Il Tirreno

Grosseto

Disoccupati e scoraggiati un progetto per riscattarsi

di Sara Landi
Disoccupati e scoraggiati un progetto per riscattarsi

Tredici tra associazioni, aziende, scuole e istituti religiosi si mettono in rete Obiettivo: aiutare i giovani che non studiano né lavorano a trovare la loro strada

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GROSSETO. Non lavorano né cercano lavoro perché scoraggiati dalla crisi e dall’attuale situazione del mercato del lavoro; non studiano più e spesso delegano alle famiglie, ai servizi sociali o al volontariato la ricerca di soluzioni per la propria condizione di disagio e marginalità.

I sociologi e gli addetti ai lavori li chiamano Neet (Not in education, employment or training), sigla che nasconde un’emergenza sociale sempre più diffusa anche nel nostro territorio per identificare quei giovani tra i 18 e i 30 anni che sono fuori da qualunque tipo di percorso, che sia di studio, di formazione o di lavoro.

Per loro è stato ideato il progetto sperimentale “Verso l’autonomia” che è partito ufficialmente ieri mattina con la costituzione del comitato di progetto. A promuoverlo grazie a un finanziamento della Regione Toscana nell’ambito delle risorse del progetto “Giovani Sì” (17 i progetti rivolti ai Neet finanziati in tutta la Toscana) il Ceis di Grosseto che ha creato intorno al progetto una rete di istituzioni pubbliche e private, associazioni di categoria, terzo settore e scuole. In particolare hanno aderito e daranno il loro contributo al progetto L’Altra Città, Isis Leopoldo II di Lorena, Polo Bianciardi, Polo Universitario Grossetano, Cna, Associazione Industriali di Grosseto, Banca della Maremma, Coeso, Cointeso, parrocchia di San Giuseppe, Caritas diocesana, associazione Querce di Mamre e Aise.

«Il fenomeno delle persone inattive – dice Andrea Caldelli, direttore dell’agenzia formativa dell’Altra Città – è un indicatore di un disagio sociale oltre che occupazionale. Quello che vogliamo fare è andare prima di tutto a intercettare i giovani Neet che sono spesso invisibili. Una volta contattati vanno accompagnati e “riattivati” proponendo percorsi di studio, di apprendistato o di inserimento lavorativo che tengano conto delle loro competenze e risorse personali. Infine, ed è il terzo momento del progetto, vogliamo mettere a disposizione laboratori per sviluppare ulteriori competenze, ad esempio per chi è orientato a mettere su un impresa o per chi vuole riscoprire un vecchio mestiere».

Il percorso che si apre per i giovani Neet è quello dunque di un accompagnamento (dove il giovane deve chiaramente fare la sua parte) che implica anche e soprattutto un cambiamento culturale. «Quello dei Neet – osserva Simone Giusti – è un fenomeno che solo chi lo vive può capirlo. Ma spesso chi lo vive non ha gli strumenti per superarlo. Serve un’alleanza verso una parte di una generazione che rischia altrimenti di restare ai margini». Con costi sociali a carico della collettività destinati peraltro ad aumentare.

«I Neet si affidano ai servizi sociali professionali – spiega Massimiliano Marcucci del Coeso – e nel momento in cui diventano adulti diventano anche un costo strutturale per i servizi. Meglio dunque agire in tempo, dando una risposta al disorientamento di questa fascia d’età. Non si tratta di dare soluzioni ma di aiutare a costruire progetti di vita”. Per informazioni rivolgersi all’associazione L’Altra Città in via Alfieri 5/A (0564 413228 o formazione@laltracitta.it).

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