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Schettino piange in aula mentre legge la sua dichiarazione

Pierluigi Sposato
Schettino in aula
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Schettino in aula

I giudici sono entrati in camera di consiglio: alle 19 diranno se saranno pronti per la sentenza. Si è ristabilito l'avvocato De Luca. La cronaca dell'ultima giornata del processo

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GROSSETO. C'è un punto fermo nel processo a Francesco Schettino. E cioè che sicuramente oggi, mercoledì 11, i giudici entreranno in camera di consiglio, al termine delle ultime repliche, quelle della difesa. Non è ancora certo che la sentenza possa arrivare già questa sera, ma è probabile. E comunque al massimo i giudici potrebbero tornare in aula per leggere la sentenza giovedì 12. L'udienza numero 70 esaurirà gli ultimi adempimenti, le repliche: deve concludere il responsabile civile Costa Crociere, devono parlare i due difensori del comandante. E poi sarà veramente la fine. Si è ristabilito l'avvocato Marco De Luca, che martedì sera aveva accusato un malore ed era stato portato al pronto soccorso: già prima di mezzanotte era stato dimesso ed è già arrivato al teatro Moderno.

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Video: guarda l'intervento completo dell'ex comandante

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Ore 12.10 Inizia la camera di consiglio. E' la fine del dibattimento, i giudici Puliatti, Mezzaluna e Compagnucci entrano in camera di consiglio che, come dice il presidente "si svolgerà in parte qui nel camerino del teatro e in parte in Tribunale, senza violare la segretezza".

Poi le indicazioni  per la lettura della sentenza non ci sono previsioni: "Alle 19 o torniamo con la sentenza o riceverete comunicazioni; e ciò potrebbe succedere anche più volte". Subito dopo Schettino si è allontanato dal  teatro a borso dell'auto guidata dall'avvocato Pepe.

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Ore 12.05. Schettino piange mentre legge la dichiarazione. Si interrompe Francesco Schettino mentre legge la sua dichiarazione spontanea. Si commuove. Non vuole continuare (“basta così”) perché si mette a piangere e non si capisce se avrebbe voluto andare oltre o se il suo intervento era concluso. Parla senza farsi riprendere dalla telecamera. Dice di “essere morto in parte anche io” quel 13 gennaio 2012 e che dal 16 gennaio “la mia testa è stata offerta con la convinzione di salvare interessi economici”. Nota che in aula sono state pronunciate “frasi lesive per la dignità umana, anche di chi le ha pronunciate”. Aggiunge di aver vissuto “per tre anni in un tritacarne mediatico, la cui violenza, se non subita, è difficile da capire”. E unito al dolore provato rende difficile “definire vita quella che sto vivendo”. Secondo il comandante alcuni media sono caduti nella trappola, “alterando la verità dei fatti, nella sostanza e nella forma, offrendo al pubblico un'immagine di me distante dalla verità”. E si riferisce, come ultimo esempio, al presunto gesto di stizza del giorno precedente, quando si era alzato solamente per andare a fare un'iniezione di antibiotici per curare l'influenza: “Mi è dispiaciuto tantissimo, è difficile vivere così”. A proposito del processo, dice che doveva essere coinvolta un'organizzazione e invece si è ritrovato da solo e che non a caso la gestione della sicurezza è delegata a una struttura (e Schettino fa una pausa) “considerata da estirpare dall'amministratore delegato”. Tutto avviene “per concludere un disegno iniziato tre anni fa", che ha voluto attribuire a lui le responsabilità, "senza alcun rispetto della verità, la comprensione dell'accaduto e soprattutto la memoria delle vittime". E fa notare che sono state modificate le procedure per il Napa: “Allora un valore l'aveva, purtroppo” dice riferendosi alla notte del naufragio. Schettino conclude: “Si è detto che non mi sono assunto responsabilità. Non è vero. Si è detto che non ho avuto sensibilità verso le vittime. Non è vero”. E se non si è cosparso il capo di cenere come chiedeva la Procura è perché sarebbe stato un modo di “esibire pubblicamente i propri sentimenti”; e invece Schettino dice di non aver voluto “esibire il mio dolore perché non fosse strumentalizzato”. Poi i singhiozzi, quando ricorda "di momenti con naufraghi ospiti a casa mia... non si dovevano permettere... basta così” e chiude il foglio.

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Ore 12 "Qualcosa è cambiato sulle navi Costa". Pepe spiega di essere stato sulla Costa Diadema e di aver visto che le procedure di sicurezza per l'indirizzamento alle muster station sono cambiate: "Adesso ti accompagnano quasi per mano dalla cabina, prima che la nave sia partita. C'è una proiezione, ci sono ufficiali che spiegano, controllano se hai allacciato bene il giubbotto di salvataggio. Allora a qualcosa questo processo è servito. A far sì che si evitino altri morti". Concluso il suo intervento. Dopo una breve pausa sarà la volta delle dichiarazioni spontanee di Schettino.

