. Con vocazione naturale.
Le storie più belle, quelle più buffe, quelle drammatiche, sono raccolte in questa antologia, che parte dall’esperienza del Don Orione, a Tortona - l’istituto che ospitava i figli delle famiglie più povere - e arriva fino ai giorni nostri.
“Ero figlio di un minatore e rispetto agli altri ero considerato un signorino – racconta don Franco nel libro – quando scoppiò la seconda guerra mondiale mi trovavo a Voghera, dove venne a prendermi mio padre, il 18 giugno 1940, dopo un bombardamento francese sulla cittadina. Rientrai a Boccheggiano e poco dopo monsignor Paolo Galeazzi mi volle a Grosseto, in seminario. Qui conseguii la licenza ginnasiale nel 1943, poi la maturità classica, a Pisa. Finito il liceo decisi di studiare teologia e alla vigilia di Natale del 1950 fui ordinato prete in occasione della consacrazione della ricostruita Chiesa di Porto Santo Stefano".
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Il primo incarico a don Franco arriva nel 1951 da Antonio Dianzani, vicario generale della Curia. “Venni incaricato di togliere la polvere del bombardamento e il fango dell’alluvione del ’44 dall’archivio diocesano, recuperando il materiale presente”.
I ricordi sono davvero tanti: “rammento con piacere e orgoglio la nascita, nel 1966, della Parrocchia dell’Addolorata, negli anni ’70 quella del Santissimo Crocifisso, nel 1987 il taglio del nastro della San Carlo Borromeo, a Principina Terra”.
Monsignor Cencioni dirige ancora oggi l’Ufficio diocesano dei beni culturali ecclesiastici, che opera per tutelare e valorizzare i beni della Chiesa grossetana: dagli edifici di culto alle opere artistiche, dai beni architettonici, chiese comprese, alle suppellettili sacre, all’Archivio.
Il libro su don Cencioni contiene anche uno spaccato della sua vita familiare, il rapporto col fratello Renzo e i tanti nipoti. E poi retroscena su Scola vescovo di Grosseto, sul rapporto con la Banca della Maremma, l’amicizia col sindaco Pollini, il rapporto con la Pro loco di Grosseto. Anche i pontefici vengono raccontati con gli occhi del prete di Maremma. Il sacerdote ha mano libera.
Tra le pagini tristi il bombardamento di Grosseto nel ’43, vissuto da seminarista, le morti in miniera, la sciagura di Ribolla del 1954. Capitoli tutti da leggere quelli che raccontano del don Franco sacerdote a Giuncarico e poi a Bagno di Gavorrano, dove si consumò la staffetta con don Pierino Gelmini.
Nel libro nulla resta nell’ombra, anche i passaggi più complicati. Si approfondisce lo sgarro della Stella Maris di Boccheggiano, venduto ai privati; si torna sopra al campo di internamento degli ebrei di Roccatederighi e ai silenzi della Chiesa. Si parla di don Piero Gucci che si spreta e aderisce al Pci.
Don Franco dice sempre ciò che pensa, ciò che ricorda. Se lo può permettere. Ma la storia e la vita del sacerdote più caro ai grossetani non si chiude con l’ultima pagina di questo libro. Don Franco ha sempre lo sguardo curioso, idee e progetti. E – c’è da starne certi – si lascerà ancora trasportare in battaglie di principio, al fianco o contro amici, meno amici, amministratori, avversari o ‘fideles’.
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