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Il difensore di Schettino: "Risibili i patteggiamenti accordati agli altri imputati"

Pierluigi Sposato
Francesco Schettino prima dell'inizio di un'udienza (foto Bf)
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Francesco Schettino prima dell'inizio di un'udienza (foto Bf)

L'avvocato Laino punta a ridurre l'impatto della maxirichiesta della Procura e a scongiurare l'ipotesi di arresto 

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GROSSETO. E' il momento della difesa al processo nei confronti di Francesco Schettino. I difensori del comandante provano a smontare le conclusioni dell'accusa o quantomeno a ridurre l'impatto della pesante richiesta della Procura, 26 anni complessivi senza continuazione fra i reati (9 anni per il naufragio, 14 per gli omicidi e le lesioni, 3 per l'abbandono della nave e di persone incapaci più 3 mesi per le false comunicazioni alle autorità marittime). La difesa cerca anche di scongiurare la custodia cautelare, così come chiesta dai pm. Schettino è presente e nei primi minuti in aula ha acceso il computer per organizzare la propria difesa anche mediante la proiezione di video o slide e l'ascolto di audio. E' proprio lui che segue in difensore nella proposizione dei contributi a corredo dell'arringa. Sono presenti i tre pm titolari dell'inchiesta, si aggiunge poco dopo l'ex procuratore capo Francesco Verusio.

"Ci sentirete”, si limita a dire l'avvocato Donato Laino, senza anticipare nulla dei contenuti dell'arringa, reclamando comunque una sentenza ispirata a criteri di giustizia. La programmazione delle udienze conclusive prevede che per il 5 e il 6 gennaio prendano la parola i due difensori del comandante. Il 9 sarà la volta delle repliche. Poi la sentenza.

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Ore 18.40 "Ambrosio ha sulle spalline gradi di incapacità". Laino apre una lunga parentesi su Ciro Ambrosio, dopo l'urto. "Ambrosio non capisce le manovre di Schettino, pensa che la nave vada sull'isola. Pensava che l'ostacolo fossero gli scogli non il basso fondale. Eppure Ambrosio era davanti al radar e vedeva. La sua è un'interferenza gravissima". Secondo Laino, l'accostata era già iniziata, e da ben quattro minuti. E nessuno disse niente a Schettino: "Se ne stavano tutti lì come mamozi" (è un'espressione di Totò, per dire fermi, muti). Se Ambrosio ha sulle spalline dei gradi, questi sono "gradi di incapacità. Io non so se Schettino è responsabile. So che ha delle responsabilità, ma ne ha una quota. Ma è quota, non è tutta la torta, le fette sono tante". Il difensore si ferma, il presidente aggiorna il proseguimento all'indomani.

Ore 17.40 “Con tre compartimenti galleggia”. Non c'era solo Schettino a bordo a sapere che la nave poteva galleggiare con tre compartimenti allagati. Lo sapevano anche Bosio e Pellegrini. Era un'informazione che faceva parte della cultura degli ufficiali a bordo, argomenta il difensore. Da inquadrare comunque nella concitazione di quei momenti. “Perché il capo tecnico Pillon dice che il generatore di emergenza è allagato: ma come poteva essere se il quadro è al ponte 11, lassù in alto? - chiede e si chiede Laino - Allora dovremmo fare anche dileggio del povero Pillon. C'era una grande confusione, nemmeno Schettino si mette a fare questioni. E l'ammiraglio Francesco Carpinteri, il perito, che io definisco un notaio e che pure era severo, cerca di capire il contesto. La Procura invece interpreta tutti quei comportamenti come un criminale ritardo, come attività criminale”. Bastava dire “la nave è persa” ma nessuno dette questa informazione se non prima di un certo momento, quando “il flusso ha fatto l'andata e il ritorno” e il comandante ha preso cognizione che non c'è altro da fare: prima abbandonare la nave era soltanto un rischio. "Aveva solo un colpo e non poteva sbagliare". Solo alle 22.33 Schettino ci arriva e dà avvio al ruolo di appello.

