Sicurezza
Malore in aula per l'avvocato di Costa Crociere
L'avvocato De Luca ha sospeso il suo intervento in aula, udienza rinviata a mercoledì
GROSSETO. E' il giorno delle repliche al processo Schettino. La Procura ha preso di nuovo la parola per rispondere alla difesa, che a sua volta aveva rintuzzato gli “attacchi” dei pm. E in questo processo in cui le parole forti, i paragoni arditi e le espressioni anche marcate si sono susseguite, anche questa 69a udienza sta riservando la consueta dose di scintille tra accusa e difesa. Da non trascurare l'apporto delle parti civili: anche loro hanno qualcosa da dire, anche in merito alle affermazioni del legale del responsabile civile Costa Crociere, che non aveva risparmiato critiche. Sui programmi orari di questa udienza nessuno è in grado di fare previsioni, ma il presidente Giovanni Puliatti lunedì sera ha espresso “la speranza di andare in decisione mercoledì”. Veramente, all'epilogo del processo mancano poche ore. Nel pomeriggio il presidente aggiunge che la replica dell'avvocato Domenico Pepe, l'ultima del "giro", si svolgerà mercoledì mattina.
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Ore 21.00 Malore per l'avvocato De Luca. Poi alle 20,50, mentre parla della possibilità che l'associazione Sos Concordia risulti mancante dei requisiti per chiedere i danni e mentre riconosce di essere stato pesante con la dottoressa Petracca consulente dell'associazione, l’avvocato De Luca chiede di potersi fermare: beve, si siede, chiede di sospendere, affaticato. Il presidente capisce e rinvia a oggi, scusandosi se ha imposto il tour de force, ma è solo perché venerdì il teatro non è disponibile. Non è il caso di correre rischi, anche in considerazione dell'età dell'avvocato (che poco prima aveva ricordato di avere 43 anni di attività), e così parte una telefonata per il 118. Non sono le 21 e l'ambulanza è già al teatro. L'equipaggio sottopone il legale, seduto su una poltrona della prima fila, a vari accertamenti, tra cui l'elettrocardiogramma. De Luca è vigile e risponde. Intorno a lui i suoi collaboratori, mentre il presidente Puliatti invita gli altri a lasciare il teatro, in modo da consentire un minimo di riservatezza. Restano i carabinieri e i sanitari. Poi De Luca viene fatto salire sulla barella che viene caricata sull'ambulanza, che parte per il pronto soccorso.
Ore 20.50 "Indispensabile ricorrere al giudice civile". La conclusione dell’udienza vede risuonare in aula le parole dell’avvocato Marco De Luca, che parla per Costa responsabile civile. E che si difende, contrattaccando, anche da quelle che ritiene essere «offese» da parte di chi ha parlato prima di lui. Spiega che i «pazienti hanno sintomi equivoci» e che «patologie identiche vedono richieste di diverse entità» fino a 1,5 milioni di euro e che quindi deve essere il giudice civile a pronunciarsi. Spiega che il ministero dell’Ambiente non è legittimato a chiedere nulla non essendo finito il ripristino. Che quella dei «danni morali è una richiesta fuori luogo» sia che provenga da privati sia che provenga da enti pubblici. Spiega che non si può caricare su Costa il fatto che in due anni il Comune non sia riuscito ad acquisire la semplice proprietà giuridica della Rocca Pisana al Giglio. Spiega, citandola, la sentenza che farebbe riferimento a Sant’Anna di Stazzema, affermando che è impossibile fare un paragone e che è un oltraggio stabilire paralleli anche con un’altra sentenza quella relativa a Stava.
Ore 19.50 "Fantasiosi i presupposti per la richiesta di 26 anni". Forti critiche alla replica (ma anche all'operato complessivo) della Procura vengono rivolte dall'avvocato Giuliano Leuzzi (Codacons). "Inconsistente" viene definita la replica del mattino, "un assordante silenzio sui temi da noi sollevati" perché dagli uffici di via Monterosa sarebbe stato attuato "un sistematico e pervicace accantonamento di ciò che ha riguardato profili diversi dall'imputato: eppure hanno riguardato il mezzo dell'incidente". Leuzzi conferma la richiesta di condanna per Schettino ma ritiene "fantasiosi i presupposti della richiesta di 26 anni, come per la richiesta di archiviazione". Poi fa notare che le schede di recupero dei cavaderi dei vigili del fuoco indicano che alcuni corpi erano stati trovati nel vano ascensori e non capisce perché la Procura abbia proiettato un video piuttosto crudo in aula per indicare il contrario. Intervengono anche l'avvocato Marco Festelli per Confconsumatori e l'avvocato Alessandro D'Amato per ricordare l'avvocato Franco Zuccaro (Wwf) morto nel corso del processo.
