Il dolore
Strage nel gregge, i predatori uccidono 37 pecore in due attacchi
La disperazione e la rabbia dell'allevatore: "Lupo o non lupo adesso sono troppi, bisogna abbatterli. C'è chi crede di giocare a cappuccetto rosso ma con quasto lavoro io ci devo campare"
SCANSANO. Ancora una strage di pecore in un allevament. In due raid consecutivi, i predatori falcidiano 37 pecore. Nel primo attacco, giovedì 5 febbraio, sono stati uccisi 25 capi; nella notte di domenica 8 altri dodici. E’ accaduto a Preselle di Scansano al podere Bellaria dell'allevatore Fiorenzo Pirisi, sconvolto dai due successivi attacchi che gli hanno saccheggiato n gregge di circa 700 capi.
Lo racconta lui stesso il fatto: “Il primo attacco l’ho avuto giovedì notte e me ne sono accorto la mattina di venerdì, prestissimo, quando sono andato dal gregge. L’avevo lasciato attorno al capannone, pecore che avevano appena figliato e pecore da mungere. Il prato era un campo di sterminio: 23 animali sventrati e morsi alla gola, due dispersi o non so se lasciati a pezzi lì intorno. La seconda volta sono uscito da casa e davanti al podere ce ne erano dodici, sgozzate e dilaniate. Le avevo portate proprio davanti a casa, per evitare altre brutte sorprese, ma non le ho salvate nemmeno così. Questo è un orrore che deve finire, perché in questo modo si mandano in fallimento le aziende”.
L’allevatore, questa volta, non usa mezzi termini: “Noi ci campiamo con questo lavoro. Se altri credono di giocare a cappuccetto rosso, lo dicano. Io da parte mia dico che occorrono abbattimenti di questi predatori. Lupi o non lupi. Ce ne sono troppi e hanno distrutto la pastorizia. In montagna non c’è più un gregge e in Maremma stanno finendo. Siamo costretti a tenere le pecore chiuse ed a alimentarle coi mangimi. Le pecore, invece, devono mangiare l’erba, devono vivere fuori. Qui siamo alle solite contraddizioni. I lupi fuori e le pecore dentro e noi a gambe all’aria. Di predatori ne girano a volontà. Ne vedo qua attorno continuamente”.
E anche a proposito della cura dell’ambiente Pirisi ne ha per tutti: “Da quando è stato detto e deciso che il lupo deve stare qui e nessuno si cura di toglierlo, le campagne si sono trasformate in rovai. Le nostre terre rischiano l’abbandono. Si pensa di fare il turismo col lupo? Non credo. Le nostre belle colline verdeggianti non ci sono più. Le famiglie che vivevano solo della pastorizia sono andate via. Questo è il tracollo di un’economia che dovrebbe fare da spina dorsale della Maremma. E’ una vergogna e basta”.
Adesso Pirisi avrà la visita dei veterinari e poi lo smaltimento: “Smaltisco in un cimitero aziendale di un vicino - spiega - così risparmio qualcosa. Ma il danno per me è quotidiano. Solo i costi dei mangimi per le pecore, quelli per il cibo dei cani che, comunque, non ce la fanno a proteggere il gregge. Il lupo o altri predatori in questa zona ci visitano a turno. Siamo i fornitori ufficiali e autorizzati a mantenerlo a nostre spese. E questa volta ha superato se stesso. Ma lo ridico e lo ridico. Ora sono troppi. Bisogna abbatterli”.
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