Ore 16.30 "Patteggiamenti risibili". “Sono stati concessi patteggiamenti risibili, rispetto alla richiesta di 26 anni e tre mesi e rispetto alla richiesta di archiviazione di Bosio. Noi vediamo un disegno, un isolamento di Schettino, messo da solo di fronte a questa immane tragedia, che per noi rimane un incidente. Un incidente di organizzazione, di sistema”. L'avvocato Laino insiste sul fatto che sì “il comandante è sempre responsabile, ma come il sindaco di una città. Lui dà le deleghe”. Così rimette in gioco la posizione del K2, Bosio appunto, che “ha una posizione di garanzia”, perché il K2 ha grandi responsabilità e invece avrebbe solo creato confusione. Il presidente dispone una breve pausa.

Bosio: "Fui io a schiacciare il bottone dell'emergenza generale"

Ore 16 “Mai detto che volevamo svuotare il mare”. “Anche un bicchiere in più, anche una goccia, ha contribuito allo sbandamento della nave. Se avessi potuto eliminare l'acqua, avrei avuto una situazione diversa. Chi ha mai detto che con quella pompa volevamo svuotare il mare? Ma quando mai! Volevamo dire però che poteva essere aspirata l'acqua dei compartimenti attigui”. E anche questo avrebbe potuto contribuire, secondo Laino, a mitigare gli effetti della tragedia. Si parla in particolare di quella pompa di emergenza che non era entrata in funzione per rimuovere acqua da quel compartimento 7 (“non bucato dallo scoglio”) in cui l'acqua filtrava dall'alto di una porta. Il difensore cita il perito Mario Maestro che all'incidente probatorio aveva ammesso che qualcosa la pompa avrebbe potuto fare.

Ore 15.20 “Quei 19 metri avrebbero fatto la differenza”. C'è un passaggio delle parole di Cavo Dragone che piace particolarmente a Laino: è quando il capo dei periti disse “non so se avrei potuto fare meglio” in quella manovra. L'ammiraglio aveva fatto presente la necessità di valutare i tempi, di considerare la sensibilità di chi era al timone in quel momento, in quella situazione. E Schettino aveva spiegato, quando si era fatto interrogare, perché aveva cadenzato gli ordini in modo progressivo. Al teatro vengono proiettate le ricostruzioni pre-impatto effettuate mediante il Vdr. Con gli ordini rispettati, la Concordia sarebbe passata a 19 metri di distanza e “il danno non sarebbe stato equivalente”, se proprio non si vuol dire che l'impatto sarebbe stato evitato.

Ore 15.00 “Schettino non è un pazzo che schiva scogli”. Dopo la pausa, Laino riprende il discorso ancora delle parole di Cavo Dragone ancora nell'incidente probatorio. Ricorda che questi aveva definito la manovra di Schettino (a baionetta: dritta, centro, sinistra) come una “manovra istintiva”, una “manovra giusta”, come l'unica manovra possibile che andava fatta a vista. Il capo dei periti non ha dubbi sul fatto che Schettino “prende coscienza di quanto stava avvenendo”. E il difensore aggiunge che “Schettino non è un pazzo che va girando per i mari italiani cercando scogli e cercando di evitarli. E' un professionista che sta risolvendo un problema. Ed è l'unico che se ne accorge”. Anche Cavo Dragone dice che quella “è la manovra che avrei fatto anche io”. Poi, però, fa notare Laino, “c'è l'interferenza dell'errore del marinaio che ha vanificato l'unica manovra possibile”.

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Ore 13.40 "Da Ambrosio affermazioni  gravissime". Il difensore del comandante chiama in causa anche Ciro Ambrosio e le parole intercettate nella caserma dei carabinieri, quando l'ufficiale aveva detto che la nave che aveva la prua sguardata e che Schettino avrebbe avuto un'allucinazione. "E il pm cosa fa di fronte a queste gravissime affermazioni di Ambosio? Niente". Secondo Laino, la Procura avrebbe dovuto fare approfondimenti perché è in quel momento che accade l'evento decisivo per l'impatto sugli scogli. Il presidente Puliatti sospende per la pausa pranzo.

