Finanza
Il difensore: "Assolvete Schettino per i morti e l'abbandono nave"
"Non c'è nesso con il decesso di passeggeri ed equipaggio". Il comandante presente all'udienza n.68 ma ha ancora la febbre. "Domnica, uno schifo di gossip"
GROSSETO. E' presente, anche se ancora malato, Francesco Schettino all'udienza in cui si dovranno concludere gli interventi dell'accusa. In apertura di udienza, l'avvocato Domenico Pepe ha prodotto un certificato medico, perché il comandante ha ancora la febbre e nella giornata di domenica è stato visitato dalla guardia medica. “Il mio assistito autorizza comunque la prosecuzione del processo”, spiega il legale. Il difensore dell'imputato attacca il suo intervento lamentando di non aver potuto leggere le 400 pagine della requisitoria depositata venerdì dalla Procura. “Avrà tempo stanotte – replica sorridendo il presidente Giovanni Puliatti – Tanto non credo che finiremo oggi...”. L'udienza n.68 non sarà quindi l'ultima.
Ore 20.40 Fine dell'arringa. L'avvocato Laino chiude contestando ancora una volta "l'ipotesi infamante" formulata dalla Procura a proposito dell'abbandono nave. E sostenendo che può essere concessa l'esimente che invece i pm intendono negare all'imputato. A questo punto dichiara chiuso il suo intervento, dopo cinque ore. Il presidente aggiorna il processo all'indomani alle 9,30.
Ore 20.15 Slittano repliche e verdetto. Il difensore di Schettino sta ancora parlando su questioni di diritto. A oltranza. Una maratona che tocca vari temi, dall'abbandono della nave e di incapaci, al filmato in cui si vede il comandante fermo sul ponte delle scialuppe. Il presidente Puliatti, che ha ricordato di non poter limitare alcun intervento, ha espresso "la speranza di andare a decisione mercoledì". Le repliche sono slittate, sia quelle del pm, sia quelle delle parti civili: se ne parla martedì 10.
Ore 19.00 Riformulate il capo di imputazione". Secondo Laino, la continuazione deve essere riconosciuta e in tal senso il collegio è invitato a riformulare il capo di imputazione, considerando come più grave il reato di naufragio. Se Pepe aveva chiesto l'assoluzione per gli omicidi colposi e il minimo per il naufragio, con l'esclusione delle aggravanti, adesso Laino rimarca che "naufragio e omicidi sono legati da un'unica azione". In subordine, chiede le attenuanti generiche per il naufragi, con l'applicazione del minimo, e la continuazione con gli omicidi colposi". Per l'abbandono della nave, il difensore ritiene che non vi sia l'elemento psicologico, cioè il dolo, la volontarietà, e chiede una pronuncia ai sensi del secondo comma dell'articolo 530; e comunque che questo reato debba essere considerato in continuazione con l'abbandono di persone incapaci, previo riconoscimento delle attenuanti generiche".
Ore 18.20 I paradossi del processo. Al difensore non torna che in sede di patteggiamento sia stata concessa la continuazione e che in questo processo la Procura non abbia invece intenzione. "Se il pm Navarro dice che l'unico responsabile è Schettino, allora la sentenza Molino (il gip, ndr) la possiamo buttare" dice in riferimento alla cooperazione colposa con gli altri imputati. Secondo Laino, non è stato Schettino a decidere la rotta, non aveva la conduzione, non aveva la guardia ("era insieme alla guardia. Se fosse stato lui al timone non sarebbe accaduto nulla"). "I pm mi separano le condotte ma in realtà c'è una condotta sola, senza soluzione di continuità. L'urto alle Scole è un momento consequenziale al momento in cui Ambrosio dà la pentola in mano al comandante". E le richieste della Procura non trovano riscontro nella Cassazione. Per questa serie di motivi, il difensore parla di paradossi.
Ore 17.50 "Il naufragio inizia da Ambrosio". L'ufficiale di guardia Ciro Ambrosio viene tirato nuovamente in gioco dall'avvocato Laino. Perché il difensore del comandante sostiene che "il naufragio inizia dal superamento del way-point da parte di Ambrosio, quando cioè lui tira il freno a mano. Tutto il resto, come disse l'ammiraglio Cavo Dragone, è cosmesi. La fine del naufragio è alle 0.17, secondo Laino, quando la nave si abbatte, semisommersa: "C'è un'unica azione dal punto A al punto B".
