Italia
Da Batignano all’incontro con Don King
GROSSETO. Umberto Cavini amava mettere in evidenza come nella sua carriera sia arrivato in cima ad un grattacielo partendo dal niente. La voglia di emergere, di uscire da Batignano «che non offriva...
GROSSETO. Umberto Cavini amava mettere in evidenza come nella sua carriera sia arrivato in cima ad un grattacielo partendo dal niente. La voglia di emergere, di uscire da Batignano «che non offriva niente a noi giovani», a quattordici anni “Casetta” lasciò il piccolo paese, dove si divideva tra lo studio e il lavoro di fabbro, dette una svolta alla sua vita.
Affascinato da uno sport che aveva nel Dna, Cavini iniziò a frequentare la palestra del maestro Altidoro Polidori, per emulare i suoi idoli Loi, Mazzinghi e Benvenuti (diventato decenni dopo suo grande amico), a costo di sacrifici. Tutti i giorni a bordo della bicicletta, con il freddo o con la pioggia, si presentava puntuale agli allenamenti.
E quella caparbietà che mostrò da pugile dilettante, l’ha messa anche da presidente della Pugilistica e da braccio armato della “Signora del pugilato”, discutendo programmi e ingaggi con i più grandi promoters del mondo, a partire dal leggendario Don King, che incontrò, insieme alla moglie Rosanna, nell’aprile 2002 a Cernobbio sul lago di Como, per firmare un accordo di collaborazione per valorizzare alcuni pugili della scuderia, Davis, Delli Paoli e Usini.
Quella stretta di mano con il più grande degli organizzatori è la punta dell’iceberg di una vita passata tra le dodici corde.
Prima di Don King, Umberto collaborò infatti con Giovanni e Umberto Branchini, Rodolfo Sabatini, ma anche con Rocco Agostino e Andrea Locatelli, tutti personaggi che hanno fatto la storia della nobile arte in Italia. (m.c.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