Ore 13.10 “Informazioni che salvano la vita”. Laino ricorda che l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, all'udienza dell'incidente probatorio (all'epoca Schettino era difeso dall'avvocato Bruno Leporatti, cui più volte Laino tributa il merito per le capacità dimostrate), disse che quella notte ci furono varie omissioni da parte di più soggetti, in ordine a quelli che il capo degli esperti nominati dal gip individuò come “doveri prettamente ontologici”. In altre parole, aggiunge il difensore, disse “chiunque sappia qualcosa, faccia qualcosa”. E non tutti dissero, non tutti fecero. “Ma Francesco Di Lena – argomenta Laino – che vede l'acqua agli oblò, come fosse in un acquario, non viene in plancia a gridarlo? Queste sono informazioni che salvano la vita”.

Ore 12.50 All'attacco di Domnica. Dalla Procura, Laino invoca “prove, fatti, non interviste prese dalla tv” per giustificare i 26 anni di condanna richiesti. Perché i pm prima dicono che è sufficiente il Vdr e poi cercano conforto nelle testimonianze, interpretandone le parole: "La Procura è in contraddizione con se stessa". E poi ne ha per Domnica Cemortan (mai indicata espressamente, solo citata come “la signorina”): ripercorre le parole dette in aula dalla ballerina, le mette a confronto con le interviste rilasciate da lei stessa fuori, ricorda che è stata denunciata per diffamazione e per falsa testimonianza e si chiede come sia possibile crederle anche quando fa certe affermazioni sulla Procura (come quelle recenti a proposito delle presunte anticipazioni della colpa del comandante). Specialmente quando si viene a dire che “Schettino ha fatto rallentare la nave perché la sua ospite doveva gustare il dessert: cioè Schettino come un farfallone che tiene a disposizione la nave. Ma stiamo scherzando? Schettino ha spiegato: doveva prendere tre piccioni con una fava”. Il difensore respinge la raffigurazione di Schettino come "il Corsaro nero alla conquista del Giglio", come un pirata ottocentesco. E invita i giudici a tenere in considerazione "non il contorno" ma il "piatto forte" della vicenda.

Ore 12.30 “Il Dge ha avuto un nesso con la vicenda”. Il comandante non aveva alcuna intenzione di tenere nascosta la rotta della nave, secondo Laino. Anche perché tutti, Costa Crociere compresa, ha la possibilità di tenere sotto controllo gli spostamenti di tutte le proprie navi attraverso il sistema Ais. Addirittura, la compagnia raccomandava di tenere pulite le webcam dal salmastro perché on line tutto fosse perfettamente visibile. Impossibile poi per la difesa sostenere che il Dge (diesel generatore di emergenza) non abbia avuto un nesso con la vicenda: se il dispositivo di emergenza avesse funzionato, “avrebbe fatto calare in mare altre persone”, cioè quelle che avrebbero potuto prendere posto sulle scialuppe 6, 12 e 16 rimaste invece bloccate sul fianco sinistro perché il generatore non aveva alimentato i sistemi di rilascio.

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Ore 11.50 “La nave è la scialuppa più sicura”. Alla ripresa dopo la pausa, l'avvocato Laino si concentra sul Napa, sul supporto computerizzato destinato al calcolo della galleggiabilità. Un supporto non inutile, secondo il difensore, anche per le decisioni da prendere in merito alla valutazione dello sbandamento. Schettino ha fatto dei calcoli con il Napa della gemella Serena e, immettendo i dati di allagamento (Pem, Dg di prua e di poppa), ha ricavato che la risposta sarebbe stata “severity green”, la nave poteva galleggiare, la linea di galleggiamento sarebbe stata 20 centimetri più sotto. “Schettino è figlio di questa cultura, non è un criminale, uno che dice solo 'va buo', che si gratta la pancia e telefona a Ferrarini: è uno che studia”. Perché se la nave galleggia, la nave è la migliore scialuppa di salvataggio. E questa è la cultura marinara che Schettino applica con 4.000 persone a bordo. Attende a dare il segnale di emergenza perché la nave è la scialuppa più sicura. "Solo quando ha sentito che la nave stava morendo sotto i suoi piedi ha preso le sue decisioni". Critiche alle affermazioni del direttore di macchina Francesco Anziani, "preso come fonte dalla Procura ma che non sapeva quali erano i compartimenti. Forse è stato preso a esempio solo per la battuta del belin", quando disse che con due compartimenti allagati la nave è da considerarsi persa e resta solo da portare via il belin