Ore 11.50 “Quei 32 morti potevano non esserci”. Pepe parla dei morti della Concordia, un tema “che ho affrontato in modo accorato”. “Se mi sono concentrato sul Dge – dice il difensore – un motivo c'è. Perché se il Dge avesse funzionato e se gli ascensori si fossero fermati dove avrebbero dovuto, quei 32 morti non ci sarebbero stati. E' colpa del mio assistito se il Dge non ha funzionato? E se gli oblò si sono rotti è colpa sua? Il tambuccio lasciato aperto ha accentuato lo sbandamento della nave, di un quarto d'ora forse. Sono voli pindarici, questi?”

Ore 11.40. "Schettino? Ha già scontato più di 30 anni". L'avvocato Domenico Pepe concentra il suo discorso sulla persecuzione cui Schettino sarebbe stato sottoposto. “Dileggiato, mortificato, offeso, ingiuriato anche in udienza. Perseguitato dalla stampa, dalle forze dell'ordine. Sono tre anni che non si può muovere, dobbiamo scappare dai ristoranti. La pressione dei mass media all'entrata del teatro mi ha anche graffiato le fiancate dell'auto. E anche la Procura l'ha perseguitato. Schettino ha già espiato più di 30 anni di reclusione! E per cosa? Per l'abbandono della nave: ma l'abbandono non c'è stato!”. Pepe bacchetta Francesco Verusio per le sue dichiarazioni fuori dall'aula (“abbiamo messo una pietra tombale su Schettino”) come anche il procuratore generale presso la corte di appello Tindari Baglione (“avrei chiesto di più dei 26 anni”), ritenendole inopportune.

Ore 11.25 "Schettino sverniciato di codardia”. Laino analizza i movimenti del comandante e soprattutto cerca di mettere in relazione le sue scelte con la consapevolezza. “Avete sverniciato Schettino di codardia – dice l'avvocato – Ma c'è la prova che il comandante avesse la consapevolezza che che c'era gente a sinistra?”. Ai giudici chiede ai giudici di sgomberare il campo dagli argomenti posti a suo parere in modo suggestivo dal pm. “Dagli atti abbiamo la possibilità di ricostruire tutto. Non dico che il decreto di citazione è nullo ma che è scritto malissimo, arriva a paradossi, arriva a contraddirsi con sé, con una sentenza già data”. Laino conclude affermando che “il film (di questo processo) deve essere montato secondo logica: solo così sarà possibile attribuire una responsabilità al comandante”.

Ore 10.50 "La nave non è stata investigata". Lo dice il difensore di Schettino, Donato Laino, nella sua replica al pm, ricordando una sua frase pronunciata durante l'incidente probatorio. Il legale difende le scelte processuali, l'aver voluto sentire determinati testimoni, l'aver maturato le proprie convinzioni dai risultati del confronto con i periti. Critica la Procura che sarebbe andata troppo a fondo nelle analisi, “spacchettando”, facendo perdere di vista il fatto. E sostiene che la Procura abbia fatto “un indicibile dileggio” dell'utilizzo del Napa, la strumentazione informatica per il calcolo della stabilità. Secondo Laino, a proposito delle ancore "il pm non ha fornito nessuna prova e vi mette in difficoltà". Il difensore contesta le affermazioni di Ciro Ambrosio secondo le quali il comandante sarebbe stato per 4 minuti e mezzo davanti al radar: "Era al telefono". E poi a suo giudizio la Procura non ha fatto azioni a favore dell'indagato: "Nessuna attività di indagine per l'incidente probatorio: l'ha fatta l'avvocato Bruno Leporatti quando presentò la denuncia".

Ore 10.20. “Non chiamate eroi i gigliesi”. De Luca chiude il suo intervento sugli abitanti di Isola del Giglio, cui tributa “un riconoscimento grande. Ma cosa dovremmo dire degli abitanti di Lampedusa? Non diciamo che i gigliesi sono degli eroi. Sono persone che hanno avuto un impeto apprezzabilissimo di generosità. Ma forse tutti i cittadini di questa Repubblica si sarebbero comportati allo stesso modo. Hanno adempiuto a un dovere della Carta costituzionale. Ma la generosità non ha prezzo, non deve essere riconosciuta in denaro”.

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Ore 10.10 "Al Giglio c'è stata una regìa?". E' proprio De Luca a riprendere a parlare, mentre Schettino arriva in aula. Il legale di Costa Crociere responsabile civile ringrazia chi si è interessato al suo stato di salute. E riprende a parlare proprio partendo dal suo malore: “E' stata la dimostrazione che i sintomi possono essere equivoci. Uno pensa di avere un infarto e invece se la cava con un'aritmia atriale. E' vero dunque che i sintomi sono equivoci, anche quelli che dovrebbero giustificare una malattia post traumatica”. E con questo intende spiegare ancora una volta perché Costa Crociere non accoglie le richieste di alcuni passeggeri. Si meraviglia poi che tutti i 180 gigliesi visitati dalla psicologa Petracca si siano costitutiti parte civile con lo stesso avvocato Lucchese e appoggiandosi allo stesso consulente architetto Rolli. “Non è folle chiedersi se ci sia stata una regìa”. E poi se il professor Scarpa dice che tutti i gigliesi lamentano un'inabilità assoluta, che fine hanno fatto gli altri residui dal totale di 1.418 abitanti? “Non chiedono nulla?”

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