Il Tirreno

Grosseto

Malore in aula per il legale di Costa Interviene il 118

di Pierluigi Sposato
Malore in aula per il legale di Costa Interviene il 118

L’avvocato stava parlando a conclusione delle repliche È stato portato al pronto soccorso per accertamenti

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GROSSETO. Ore 20.50. Mentre sta parlando per la replica del responsabile civile, l’avvocato Marco De Luca si ferma, chiede un bicchier d’acqua, chiede di sospendere, affaticato. Il presidente Puliatti capisce e rinvia a oggi, scusandosi se ha imposto il tour de force, ma è solo perché venerdì il teatro non è disponibile. Parte una telefonata, interviene il 118 e De Luca viene visitato e poi portato in ospedale per accertamenti.

Chiusura con emozione per l’udienza di ieri. Un tour de force iniziato alle 10 e, tra una pausa e l’altra, forzatamente terminato poco prima delle 21, con l’avvocato che aveva comunque dichiarato di aver bisogno di soli 5’. Terminerà oggi, o lo farà chi per lui, in questo processo maxi in tutto, anche nella La fase delle conclusioni che - tra richieste e repliche - si è prorogata per ben 12 giorni.

Lui, Francesco Schettino, rischia 26 anni (e 3 mesi) qualora dovessero essere accolte per intero le richieste dell’accusa. Si è presentato anche ieri, e ci sarà anche oggi quando ci sarà davvero l’ultima puntata, la replica dei suoi difensori. Non ancora rimessosi dall’influenza ma presente. E se si è assentato dall’aula dopo un gesto che a tutti è parso di stizza dopo certe affermazioni della Procura, lui sorride e smentisce: «Ero a fare un’iniezione», antibiotici per l’influenza. E al telefono, durante una pausa del processo, con il cellulare di colore giallo chiama la signora Santina per farsi ricordare il nome e per ringraziarla dell’abilità nel maneggiare ago e siringa.

Vabbuò, l’imputato ha ancora voglia di rimanere su toni leggeri. A dispetto dei proiettili che sono fischiati al teatro. Come quelli sparati dal sostituto procuratore Stefano Pizza: «È travolto da uno tsunami di prove e lui non ammette nulla. Tutto è contro Schettino a cominciare dallo stesso Schettino. Qualcuno aveva detto con una battuta che era più facile volare che difendere Schettino. E' vero. Noi chiediamo solo una pena giusta che ristabilisca la verità dei fatti». Cioè i 26 anni e 3 mesi. Prima di lui, il collega Alessandro Leopizzi ricorda che Schettino si è «ghettizzato da solo», che il tentativo di proporre il patteggiamento era stato maldestro, che la legittimità dei patteggiamenti era stata convalidata dalla Cassazione, che nessuna prova è stata cancellata, che la Procura ha svolto anche azioni a favore dell’imputato, ad esempio quando ha lasciato cadere l’ipotesi di uno Schettino «cocainomane». E chiude dicendo di non capire quale sia la «quota» che Schettino ammette di avere nel disastro.

Poi è la volta delle parti civili. E i proiettili tornano a fischiare. All’indirizzo di Costa Crociere spa. «Non cadete nella tentazione: la richiesta di condanna è imbarazzante per voi, potreste cadere nella tentazione di dare una sentenza punitiva nei confronti dell'imputato e dire che giustizia è fatta. Invece giustizia sarà fatta se punirete anche Costa Crociere per ciò che ha contruibuito a causare», dice l'avvocato Massimiliano Gabrielli (Giustizia per la Concordia). E se altri difensori si accalorano per sostenere che i naufraghi hanno certamente subìto un danno psichico («non sono bastate le lacrime di chi è venuto a testimoniare qui?»), l’Isola del Giglio attraverso l’avvocato Maria Chiara Zanconi contesta alla compagnia «la mancanza di prove: noi abbiamo dimostrato, Costa no». Noi abbiamo portato gli elementi «dall'altra parte solo fumo e nebbia». Non è tenera nemmeno l’avvocato Patrizia Pinna che rappresenta le amministrazioni dello Stato: «La compagnia non ha fatto bonifica, ha fatto solo la rimozione del relitto. E comunque la bonifica non è alternativa alla riparazione del danno, è cumulativa. Costa deve provvedere a bonificare i fondali e a riparare il danno ricostruendo l'habitat e le specie». Il legale – che chiede di poter parlare senza essere interrotta dal responsabile civile - ritiene pienamente giustificata la richiesta di pagamento di 200 milioni rivolti dal ministro dell'Ambiente alla compagnia, per «le perdite, il ripristino, il costo degli interventi che devono essere finanziati».

La conclusione dell’udienza vede appunto risuonare in aula le parole di De Luca. Che si difende, contrattaccando, anche da quelle che ritiene essere «offese» da parte di chi ha parlato prima di lui. Spiega parlando dei postumi dei naufraghi che i «pazienti hanno sintomi equivoci» e che «patologie identiche vedono richieste di diverse entità» fino a 1,5 milioni di euro e che quindi deve essere il giudice civile a pronunciarsi. Spiega che il ministero dell’Ambiente non è legittimato a chiedere nulla non essendo finito il ripristino. Che quella dei «danni morali è una richiesta fuori luogo» sia che provenga da privati sia che provenga da enti pubblici. Spiega che non si può caricare su Costa il fatto che in due anni il Comune non sia riuscito ad acquisire la semplice proprietà giuridica della Rocca Pisana al Giglio. Spiega, citandola, la sentenza che farebbe riferimento a Sant’Anna di Stazzema, affermando che è impossibile fare un paragone e che è un oltraggio stabilire paralleli anche con un’altra sentenza quella relativa a Stava. Poi il malore.

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