Lutto
Da giorni il postino non passa e intanto chiudono tre uffici
Forti disagi nelle frazioni di Macchie e Zancona, preoccupazione per il piano di dismissioni delle Poste
ARCIDOSSO. Gli ennesimi tagli agli uffici postali massacrano l’Amiata, già messa a dura prova da ritardi e disservizi.
Da dieci giorni non si recapita posta a Macchie e a Zancona, nel comune di Arcidosso, e circa centocinquanta persone aspettano bollettini e risposte mediche.
Nel frattempo Poste decide i tagli di altri uffici amiatini: saltano quelli di Santa Caterina (Roccalbegna), Monticello Amiata (Cinigiano), Selva (Santa Fiora) e verranno ridimensionati nelle aperture Roccalbegna e Vallerona (Roccalbegna). Insomma, nel piano di tagli di Poste l’Amiata è nel mirino.
«Prevale la logica del mercato e dei numeri – dice Federico Balocchi sindaco di Santa Fiora – per cui si perde. Metodi inaccettabili e ci rivolgeremo al prefetto, al ministro, ai nostri parlamentari. Andremo fino in fondo, perché i nostri abitanti, in specie anziani, di Selva, non possono fare 20 chilometri per un bollettino».
Ugualmente infuriato il sindaco di Roccalbegna Massimo Galli: «Vogliono la morte dei piccoli borghi – dice adotteremo tutti gli strumenti in nostro potere e faremo, spero, un’azione congiunta con gli altri sindaci. In provincia l’Amiata paga lo scotto maggiore. Alla faccia del servizio universale». Il sindaco di Cinigiano Romina Sani così commenta: «La chiusura dell’ufficio postale, è la cessazione di un servizio pubblico che, per una piccola comunità come quella di Monticello Amiata, significa perdita di autonomia e disagio. Comprendiamo la necessità di ottimizzare i costi, ma non è possibile sottovalutare la funzione fondamentale di presidio dei servizi postali. Chiediamo, dunque, a Poste Italiane di rivedere la decisione».
In un durissimo comunicato interviene anche il partito della Rifondazione comunista di Santa Fiora, che da anni segue la vicenda Poste: «Al pari di una scadenza liturgica rieccoci con i tagli alle Poste. Si sprecheranno le solite parole pubbliche, qualche politico del Pd o Fi esibirà il proprio interessamento e mostrerà i muscoli, i sindacati parranno trattare il numero delle chiusure, gli amministratori locali cadranno dalle nuvole ma reggeranno il gioco, tutto rientra dentro alla scenografia classica che va avanti dal 1998, anno in cui le poste si trasformarono in una spa pubblica».
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