Ore 17.25. "La Procura non ha dato prove". Il difensore è convinto che i pm non abbiano "offerto le prove che non ci sarebbero stati morti se fossero state seguite le metodiche da loro indicate". E lo dice in riferimento all'ammaino delle scialuppe, a proposito della ipotizzata coscienza di Schettino che l'abbandono della nave poteva causare dei morti. "Ma che vuol dire? Schettino stava evitando che vi fossero dei morti!". E secondo il legale la Procura non avrebbe dato prove nemmeno sul fatto che le scialuppe non sono scese a causa dello sbandamento". Laino ricorda che quelle tre scialuppe non scese dal lato sinistro avrebbero potuto contenere 450 persone, che quindi sono andate "ad aggravare il lato destro, hanno creato stress". "Noi vogliamo la verità, vogliamo capire senza colpevolizzare, perché cose come queste non succedano più". Gli sbracci? Non si usa più quel sistema, ha aggiunto.
Ore 16.20 "Aggravanti inaccettabili". Secondo Laino è "inaccettabile" contestare l'aggravante della violazione della normativa antifortunistica , come anche quella della colpa cosciente, in relazione alla contestazione di omicidio colposo e lesioni colpose. A parte che le responsabilità risalirebbero "a monte" e non potrebbero essere circoscritte all'emergenza, il difensore fa notare che il responsabile in tale campo sarebbe stato il comandante in seconda. Comunque stiano le cose, Laino contesta le aggravanti. La violazione delle norme di sicurezza comportano per la Procura un aumento della pena base (4 anni per la morte della piccola Dayana) a 5 anni; e la colpa cosciente interviene per un altro anno, portando la pena a 6, che i pm moltiplicano poi fino ai 14 anni per l'ipotesi di cumulo giuridico. Un errore, secondo Laino, impostare un'aggravante sopra l'altra.
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Ore 15.50 "Non c'è colpa cosciente". Torna a prendere la parola l'avvocato Donato Laino, che già aveva parlato per dodici ore nella prima parte dell'arringa. E parla dell'aggravante della colpa cosciente, contestata dalla Procura. Cioè dalla previsione dell'evento che il comandante avrebbe dovuto avere. Analizzando le conclusioni dei pm, il difensore ritiene che vi siano contraddizioni logiche, che vi sia "mancanza di rispetto delle nostre intelligenze", che il ragionamento dell'accusa in materia di colpa sia "sostanziato su una battuta" come quella "Otherwise we go on the rocks" (altrimenti andiamo sugli scogli - rivolta al timoniere indonesiano dopo l'ordine non compreso) o su quelli che lui ritiene semplici convenevoli con il commodoro Palombo. "Un 61 numero 3 - dice Laino riferendosi all'articolo del codice che indica la colpa cosciente - ha tante implicazioni, anche lavorative. Significa metterci una pietra sopra. Significa che quest'uomo, quando avrà risolto il suo caso, non potrà fare nemmeno l'istruttore in un centro. Quasi come un dolo, come a dire 'questo è inaffidabile'". Secondo la Procura, la colpa cosciente relativa alla contestazione del naufragio comporta l'aumento della pena di un anno: Schettino andrebbe punito non con 8 ma con 9 anni, In aula, tra il pubblico, il sindaco di Isola del Giglio, Sergio Ortelli.
Ore 13.50. "Assolvete Schettino". L'avvocato Pepe conclude la sua arringa sollecitando i giudici ad arrivare all'assoluzione del comandante per l'abbandono della nave, ritenendo anche che ci sia "una chiara e netta interruzione del nesso di causalità con la morte dei passeggeri". Secondo il legale, non possono non essere concesse le attenuanti generiche "e devono essere prevalenti", in considerazione del comportamento "pre-processuale e processuale". Perché "si tratta di un incidente, di uno di quei maledetti incidenti che possono capitare a chi va per mare". E ha invocato l'applicazione dei minimi edittali. Pepe ha invitato il collegio a "restituire a questo Paese l'immagine di una nazione per bene, di persone che lavorano; a restituire alla marineria l'immagine che troppo velocemente hanno voluto offuscare. Siate obiettivi, vi prego". Il presidente sospende per la pausa pranzo.
Ore 13.30 "Non ci fu abbandono nave. De Falco inviperito". Come faceva Schettino ad arrampicarsi dall'altra parte della nave? chiede l'avvocato Pepe. Schettino sapeva che la nave era al sicuro: è larga 40 metri, è alta 60, l'aveva portata lui su un fondale di 15 metri, non poteva affondare. " E comunque era andato a destra nel punto più pericoloso della nave", che si stava abbattendo su di lui. Poi ci sono le due telefonate di Gregorio De Falco, nelle quali si inserisce la telefonata di Schettino che alla capitaneria segnala che le imbarcazioni di salvataggio erano nel punto sbagliato" (mezzanotte e mezza). Allora "De Falco si inviperisce, per questo motivo telefona e non fa parlare il comandante", che pure stava guidando da terra le operazioni di soccorso.
