Attenzione
Anche Schettino potrebbe prendere la parola
Tocca all’avvocato Pepe, si parlerà dei 32 morti e delle scialuppe che non hanno funzionato
GROSSETO. Tornano in aula le trentadue vittime della Costa Concordia. La loro storia, i loro spostamenti di quella notte dopo l’impatto con gli scogli gigliesi de Le Scole. Sarà Domenico Pepe a ripercorrere la loro tragica scomparsa nella seconda parte dell’arringa difensiva per Francesco Schettino.
E il che potrebbe suonare strano, dato che al comando di quella nave naufragata c’era proprio lui. Invece è il continum della linea già intrapresa dal collega Donato Laino, quando dice che «le vittime rimaste a bordo della nave sono quelle che non hanno trovato postosulle lance». Sarà da questo punto che riprenderà Pepe: «Le vittime sono legate alle scialuppe – anticipa – Sono state trentadue, giusto? Ecco: ogni scialuppa poteva contenere fino a trentacinque persone. E se prendiamo le tre lance che non hanno funzionato sul lato sinistro della nave, quelle poi recuperate attraverso la biscaggina, possiamo capire che molte altre persone potevano salvarsi. Parliamo di oltre cento posti disponibili con quelle tre scialuppe, solo che non hanno funzionato». Il concetto portato avanti dall’imputato e dai suoi avvocati è sempre lo stesso: le responsabilità sono da distribuire.
Hanno provato a ribadirlo attraverso la prima parte della ricostruzione dei fatti di quel 13 gennaio 2012, continueranno con la seconda parte di cui si farà carico Domenico Pepe. «È un insieme che non ha funzionato» dice il legale partenopeo. «La nostra arringa vuole dimostrare che tutta l’impostazione della Procura si è basata su un accanimento nei confronti di Schettino, quando alla fine è stato un insieme di fattori a non funzionare». Un po’ come ha detto ieri Laino: un errore di «sistema», in cui devono rientrare gli altri ufficiali e le altre persone presenti nella plancia di comando prima, durante e dopo l’impatto con gli scogli. «La ricostruzione fatta dalla Procura la trovo piuttosto superficiale».
Per questo Pepe sembra soddisfatto di come si sta svolgendo l’arringa, che poi è l’ultima chance per alleviare le colpe di Schettino prima della sentenza. «Stiamo dimostrando con fatti e temi importanti come sono andate le cose, che Schettino non è quella figura che descrive l’accusa». Starà all’avvocato allora ricostruire passo per passo cosa e perché non ha funzionato nelle ultime ore della Costa Concordia: l’abbandono nave, le scialuppe che non funzionano, le trentadue vite spezzate. Per prepararsi al meglio, ha segnato ogni passaggio del collega così da presguire sullo stesso filo. Così come hanno preso appunti i pubblici ministeri: pagine e pagine di annotazioni per fare una replica secca nell’ultimissimo atto del processo.
È molto probabile che parlerà anche Schettino stesso. Se i programmi saranno rispettati e se i difensori rientreranno nei tempi stabiliti, una volta completata l’arringa l’imputato chiederà di poter procedere con una dichiarazione spontanea. Almeno sono queste le intenzioni alla vigilia. È la sua ultima occasione per dire la sua e cercare di smorzare quei ventisei anni e tre mesi di reclusioni chiesti dalla Procura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

