Il Tirreno

Grosseto

Il pronto soccorso va di nuovo in tilt

Gabriele Baldanzi
Una stanza in un ospedale
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Una stanza in un ospedale

Altra giornata campale: reparto sovraffollato e pazienti parcheggiati alla meglio. Il sindacato: «Situazione esplosiva»

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GROSSETO. Uno stillicidio quotidiano. Una cascata ininterrotta di interventi, sollecitazioni, critiche, proteste. All’ospedale Misericordia anche giovedì 6 è stata una giornata campale. Con diversi pazienti del pronto soccorso parcheggiati alla meglio (anche quattro in una stanza) in attesa di posti letto che non esistono. Una pressione continua sul pronto soccorso, sull’area medica, ormai insostenibile.

Ancora una volta a raccontare l’ospedale, il presente e le prospettive, non è la politica, ma gli stessi operatori, i pazienti, i familiari. «La situazione del pronto soccorso del Misericordia – conferma Chiara Andretta, presidente della Rsu aziendale – è esplosiva, soprattutto in questo periodo, che coincide con il picco influenzale. Ma le cifre epidemiologiche non possono rappresentare una giustificazione. Bisogna prevederlo che in inverno arriva l’influenza e le persone anziane si ammalano di più. Purtroppo in questa azienda non si programma mai. Si naviga a vista». I malumori, nell’ospedale grossetano, sono trasversali. Si va dai primari, ai medici, agli infermieri. «Per recuperare posti letto in area medica che mancano da mesi – prosegue la Andretta – la direzione adesso ha tolto dieci letti all’ospedale di comunità appena riaperto, convertendoli in posti di medicina. In questo modo però si appesantisce ulteriormente il pronto soccorso, perché i pazienti più deboli è al pronto soccorso che fanno riferimento finendo per ingolfarlo».

Il problema è rappresentato da una coperta sempre corta, una coperta tagliata durante la gestione Mariotti. È la stessa Asl 9, nella relazione sanitaria sui volumi dell’attività ospedaliera, che scrive. «La Regione indica in 3,15 posti letto per 1.000 abitanti (comprensivi di riabilitazione e lungodegenza) il rapporto di ospedalizzazione. Ebbene nel 2014 l’Asl grossetana contava solo 525 posti letto totali suddivisi su 4 presidi, con un parametro di 2,38 posti letto ogni mille residenti. In Toscana diverse Asl superano ampiamente i 4 posti letto».

«Ora – commenta Chiara Andretta – a me pare che questi dati non siano scollegati con le continue criticità che si registrano, specie a Grosseto, per la mancata disponibilità sui ricoveri urgenti. Invece vengono date spiegazioni minimaliste e contingenti, ma il problema è di sistema e bisogna porvi rimedio». Lo sfogo della sindacalista non lascia spazio a equivoci. «L’Asl 9 negli ultimi anni ha registrato il pareggio di bilancio e il minore tasso di ospedalizzazione della Toscana; e questo a fronte di grandi sacrifici da parte dei cittadini e strizzando i dipendenti. Ma quali vantaggi porta questa situazione ora che si va a una fusione con altre aziende? E' più facile pensare che i nostri meriti saranno dimenticati. Non solo. L’attuale organizzazione della Asl 9 – dice ancora la sindacalista – non ancora metabolizzata, diciamolo, è completamente diversa da quella delle altre Asl toscane e con la prossima fusione è lecito pensare che le scelte finali svantaggeranno ulteriormente Grosseto, le cui strutture finiranno direttamente nei dipartimenti già esistenti a Siena e Arezzo».

In realtà, a fronte della ridotta ospedalizzazione c’è anche il dato di una notevole riduzione di prestazioni ambulatoriali, specialmente strumentali. Quindi meno letti, meno ricoveri e meno attività ambulatoriale. Cioè meno assistenza pubblica. E infatti cresce l’attività privata visto che ammalare ci si ammala come prima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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