Ore 19.00 "Comportamento calunnioso". Prima della pausa, a prendere la parola è l'avvocato Pier Paolo Lucchese di Sos Concordia: il quale si meraviglia che ancora a questo punto del processo si metta in discussione la legittimità della costituzione dell'associazione che raggruppa abitanti e operatori di Isola del Giglio. E comunque il legale difende a spada tratta i propri consulenti, l'architetto Arnaldo Rolli (si era occupato della svalutazione degli immobili) e la dottoressa Carmen Petracca; specie quest'ultima, oggetto secondo Lucchese di "un dileggio" da parte del responsabile civile che avrebbe tenuto "un comportamento calunnioso" nei confronti della psicologa che si era occupata dell'assistenza degli abitanti dell'isola. Calunnioso quando l'avvocato De Luca aveva ipotizzato che la dottoressa avrebbe indotto i pazienti a costituirsi parte civile.
Ore 18.20. “Non deve sfuggire il lato umano”. Contro le resistenze di Costa Crociere che si oppone alla liquidazione perché ritiene impossibile quantificare il danno psicologico o psichiatrico si scagliano anche altri avvocati. Come Michelina Suriano, che ricorda che si tratta di “malattie in evoluzione, che non potevano essere valutati negli 11mila euro offerti dalla compagnia pochi giorni dopo il naufragio”. Il legale dei naufraghi delle colline bolognesi afferma che “il responsabile civile non mi ha messo all'angolo, il danno è provato”. Secondo Fabio Targa, invece, la Procura avrebbe dovuto fare un altro passo e “allargare invece che restringere su Schettino”, ritenendo questa una “impostazione medievale che mi disturba”. E lamenta che i pm non hanno mai fatto cenno alle parti civili. Anche per Salvatore Vitrano, “è stata data la prova per tutti i miei assistiti”; e al Tribunale chiede “la liquidazione definitiva del danno”, a pena di conseguenze gravi per i naufraghi. “E poi sfuggirebbe il lato umano di questo processo, la giustizia deve essere a 360°, altrimenti sarebbe un processo monco per chi ha visto la morte in faccia”.
Ore 17.00 “Da Costa non prove, solo fumo”. Attacco pesante quello dell'avvocato Maria Chiara Zanconi, difensore di Isola del Giglio. Attacco alla compagnia, che ha respinto le richieste dell'amministrazione, praticamente in toto: dalla Rocca Pisana, con il museo non realizzato ("il libro dei sogni" lo aveva definito l'avvocato Marco De Luca), all'economia isolana che sarebbe stata solo marginalmente intaccata dall'evento. Ma ciò su cui insiste il legale è “la mancanza di prove: noi abbiamo dimostrato, Costa no”. Noi abbiamo portato gli elementi “dall'altra parte solo fumo e nebbia”. E la compagnia avrebbe dovuto far ricorso alla “manipolazione” per giustificare le sue affermazioni. “Non abbiamo chiesto né 200 né 300 milioni, ma solo 20 di provvisionale, il resto è rimesso alle vostre mani”. Particolarmente accorati gli interventi di altri due avvocati di parte civile, in favore di naufraghi. “Il danno economico non è palpabile? - chiede Alessandra Guarini – E allora le testimonianze di chi è venuto qui e parlava piangendo non sono abbastanza? Noi l'abbiamo dimostrato il danno e il giudice ha l'obbligo di liquidarlo”. E poi: “E' una mistificazione sostenere che il trauma post traumatico non esiste”, dice l'avvocato Annamaria Romeo che tutela una donna che ha cambiato città pur di cercare di dimenticare il naufragio.
Ore 15.30 “Costa non ha mai fatto la bonifica”. E' la volta dell'avvocato Patrizia Pinna, che rappresenta le amministrazioni dello Stato. E che, tra l'altro, contesta le affermazioni di Costa Crociere spa in merito agli interventi fatti all'Isola del Giglio: “La compagnia non ha fatto bonifica, ha fatto solo la rimozione del relitto. E comunque la bonifica non è alternativa alla riparazione del danno, è cumulativa. Costa deve provvedere a bonificare i fondali e a riparare il danno ricostruendo l'habitat e le specie”. Il legale – che chiede di poter parlare senza essere interrotta dal responsabile civile - ritiene pienamente giustificata la richiesta di pagamento di 200 milioni rivolti dal ministro dell'Ambiente alla compagnia, per “le perdite, il ripristino, il costo degli interventi che devono essere finanziati”. L'avvocato chiede che Costa sia obbligata a provvedere a misure riparatorie. E la provvisionale deve servire al ministero “a far fronte agli ingenti costi” degli interventi che andrà ad affrontare.
