Sicurezza
Pino Daniele si poteva salvare
Ucciso dall'occlusione del bypass: fatale fu la corsa all'ospedale di Roma. Ma il medico legale mette in guardia: ci vorrà ancora un mese per saperlo con certezza
MAGLIANO IN TOSCANA. Pino Daniele si poteva salvare se non fosse salito in auto per raggiungere l'ospedale di Roma e farsi visitare dal suo cardiologo di fiducia. È questa la prima conclusione a cui è arrivato il pm Marcello Monteleone, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo sul decesso del cantautore. Ma dai risultati dell'autopsia è emersa un’altra novità: il malore di Pino Daniele, rivelatosi poi fatale, è stato provocato dall’ostruzione di uno dei bypass. Il problema all’apparecchiatura sanitaria salva-vita sarebbe cominciato nella villa di Magliano e si è poi aggravato durante il tragitto verso Roma. Per questo motivo il magistrato ritiene che quel viaggio in auto verso l'ospedale Sant'Eugenio sia la causa principale del decesso. Se Pino Daniele fosse stato caricato sull'ambulanza del 118 e accompagnato in ospedale, con medico e defibrillatore a bordo, sarebbe ancora vivo.
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È questa l'anticipazione pubblicata dal Corriere della Sera sui risultato dell'autopsia sulla salma del cantautore che aveva scelto la Maremma come terra nella quale vivere. Il 4 gennaio, nella villa di Magliano in Toscana, Pino Daniele era con la compagna Amanda Bonini. Sarebbe stato lui a ordinare alla donna di accompagnarlo a Roma dal suo cardiologo. Una corsa disperata, con l'auto lanciata a velocità folle sull'Aurelia per raggiungere la Capitale, dopo che era stato richiesto l'intervento di un'ambulanza fatta poi tornare indietro.
Secondo il professor Vittorio Fineschi, invece, è "troppo presto per dirlo. I primi risultati si avranno non prima di un mese". Fineschi è il medico legale nominato dalla Procura di Roma che sta effettuando con altri specialisti gli esami autoptici sul corpo del cantautore. Luisa Regimenti, medico legale consulente della seconda moglie del cantante, Fabiola Sciabbarrati, sottolinea invece che "le condizioni cardiologiche di Pino Daniele destavano preoccupazione dal 2 gennaio". "Qualunque fosse la lesione cardiaca - spiega ancora Regimenti - essa si produsse in un lunghissimo tempo. Ne consegue che la tempestività dei soccorsi o il loro ritardo sposta di molto l'esito e le responsabilità". Mandare indietro l'ambulanza chiamata a casa e decidere di partire per Roma dalla campagna tra Magliano e Grosseto sarebbe stato, a suo avviso, "una grave imprudenza".
Dal canto suo Amanda Bonini, la compagna di Pino Daniele e l'ultima persona ad averlo visto in vita, parla di "accanimento del destino" e "tragica fatalità". La donna, che ha ripreso il suo lavoro di insegnante, si dice "serena" visto che non ha fatto altro che rispettare la volontà del compagno. All'Ansa spiega che "Pino Daniele era determinato e autoritario. Non voleva farsi mettere le mani addosso da nessuno che non fosse il suo cardiologo di fiducia. Non lo abbiamo contraddetto per non farlo agitare di più e nessuno avrebbe potuto fargli cambiare idea" sul da farsi.
Amanda aggiunge dettagli su quanto accaduto durante l'ultimo viaggio disperato verso il Sant'Eugenio di Roma: "Pino riferiva continuamente i sintomi di quello che gli stava accadendo. Ho parlato più volte al telefono con il suo cardiologo. Pino non aveva i sintomi dell'infarto e a un certo punto ha detto di sentire un formicolio alle gambe pensando che si trattasse di un ictus". Un viaggio ad alta velocità in cui i due avrebbero parlato finché "quando il navigatore satellitare indicava sei minuti al raggiungimento dell'ospedale, Pino ha smesso di parlare. Credevo che fosse svenuto", aggiunge. Amanda parla di "un grande amore, un incastro perfetto, una storia fatta di progetti" e dice di sentirsi "come Cristo in croce" e di avvertire "un grande vuoto". "Sapere che Pino è morto per una causa piuttosto che per un'altra non lenisce il dolore", continua Amanda, che conclude: "Quando mi sveglio la vita è un incubo e a volte penso che non vorrei svegliarmi più".
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