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Ore 13.10. Il mistero dell'interruttore 901. Quando il Tribunale fece il sopralluogo sulla Concordia l'attenzione si era concentrata anche sull'interruttore 901, che l'elettricista Muscas aveva cercato di far funzionare inserendo un cacciavite: "Ma non c'erano segni di infrazione. Non ci sono nemmeni segni di sfiammatura". I periti parlano dell'anomalia consistente nella mancata memorizzazione degli eventi di quell'interruttore: "Gli esperti mi spiegano che o la memoria è stata resettata o l'interruttore è stato sostituito. Che fine ha fatto l'inchiesta nei confronti di Porcellaccia e Casella che erano saliti sulla nave prima di noi? Lo chiedo soprattutto per tranquillità difensiva".
Ore 12.50 Costa, interferenza nel processo. Il difensore di Schettino affronta il tema del "ventre molle" di Costa Crociere, cioè quel modo da lui ritenuto approssimativo di comportarsi e di gestire l'organizzazione contro il quale "Schettino si è sempre ribellato". E chiede se non sia "un'interferenza nel processo" la recente decisione dell'ad di Costa, Michael Thamm, di trasferire un intero reparto (la sicurezza) da Genova ad Amburgo, 200 persone. "E' successo un putiferio. Tutto va bene pur di dimostrare che Schettino è colpevole". Sono in ballo miliardi di dollari. Accenna al detto "a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca" e ricorda l'autore, "il caro Giulio Andreotti, che oggi ha novanta anni", dimenticando o ignorando che il senatore è morto un paio di anni fa. Cita il detto anche manifestando il dubbio che le compagnie assicuratrici possano avere una clausola di rivalsa nei confronti di Costa Crociere qualora venga dimostrato che la nave aveva delle carenze.
Ore 12.30 "Solo l'Uomo Ragno stava in piedi". "Nessuno se non l'Uomo Ragno avrebbe potuto rimanere in piedi sul ponte della nave, inclinata com'era di 40 gradi, con il pavimento scivoloso". Si parla del momento in cui Schettino aveva lasciato la nave e Pepe cerca di contrastare l'accusa di abbandono della nave e di persone incapaci. Non solo Schettino non aveva abbandonato nulla e nessuno ma si era adoperato per dare una mano. "Fiorito (Alberto Fiorito, un ufficiale di macchina, ndr) dice che scendendo al ponte 3 con altre persone il comandante si faceva da parte per far passare i passeggeri. Come si fa a sostenere che abbia abbandonato le persone e la nave? Addirittura dice 'vi salvo io' rivolgendosi all'equipaggio".
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Ore 12.05 "Lo sbandamento non c'entra nulla". L'avvocato Pepe prende in esame le modalità di funzionamento delle scialuppe e delle zattere di salvataggio. Dopo aver notato che Schettino aveva già segnalato problemi nella preparazione dell'equipaggio, si concentra sulle zattere: "Ciascuna porta 35 persone, potevano essere salvate tutte le vittime". Però non erano state tagliate le "barbette" (le cime) o erano state tagliate prima e per questo ci furono problemi di ammaino. E per quanto riguarda le lance sul lato sinistro (tre non erano scese) fa presente che sulla prima e sulla seconda mancavano i capi lancia (Ambrosio e Coronica) mentre per la terza il timoniere Jacob Rusli Bin, che era lì vicino, aveva notato (lo dice nelle sommarie informazioni) che il marinaio sembrava aver invertito i comandi e dunque la lancia non era stata ammainata correttamente. "Non è vero che lo sbandamento ha impedito l'ammaino: sono scese 10 lance su 13! Per alcune lance i bracci non si sono estesi eppure le scialuppe sono scese ugualmente a mare".