Ore 15.10 “Giusto punire anche Costa Crociere”. “Non cadete nella tentazione: la richiesta di condanna è imbarazzante per voi, potreste cadere nella tentazione di dare una sentenza punitiva nei confronti dell'imputato e dire che giustizia è fatta. Invece giustizia sarà fatta se punirete anche Costa Crociere per ciò che ha contruibuito a causare”. Lo dice l'avvocato Massimiliano Gabrielli, alla ripresa del processo dopo la pausa pranzo, nello spazio dedicato alle repliche delle parti civili. Opposizione (non accolta) dei legali della compagnia quando Gabrielli cita le parole dell'amministratore Michael Thamm che dice che quella che vuole “estirpare” con il trasferimento della sede da Genova ad Amburgo è “quella cultura in cui è nata la vicenda Schettino”, parole citate in prima battuta dalla difesa del comandante.
Ore 13.30 “Tutto è contro Schettino, anche lui stesso”. Breve l'intervento dell'altro sostituto procuratore Stefano Pizza, che fa le bucce ad alcune dichiarazioni difensive. Ha ribadito che Schettino ha una colpa smisurata anche se non si è capito se sapeva dov'era e se voleva deviare dalla rotta. Ha notato che l'avvocato Laino nega la colpa cosciente sostenendo gli stessi argomenti che l'accusa usa invece per affermarla. Ha ricordato che per gli altri che hanno patteggiato “l'azione che causa il naufragio si interrompe e poi comincia altro”, mentre per il comandante si aggiunge anche il resto. Le attenuanti generiche non possono essere concesse solo perché Schettino si è fatto interrogare. “Si possono invocare anche se dice bugie?”. E poi Pizza nota che Schettino ”è travolto da uno tsunami di prove e lui non ammette nulla. Tutto è contro Schettino a cominciare dallo stesso Schettino. Qualcuno aveva detto con una battuta che era più facile volare che difendere Schettino. E' vero. Noi chiediamo solo una pena giusta che ristabilisca la verità dei fatti”. Cioè i 26 anni e 3 mesi.
Ore 13.15 “Ma qual è la quota di Schettino?”. Il pm chiude il suo intervento dichiarando di non aver capito il contenuto delle richieste della difesa del comandante. “Una parte civile gli aveva chiesto della sua quota ma lui non l'ha detta e dalle tre ore di arringa io non l'ho capita. La difesa ha chiesto in subordine il minimo. Ma Schettino ha sparato su tutti, anche su Ursino, su De Falco, Bosio, Ambrosio, Rusli Bin, su Ferrarini no ma sono motivi suoi. Forse è una responsabilità morale. Io ho visto uno sfasamento di prospettiva: la colpa è di tutti ma non di Schettino”.
Ore 13.05. “La sicurezza prima di tutto”. La difesa di Schettino dice che il comandante aveva “un colpo solo” per prendere le decisioni sulla messa a mare delle scialuppe. “E chi lo ha detto? - chiede Leopizzi – Lo dice solo lui. Il principio che vige è il safety first (la sicurezza prima di tutto, ndr), poi si può tornare indietro e trovarsi al bar a brindare per lo sbandato pericolo”. Il pm precisa anche che è stato proiettato in aula il video con il ritrovamento dei cadaveri nel corridoio e tuttavia “è stato detto in aula che si trattava degli ascensori”.
Ore 12.40. “Schettino ha ratificato decisioni sbagliate”. Alla ripresa dopo una breve pausa, il pm mette l'accento sul comportamento del K2 Roberto Bosio, che aveva distolto Iaccarino dai suoi compiti mandandolo a vedere la falla. “Sì – osserva Leopizzi – l'ha mandato erroneamente, ma Schettino ha ratificato questa decisione. Non gli ha detto 'dove vai?'”. Secondo l'accusa, la difesa ha compiuto un “triplo carpiato” quando ha collegato i dati in possesso di Schettino con l'inserimento nel Napa, il sistema di valutazione di galleggiamento. Critiche anche alla simulazione fatta fare da Schettino sulla nave gemella Serena, perché a quest'ultima mancavano quattro doppi fondi. Sullo sbraccio delle scialuppe, la Procura osserva che si sono sbracciate tutte ma il problema dell'inclinazione a 20 gradi è che il pistone spinge verso l'alto non in orizzontale. Descrizione “suggestiva e zoppa”.
VIDEO - Pepe: "Questo processo può migliorare la sicurezza delle navi"
Ore 11.30 “Effetto distorsivo delle parole”. Il sostituto procuratore si meraviglia che la difesa ritenga a proprio favore moltissimi contenuti della perizia. Perché “la perizia è una scarica di mitraglia” nei confronti di molti ma soprattutto del comandante. “E questo è un effetto distorsivo che è stato fatto di ciò che è stato portato al processo”, uno dei molti. E niente è andato contro Schettino se il timoniere Jacob Rusli Bin ha subìto un vulnus (ma non se ne è lamentato - ed era l'unico che poteva farlo), perché non è stato messo in condizioni di difendersi nell'incidente probatorio.