Ore 10,45. “Il comandante è stato ghettizzato”. Il difensore spende molte parole per la “riabilitazione” di Schettino “dall'attività di dileggio” secondo lui messa in atto dalla Procura. Usa spesso espressioni in partenopeo verace. E così esamina ora e data di apertura del file audio della telefonata De Falco-Schettino (quella del “vada a bordo c...!” - è il primo file in ordine temporale nella documentazione da lui rinvenuta) per chiedere che fine abbia fatto l'inchiesta della Procura per la fuga di notizie in merito. Per ricordare che da quelle parole pronunciate dall'ufficiale della sala operativa della Capitaneria di Livorno e diffuse e amplificate in tutto il mondo era nato il processo al "comandante codardo" piuttosto che a quello sul naufragio della Concordia. Lamenta che le indagini non siano state fatte a 360 gradi perché le valutazioni di Mario Terenzio Palombo sul comandante erano anche e soprattutto positive ("scrive 'è umile'") e perché altre posizioni sono state lasciate sullo sfondo. Ritiene gravissimo – e lo fa con toni forti e coloriti – che nell'incidente probatorio non sia stato convocato il timoniere Jacob Rusli Bin, iscritto nel registro degli indagati solo il 22 agosto 2012, quando invece la sua posizione è centrale a giudizio di Laino per la dinamica degli eventi. All'incidente probatorio la Procura aveva giudicato inutile il suo apporto, tanto "amm' già imbandit' 'a tavola", già la tavola era apparecchiata, dice in napoletano Laino. Schettino è stato messo “in una posizione di isolamento processuale, è stato ghettizzato processualmente” dalla Procura, mentre altri sono stati “premiati”. Come ad esempio il K2 Roberto Bosio, di cui il difensore analizza - criticandole - le motivazioni della richiesta di archiviazione poi accolte dal gip in merito alla convidisione del messaggio lanciato dal direttore di crociera Francesco Raccomandato ("interpretazioni delle intenzioni"). Polemicamente, osserva che la Procura non ha mai usato le parole "manovra di emergenza" (a proposito di quanto fatto in prossimità dello scoglio delle Scole) come se la sequenza ravvicinata di ordini fosse qualcosa di diverso.

Ore 10.15 “Schettino non dice bugie”. "Schettino è un uomo che mente", ha detto la Procura. E da queste parole l'avvocato Laino inizia la sua arringa, per dimostrare che invece il comandante non è un bugiardo e per scardinare il fondamento della richiesta di custodia cautelare. Viene proiettato un video girato in plancia, con passeggeri in visita sulla Concordia: “Le visite avvenivano durante la navigazione - tiene a precisare Laino – C'è un'interferenza degli ospiti sulla conduzione, fanno anche portare loro la nave”. E il 20 gennaio 2012, l'ufficiale Silvia Coronica sentita a sommarie informazioni (poi acquisite al procedimento, visto che l'ufficiale che aveva patteggiato la pena si era avvalsa della facoltà di non testimoniare in aula) dice che Schettino “sopportava male le visite guidate”. Osserva Laino: “Era già agli atti! Perché la Procura non ha portato questo elemento?”. Schettino, secondo Coronica, oltre a essere bravo in manovra (“ma pretendeva il silenzio”) era anche pignolo.

 

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