Il Tirreno

Grosseto

Irene Silvestri va di moda

di Emilio Guariglia
Irene Silvestri va di moda

La giovane stilista grossetana protagonista di un “talent” internazionale

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GROSSETO. Il talento di uno sostenuto dal talento di molti. Così _ in tempi difficili per chi in Italia cerca di fare impresa sulla risorsa italiana per eccellenza, la creatività _ con la forza delle proprie idee e la collaborazione di una rete di “mutuo soccorso creativo”, una giovane stilista grossetana valica i confini della periferia e diventa protagonista di un esperimento imprenditoriale di livello internazionale.

Irene Silvestri, 29 anni, tra 2014 e 2015 ha cominciato la sua avventura nel progetto Tx3. Un’avventura, come impone il futuro, molto concreta e al tempo stesso molto on line. Tx3 è infatti in Italia il primo incubatore virtuale legato alla moda. Virtuale, ma ben radicato in uno spazio fisico, la Fornace di Asolo, Treviso, cuore di quel Nordest che dopo aver pagato un conto salatissimo alla crisi già è in pista per risorgere con gli unici strumenti utili allo scopo: innovazione e lavoro di squadra fra pubblico e privato.

La Fornace, preziosa e ben restaurata testimonianza di archeologia industriale, di questo percorso è un’ottima sintesi: voluta e finanziata da un vastissimo pool di soggetti istituzionali e privati, offre opportunità e sostegno ai progetti d’impresa che abbiano requisiti innovativi e operino, preferibilmente, nel settore del design e della comunicazione. Qui hanno preso casa, aggiudicandosi uno specifico bando, tre imprenditori milanesi col loro progetto, ad oggi unico in Italia: appunto Tx3, che i suoi ideatori sintetizzano così: «Un incubatore virtuale dedicato ai giovani stilisti per offrire loro visibilità e supporto al fine di promuovere l’eccellenza del Made in Italy nel design e nella manifattura in tutto il mondo. Ogni anno selezioniamo giovani stilisti. Gli stilisti realizzano nel corso dell’anno diverse collezioni, che vengono commercializzate esclusivamente attraverso il nostro e-shop. Tutte le collezioni sono finanziate da noi, ma siete voi a decretare il successo degli stilisti, votandoli e acquistando uno dei capi da loro ideati».

Per il 2015, anno del debutto, i giovani talenti della moda selezionati sono sette, tre uomini e quattro donne. Vengono da tutta Italia, ma anche da Cina e Austria. Lo spazio fisico della Fornace è per loro una base logistica: non sartoria ma luogo di incontro, di confronto, di scambio di informazioni e di idee, condivise in tempo reale con il mondo attraverso il web. Ogni stilista ha infatti a disposizione una pagina blog dedicata all’interno del sito di Tx3, con la quale può interagire con l’esterno e illustrare il proprio progetto creativo.

E qui si apre l’altro aspetto del tutto originale di Tx3: la competizione, la sfida a sette per decretare a fine 2015 i “magnifici due” che resteranno nell’incubatore e vedranno le loro collezioni trasformarsi da esperimento in vere e proprie griffe. Solo i designer più apprezzati dalla community on line potranno rimanere, gli altri dovranno uscire per essere sostituiti.

Irene Silvestri è una dei sette prescelti. Ed è stata selezionata grazie a un’idea molto particolare sulla quale lavora con tenacia, a Grosseto, ormai da anni. Diploma al liceo classico Carducci - Ricasoli, dopo una prima tentazione per l’architettura s’iscrive a Lettere a Roma, corso di Scienze della moda e del costume, laurea triennale in semiotica della moda.

«Studiando – racconta Irene – ho capito che non volevo solo comunicare la moda, ma anche farla. Volevo applicare in concreto alcune intuizioni sulle dinamiche sociali del costume, portarle a dimensione creativa reale». E allora ecco, durante e dopo il percorso universitario, le esperienze alla Central St. Martin School di Londra, all’Accademia di Anversa, a Polimoda di Firenze e per sei mesi da Salvatore Ferragamo, ancora a Firenze.

Un grand tour formativo, ancorato però a un baricentro: Grosseto. Dove Irene, tra uno spostamento e l’altro, con tanta fatica personale e con l’aiuto di tanti amici creativi trasforma il progetto in oggetto: un abito modulare che si può scomporre e ricomporre secondo l’occasione o l’umore di chi lo indossa, ma che può essere anche scambiato, del tutto o in parti, con altri abiti di altre persone.

Questa è la filosofia del marchio “White Mouths”, registrato nel 2012. «Il nome _ spiega Irene _ nasce dall’anagramma fonetico di without seam, ovvero senza cuciture. Un concetto elaborato da Roland Barthes, visione mistica di un abito sconfinato che contiene molti corpi. Da questa riflessione semiotica sono partita per creare qualcosa che avesse a che fare con la mimesi, la quotidianità, l’approccio fisico alla vita della persona. Gli abiti White Mouths rispondono e possono adeguarsi ai mutamenti emozionali o funzionali che ogni persona vive nell’arco della stessa giornata o nel susseguirsi dei giorni».

La modularità è stata applicata con successo in tanti altri ambiti, primo fra tutti l’arredamento. Non però agli abiti. E forse anche in virtù di questa peculiarità il progetto White Mouths si è fatto subito notare. Presentato per la prima volta nel 2013 a Milano, nel 2014 ha incantato Grosseto con una performance danzata alla chiesa dei Bigi. Ora la rampa di decollo forse decisiva: la piattaforma di Tx3.

«La vendita di abbigliamento on line all’estero è sviluppata da tempo e ha già esempi di successo. Sull’Italia invece _ ricorda Irene _ è ancora una scommessa. Ed è bellissimo vedere imprenditori che ci credono e ci investono». Un investimento che però ha le sue regole, compresa quella della selezione. «A questo punto diventa una sorta di contest. Ognuno di noi sette ha un blog personale sulla piattaforma Tx3, da gestire in piena libertà sui contenuti: possiamo relazionarci come vogliamo con i nostri customers / followers. Su questi blog pubblichiamo il nostro work in progress, fotografie, filmati, digressioni filosofiche... Da un punto di vista dell’approccio stilistico e delle idee siamo tutti molto diversi tra noi».

I vincitori verranno decretati da una specie di televoto in rete e determinanti saranno proprio gli “ascolti” sul blog e sui social di ciascuno, incrociati ai risultati di mercato: tra fine febbraio e marzo usciranno le prime collezioni, in vendita on line. Chi più venderà e più sarà apprezzato dalla community passerà il turno, a fine anno il verdetto. Ecco perché Grosseto può dare una grande mano a Irene Silvestri. Seguendola passo passo nell’impresa attraverso il pc o un semplice smartphone, con un “mi piace” su Facebook e magari il passaparola tra gli amici sui capi White Mouths. Consapevoli che in quell’incubatore virtuale di Asolo non cresce solo il sogno di Irene, ma quello di un’intera comunità creativa. Lì cresce un po’ del “genio di Maremma”. E investirci da qui è come investire su se stessi.

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