Ore 11.15 “Procura anche a favore di Schettino”. Quando in aula alcune parti civili hanno caldeggiato la contestazione del dolo eventuale, la Procura non ha voluto “portare Schettino in corte di assise per omicidio volontario”, dice Leopizzi. Sulla questione della cocaina tra i capelli del comandante, “avremmo avuto un buon cavallo ma non abbiamo dato seguito: è stata una contaminazione che può essere avvenuta ovunque, dalla cabina di Schettino alla branda del carcere”. E poi quando era stato aperto un fascicolo per infedele patrocinio nei confronti di uno dei precedenti legali del comandante (non Leporatti), “Schettino era parte offesa”.
Ore 11.05 “Nessuna prova cancellata”. A La Procura respinge le affermazioni secondo le quali gli uffici di via Monterosa avrebbero “cancellato le prove” (“parole che vanno in fumo appena si pronunciano”, glissa Leopizzi). Liquida la questione pompe di sentina, spiegando che non sarebbero servite “a un beneamato niente”. Critica chi ha parlato (la difesa) di “schifoso accanimento dei media”. Il pm aggiunge che “c'era la tentazione di portare altro materiale ma invece siamo rimasti a livello sobrio. Vogliamo sostenere che tutto quanto è stato pubblicato è stato estorto all'imputato? Schettino è stato forse picchiato? Non è stato smentito nulla. Se la prendano con l'articolo 237 del codice di procedura che permette alle dichiarazioni rese fuori dall'aula di poter entrare nel processo. E qui ci stanno come mero specchio di foto, filmati, audio”.
Ore 10.55 “Patteggiamenti confermati dalla Cassazione”. Il pm affronta la questione della disparità di trattamento per gli altri sei imputati lamentata dalla difesa (“patteggiamenti risibili”). Oltre a ricordare che i patteggiamenti sono passati indenni al vaglio della Cassazione, Leopizzi mette l'accento sulla “confusione tra concorso formale e continuazione” operata dalla difesa, tra “l'evento naturalistico” che termina quando la Concordia diventa un relitto e “la condotta”, delimitando gli orari e i comportamenti contestati a Ciro Ambrosio, Silvia Coronica e Jacob Rusli Bin.
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Ore 10.45 “Maldestro tentativo di patteggiamento”. Se l'allora procuratore Francesco Verusio aveva dato una risposta “secca e sbrigativa” all'avvocato Domenico Pepe che aveva proposto il patteggiamento, era perché tale proposta era stata fatta durante l'udienza preliminare. “Non ci si può lamentare, la modalità era stata maldestra, l'avvocato aveva attraversato l'aula durante l'udienza”, argomenta Leopizzi che ricorda di essere stato presente quel giorno. “E poi i tre anni e mezzo non sono il triplo di ciò che aveva patteggiato Ambrosio (1 anno e 11 mesi, ndr).
Ore 10.30 "Schettino si è ghettizzato da solo". Lo dice il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi, aprendo la replica della Procura. Non solo perché è "apicale" e dunque certe responsabilità sono in carico a lui ma anche perché nessuno degli altri sei indagati ha scelto il dibattimento. "Schettino sapeva di essere da solo al processo". E dunque secondo il pm quello attuato dalla difesa è un "vittimismo esagerato": "Richiamare la congiura dei poteri forti è un tentativo abbastanza maldestro". Comunque, secondo l'accusa la difesa nella sua arringa ha fatto ricorso a elementi che, fatta eccezione per i video, non sono presenti nel fascicolo del dibattimento, e dunque sono inutilizzabili. E la proiezione di immagini in cui si vedono negli uffici della Procura il comandante Gregorio De Falco e il giornalista Simone Innocenti è "una suggestione sapiente" destinata a far ingenerare la convinzione che l'ufficiale abbia passato al cronista la pennetta con la registrazione della telefonata (quella del "vada a bordo, c...!") diffusa nei giorni in cui Schettino era "in ceppi", in carcere. Un'operazione "calunniosa verso De Falco - argomenta Leopizzi - e meschina", perché De Falco era in Procura dopo la scarcerazione dell'imputato.
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Ore 10.15 "No all'arresto". Alla ripresa del processo, l'avvocato Donato Laino integra le conclusioni della giornata precedente con l'ultimo reato mancante, quello delle false comunicazioni all'autorità marittima che secondo la Procura deve costare tre mesi a Francesco Schettino. Il legale sollecita un'assoluzione perché il fatto non costituisce reato o il minimo della pena pecuniaria. E per la richiesta di custodia cautelare, il difensore invita il Tribunale a rigettarla: "Manca il punto nobile tale da giustificare la misura".
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