Ore 11.00 "Disgustose le modalità di sequestro. "Modalità disgustose, sconcertanti" a giudizio di Pepe quelle che la Procura avrebbe tenuto nei confronti di Schettino, quando gli vennero sequestrati la casa proprio, un quinto dell'appartamento materno, la motocicletta e il box: "Venne affisso sulla casa in cui abita la figlia di 16 anni un cartello con la scritta 'Immobile sottoposto a sequestro penale' e lo stesso venne fatto a casa della madre, che ha 86 anni. E poi dicono che i napoletani fanno le sceneggiate...". Bastava la trascrizione nell'apposito registro, nota il legale. Contestato anche il recapito del fine indagini il 21 dicembre 2012 quando "io ho venti giorni per chiedere l'interrogatorio" ("venne una gazzella dei carabinieri fino al mio studio a Monza: e poi qualcuno parla dei 530mila euro di spese legali per i patteggiamenti?"). Ne ha anche per l'ex procuratore capo Francesco Verusio: "Ci andai a parlare per chiedere il patteggiamento. Schettino aveva chiesto 3 anni e mezzo, potevamo arrivare a 4, al massimo a 5. Mi rispose 'Non se ne parla proprio, faccia il processo'". Il presidente Puliatti dispone una pausa per consentire al legale di rimettere ordine nelle proprie carte.
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Ore 10.40 "Si potevano uccidere 4.500 persone". "Mettere giù le ancore a un chilometro dalla costa, come pretende la Procura, avrebbe significato uccidere quelle 4.500 persone". L'avvocato Pepe contesta con questa frase le conclusioni di chi dice che Schettino ha preso decisioni sbagliate dopo l'urto con lo scoglio. "Sono state decisioni giuste", nessun ritardo, prese da un uomo che naviga e non da chi è seduto alla scrivania: e con queste parole si riferisce al capitano di vascello Gregorio De Falco. Pepe ricorda che "Schettino ha dovuto prendere decisioni in 45', da solo, senza poter contare su un K2", cioè il comandante in seconda, con l'ufficiale cartografo Canessa che tremava. Ha seguito il suo istinto, la sua capacità di navigare. "Perché De Falco è stato messo dietro a una scrivania?". Con lo scarroccio cui era sottoposta una volta che la Concordia aveva perso la propulsione, "c'era il rischio che la nave investisse le scialuppe. E se anche una sola di queste si fosse urtata con un'altra, avremmo avuto 150 morti, cioè quanti ne porta una scialuppa, se non trecento". Secondo Pepe, "se lo sbandamento avesse tardato di un quarto d'ora, se una delle pompe di sentina nei locali adiacenti a quelli dello squarcio avesse funzionato e avesse alleggerito il carico di allagamento, non avremmo avuto quelle trentadue povere vittime". L'avvocato cita un libro del 1974, autore l'ammiraglio Clemente Esposito, in cui si sottolinea la necessità di procedere all'abbandono nave solamente come ultima ratio.
Ore 10.30 "Schettino, una persona per bene". Il difensore si scaglia contro chi ha voluto dipingere Schettino come un criminale. "Schettino è una persona per bene. Non si è mai sottratto, ha risposto in 180 pagine al gip, ha risposto con 40 ore di interrogatorio qui in Tribunale. La Procura si appiglia a una frase sciocca come "il comandante è secondo solo a Dio". Ma questa è una frase che si sente dire da quando si è bambini, per favore!". Non solo il comandante non ha mai mentito ma si è anche "autoaccusato dal primo momento" per non essere riuscito a salvare tutti. "Come fa a essere l'unico responsabile di una vicenda di questo tipo? Con 1.200 membri di equipaggio? Si è voluto creare un romanzo". E Schettino è stato anche oggetto di offese, rimarca Pepe, come quando è stato definito "bicefalo": "Ma forse è un complimento. Meno male che aveva due teste! Nemmeno con quattro si poteva rimediare a cosa era avvenuto sulla Concordia. Si sono approfittati di Schettino proprio perché è una persona per bene, come quando gli è stato dato dell'idiota". E quello di Domnica è stato "uno schifo di gossip. Se fosse stata abbracciata a lui in quel momento, avrei capito: ma era fuori dalla porta. Una cosa indegna, da parte dei media".
Ore 10.00 La droga tra i capelli di Schettino. Perché tracce di sostanze stupefacenti sui capelli di Francesco Schettino, quando venne sottoposto a interrogatorio davanti al gip, quattro giorni dopo la tragedia? “E' una domanda che mi sono posto subito. E non essendo verosimile che la contaminazione sia avvenuta nell'auto della polizia o in carcere, l'unica spiegazione logica è che la droga fosse presente sulla plancia della nave. Perché non sono stati fatti esami anche sugli altri componenti dell'equipaggio?”. Secondo il difensore, questo è uno dei tanti gialli giudiziari di questa vicenda, sottoposta a "esasperazioni di ogni tipo". L'avvocato Pepe ricorda “l'immane pressione mediatica, una situazione organizzata, voluta. I mass media ci hanno tolto il respiro”. E poi si chiede: “Perché l'arresto immediato per Schettino, subito dopo il naufragio, per un fatto colposo? Cosa sapeva la Procura che noi non sapevamo?”.
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