Un nuovo management per sviluppare la società
Intervista a Maurizio Romiti presidente della Copaim
Da quanto tempo Maurizio Romiti è interessato a Copaim?
«Pentar ha effettuato l'investimento nel 2007 e questo è l'investimento più importante effettuato dalla società. L'investimento ha lo scopo di durare nel tempo per costruire un polo d'eccellenza nel settore alimentare fresco e rappresentare un eventuale punto di aggregazione di altre aziende con caratteristiche analoghe».
Dal 1977 ai primi anni 2000 la società si è evoluta. Quali sono stati i principali valori di Copaim che l’hanno portata a investire qui?
«Grazie al lavoro straordinario dei soci fondatori la società ha saputo costruire una realtà importante e soprattutto con grande capacità di vendere all'estero. Inoltre, il legame forte con il territorio e la capacità tecnica dei responsabili aziendali ha rappresentato per lungo tempo il punto di forza dell'azienda».
Il mercato dal 2010 ha subito un rallentamento...
«Dall'inizio della crisi internazionale il mercato alimentare è progressivamente cambiato in tutto il mondo e l'attenzione al prezzo è diventata esasperata. Copaim non ha saputo interpretare per tempo questa evoluzione del mercato e soprattutto non è stata capace di portare sul mercato i prodotti della sua ricerca che avrebbero dovuto garantirle la possibilità di salvaguardare la sua posizione di élite. Purtroppo, questa carenza si è rivelata molto grave. Analogo discorso va fatto per mercati e clienti.
Poi c’è stata l’alluvione.
«Sì, e ed è stata particolarmente grave per la società, provocando un lungo periodo di sosta nella attività e un ancor più lungo periodo di riduzione del fatturato dovuto alla esigenza dei clienti di comunque non avere soluzioni di continuità negli approvvigionamenti».
Quali sono stati gli elementi che hanno innescato la crisi?
«Il precedente management non è stato capace di interpretare cosa stava succedendo sul mercato a causa della crisi finanziaria. L'organizzazione e l'organigramma aziendali non si sono adeguati con sufficiente velocità alle mutate esigenze. La mancanza di una seconda linea manageriale di qualità ha impedito un rapido ricambio generazionale ricorrendo alle necessarie competenze. E da ultimo, sicuramente l'alluvione e l'incendio allo stabilimento sul Monte Amiata hanno aggravato la situazione finanziaria della società».
Ma nel 2013 le cose hanno cominciato a cambiare.
«Dal 2013 il consiglio di amministrazione ha deciso di introdurre una serie di cambiamenti che rappresentassero una vera discontinuità rispetto al passato. Quindi il ricambio del vertice aziendale e i primi cambiamenti nella organizzazione e nel modo di operare. Certamente questo lavoro non è terminato e dovrà ancora essere proseguito per ridare alla società un organigramma moderno e competente».
La fase attuale: Maurizio Romiti condivide le scelte del Cda e ritiene vi deve essere reazione immediata per l'impresa?
«Con la richiesta di ammissione al concordato in bianco il consiglio di amministrazione ha preso la decisione giusta per tutelare l'impresa da aggressioni scriteriate e quindi essere in condizione di salvaguardare in modo equilibrato e nel rispetto dei diritti di tutti gli interessi di creditori e dipendenti. Siamo consapevoli che il percorso da fare è ancora molto arduo. Confidiamo, anche grazie allo sforzo che gli azionisti hanno dichiarato di voler sostenere per la ricapitalizzazione della società, che questo periodo difficile possa essere presto dietro le spalle e la società riprendere il percorso virtuoso della crescita».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
