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Nozze gay, il caso in tribunale: «Niente paillettes, la nostra è normalità»
Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci per la prima volta davanti ai giudici per la trascrizione del loro matrimonio
GROSSETO. Cappotto blu. Impeccabile. Scarpa intonata al pantalone. Lucida. Nessun lustrino, nessuna piuma di struzzo che esce dal colletto della camicia inamidata e stirata a dovere. Si sono presentati così in tribunale a Grosseto Giuseppe Chigiotti e Stefano Bucci, marito e marito per la legge di New York, che hanno chiesto la trascrizione, prima imposta e poi annullata, all’anagrafe. Alla seconda udienza del processo bis per il riconoscimento del loro matrimonio c’erano loro, con gli avvocati Claudio Boccini e Fabiana Di Vincenzo e il viceprefetto, in rappresentanza dello Stato. Processo bis, perché la sentenza di primo grado emessa dai giudici grossetani è stata impugnata dalla Procura e poi annullata dalla Corte d’Appello. E in tribunale, si sono presentati anche loro per far vedere chi sono questi due uomini che stanno portando avanti una battaglia per il riconoscimento dei loro diritti.
«Una cosa è chiara - dice Giuseppe Chigiotti - sembra che l’unico mondo omosessuale che in qualche modo viene accettato in Italia è quello della paillettes e delle piume di struzzo. In troppi ancora non hanno idea della nostra normalità, dell’essere una coppia come tutte le altre». Eppure, nel corridoio davanti all’aula dove si è svolta l’udienza, nessuno si è preoccupato che Giuseppe e Stefano fossero marito e marito.
Ora la palla passa ai giudici del tribunale che dovranno decidere se dare ragione ai due sposi, così come aveva fatto il precedente collegio o se invece quella trascrizione non potrà essere fatta. Vincenzo Pedone (presidente), Anna Multari e Giuliana Fioravanti si sono riservati.
Con le loro giacche disegnate, tagliate e cucite a mano dal sarto napoletano Panico, lo stesso che veste Massimo D’Alema, Giuseppe e Stefano hanno voluto sentire con le loro orecchie quello che l’Avvocatura dello Stato aveva da dire contro il riconoscimento del loro matrimonio. Dei loro diritti. Un’opposizione, quella dell’Avvocatura dello Stato che arriva in tribunale a Grosseto proprio quando in Senato si discute la modifica dell’articolo 29 della Costituzione che recita: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare». Da nessuna parte è scritto, quindi, che i coniugi debbano essere di sesso diverso.
«A noi non interessa l’etichetta “matrimonio” - aggiungono Chigiotti e Bucci - interessa soltanto che i nostri diritti vengano riconosciuti, così come quelli di ogni altra coppia sposata». La strada verso la trascrizione in Italia del matrimonio di Giuseppe e Stefano, fino ad ora è stata tutta in salita. Nonostante l’amore che li lega, e una storia ormai trentennale e collaudata, sia sotto gli occhi di tutti. «Il presidente della Camera per la prima volta durante il Giorno della Memoria ha ricordato anche gli omosessuali vittime dell’olocausto - dice Chigiotti - e su questa strada dobbiamo andare avanti. Quando ero giovane a Grosseto vedevo gli altri omosessuali che erano diversi da me, che ostentavano il loro genere. Noi siamo solo una coppia di persone che si vuole bene e che ha deciso di condividere la vita. Questo deve esserci riconosciuto».
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