Il Tirreno

Grosseto

Per le Poste a Talamone si mosse anche Napolitano

di Ivana Agostini

L’ipotesi di chiusura dell’ufficio era già stata anticipata prima delle dimissioni L’ex presidente della Repubblica girò l’appello all’amministratore delegato

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ORBETELLO. È notizia di pochi giorni fa che le Poste italiane chiuderanno l'ufficio postale di Talamone. Una decisione nei confronti della quale il sindaco di Orbetello, Monica Paffetti – come dichiarato - «si opporrà con tutti i suoi mezzi».

L'ufficio del piccolo borgo marinaro, però, non è la prima volta che viene minacciato di chiusura. Già in passato, Poste italiane aveva avuto questa idea e per cercare di scongiurare questa ipotesi i talamonesi erano ricorsi, addirittura, all'intervento del Capo dello Stato, al momento Giorgio Napolitano che, poco tempo prima aveva citato proprio il paese di Talamone durante la celebrazione della ricorrenza dello sbarco dei Mille a Marsala. Una lettera a cui era stata anche allegata una petizione. «La nostra comunità – si legge nella lettera che fu inviata al presidente della Repubblica – che vive di turismo e di diporto non dispone di servizi essenziali: non ha una farmacia, un posto di primo soccorso e la stazione dei carabinieri, pur essendo, nel periodo estivo, luogo di grande movimento turistico all'interno del parco dell'Uccellina. L'unico servizio che abbiamo è l'ufficio postale».

Una descrizione, perfetta di quello che era Talamone e che è, purtroppo, ancora oggi. Una ed esplicita la richiesta che i talamonesi fecero a Napolitano: «intercedere nei confronti di Massimo Sarni, amministratore delegato delle Poste per cercare di mantenere aperto l'ufficio postale di Talamone». E, proprio a dimostrazione che il problema fosse molto sentito dalla cittadinanza venne allegata una raccolta di firme. E, Napolitano agì. Tempo dopo, infatti, il consigliere capo servizio Giovanna Ferri, inviò una lettera ai cittadini della frazione del Comune di Orbetello per far loro sapere che la lettera era stata portata all'attenzione dell'amministratore delegato di Poste italiane e alle competenti istituzioni territoriali. Vuoi per l'intercessione di Napolitano, vuoi per una più attenta riflessione, Talamone scongiurò la chiusura e l'ufficio delle poste «nonostante l'esiguo flusso di attività registrate» rimase aperto seppur con una riduzione di orario: tre giorni a settimana. Un’intercessione di certo illustre che però, forse, dimostra che, a volte, toccando i tasti giusti, alcuni risultati si riescono a ottenere. Questa volta la decisione di Poste italiane sembra inderogabile e senza appello. Napolitano non è più presidente della Repubblica da pochi giorni, ma per Talamone il problema si ripropone e la spada di Damocle che in passato era stata scongiurata torna a far paura. «Un paese che – come racconta la signora Emilia Ciocca – sta lentamente morendo, giorno dopo giorno. Se – dice la donna- tolgono, dopo aver tolto le scuole anche l'ultimo dei servizi come faranno quelle persone anziane che non hanno nessuno che le accompagni a Fonteblanda?».

Il rischio è che scomparendo anche le poste, piano piano la gente abbandoni sempre più il borgo e anche i negozi e le altre attività ancora presenti vadano a scomparire. Cosa fare non si sa.

Forse l'unica carta da giocare rimane Mattarella, neo presidente della Repubblica che ha dimostrato, nel suo discorso di insediamento di essere vicino ai cittadini invocando il senso di comunità. Poste italiane, saranno così sensibili anche questa volta?.

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